Cofferati: «Confindustria rompe la coesione sociale»

20/03/2001


Martedì 20 Marzo 2001

IL ”MANIFESTO” DI PARMA

Cofferati attacca: «Confindustria rompe la coesione sociale»
Cisl e Uil: «Discutiamo, ma non sui diritti dei lavoratori»

ROMA — «Bugiardi e senza pudore». Già in contemporanea con la convention di Parma, Sergio Cofferati, così aveva battezzato gli industriali. Poi su la Repubblica è tornato a colpire pesantemente: «Questa Confindustria rompe il patto sociale. Ha un progetto che coincide con quello del Polo, chiede risorse solo per sè, esige comportamenti corrivi dalla politica e vuole azzerare la mediazione a la rappresentanza sindacale». L’obiettivo sarebbe quello di mettere fuori gioco la Cgil. «Ma se questo è il disegno di Antonio D’Amato, sappia che io non starò nè fermo nè zitto». Il leader della Cgil – insolitamente aspro rispetto al tradizionale stile dialettico – accusa gli imprenditori di essere in affanno rispetto alle sfide dell’Europa e della globalizzazione. In sostanza, vorrebbero recuperare competitività scaricando i sacrifici sui lavoratori, mentre il loro handicap dipende dalla mancata innovazione tecnologica.
E, ovviamente, l’attacco a tutto campo non poteva non innescare la replica di Confindustria. «Se non avessimo investito in innovazione – replica Guidalberto Guidi – saremmo fuori completamente dai mercati. Certo i profitti ci sono stati, come è giusto, ma sono stati molto inferiori a quelli dei nostri competitori. Quanto alla flessibilità del mercato del lavoro, questa viene utilizzata in base a contratti firmati con i sindacati e in base alle leggi che esistono, e meno forse, che in altri paesi europei».
Più moderati i toni che usano Cisl e Uil per giudicare la posizione degli industriali: ci sono limiti invalicabili, ma c’è anche la necessità di aprire un dialogo costruttivo. Dice Savino Pezzotta che «la Confindustria pone una questione vera quando sottolinea che il Paese ha bisogno di attrezzarsi per reggere la competitività, ma i temi dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (licenziamenti; n.d.r.) e delle pensioni sono inaffrontabili. Oltre tutto non si può fare una quarta riforma delle pensioni». «Nessuna dichiarazione di guerra preventiva al prossimo governo e agli industriali – precisa Angeletti – ma nessuno può pensare di governare contro il sindacato. Non consideriamo quello di Parma un manifesto antisindacale e consideriamo Confindustria un interlocutore importante quando parla di sviluppo e lotta al sommerso, ma non siamo d’accordo quando chiede la riduzione dei diritti dei lavoratori». Troppo facile, secondo il ministro Salvi, affibiare l’etichetta di "signor no" a Cofferati perchè si oppone al taglio delle pensioni e ai licenziamenti facili. Secondo Antonio Marzano, economista di Forza Italia, «il segretario della Cgil invece di proferire minacce o giudizi in chiave ideologica, dovrebbe proporre soluzioni ai problemi posti dalle categorie professionali».

Cos.