Cofferati: Cgil reagirà a intese separate

12/02/2001



Sabato, 10 Febbraio 2001


    Avvertimento a Confindustria: «Conflitto inevitabile se si faranno accordi senza di noi» – «Patto di Milano, fallimento annunciato»

    Cofferati: Cgil reagirà a intese separate
    Incontro Amato-D’Amato – Letta: c’è piena libertà di negoziare – Guidi: trattiamo con chi ci sta

    Nicoletta Picchio

    ROMA Sergio Cofferati contrattacca. E al presidente della Confindustria, che l’altri ieri ha ipotizzato accordi anche senza la Cgil, risponde che «non starà alla finestra». Mentre il ministro dell’Industria, Enrico Letta, non dà esplicitamente torti o ragioni, ma apre la porta a intese separate: «L’unità sindacale — commenta — non si fa per decreto del Governo. Se esistono volontà di parti sindacali nazionali o territoriali di arrivare ad intese con parti del sistema produttivo, credo siano liberi di farlo». Restano ancora incandescenti i rapporti tra Governo e parti sociali, nonostante i tentativi di smorzare i toni arrivati nei giorni scorsi. Ieri mattina il presidente di Confindustria e il premier, Giuliano Amato, si sono incontrati in occasione della presentazione del rapporto sulla sicurezza ed hanno avuto un breve colloquio. Sta di fatto che proprio ieri al coro delle polemiche si è aggiunta anche quella del presidente della Camera, Luciano Violante nei confronti della Confindustria sugli investimenti esteri in Italia (si veda articolo sotto).
    «Siamo pronti a trattare con tutti, naturalmente siamo altrettanto pronti a trovare soluzioni con chi è disponibile a trovarle, senza imporre le nostre posizioni. Mi sembra un metodo corretto», ha commentato ieri Guidalberto Guidi, consigliere per le relazioni industriali, non escludendo nemmeno accordi seperati nei luoghi di lavoro.
    Difficile, comunque, che l’inasprimento dei rapporti sindacali, avvelenato anche dalle polemiche pre-elettorali, possa sfociare in una ripresa delle trattative sui contratti a termine. Alla sollecitazione di D’Amato ha risposto sì solo la Cisl, mentre la Uil si è sfilata. Cofferati ieri non ha risparmiato attacchi al presidente della Confindustria: «La concertazione si fa in tre, Governo, sindacati e Confindustria. È singolare che D’Amato si contraddica, apprezzando prima le parole di Ciampi e poi ipotizzando accordi anche senza la Cgil», ha detto il leader della confederazione di corso d’Italia. «Siccome la Cgil è anche uno dei soggetti della concertazione, la prima cosa nega la seconda», ha insitito Cofferati, aggiungendo comunque che la concertazione «non va intesa come una pratica senza termine, nè deve esautorare Governo e Parlamento. Si deve fare per risolvere un problema di importanza generale. Se il confronto non arriva a buon fine, ognuno deve prendere le sue responsabilità». E Cofferati avverte D’Amato che «là dove non c’è accordo c’è il conflitto o la rottura, e questo ha conseguenze inevitabili».
    Sul patto di Milano, poi, il leader della Cgil non ha dubbi: «È stato un fallimento annunciato — spiega — perchè si è rivelato per quello che Cgil aveva detto fin dall’inizio, ossia un puro strumento di agitazione politica da parte di chi l’ha promosso e di chi l’ha firmato. I risultati annunciati strumentalmente non ci sono stati. Noi non abbiamo cambiato opinione sul merito, mentre dovrebbero interrogarsi seriamente quelli che l’hanno promosso, accreditandolo di poteri salvifici per la città che non aveva affatto».
    Sulla concertazione ieri è intervenuto anche il presidente dei Giovani industriali, Edoardo Garrone: «La Confindustria — ha osservato — è disponibile a considerare la concertazione a condizione che sia di tipo nuovo, evitando che sia una concertazione di scambi corporativi». «Su temi alti si può concertare — ha aggiunto Garrone — ma se la Cgil non ci sta, proviamo a identificare dei percorsi con altre organizzazioni sindacali resesi disponibili ad aprire tavoli di concertazione per temi strategici per il Paese».
    Garrone, infine, è entrato nel merito del confronto: «Ci sono atteggiamenti sui contratti a tempo determinato — ha concluso — che ostacolano la flessibilità e si rivelano ostili alla creazione di lavoro in ingresso. Su questo bisogna essere chiari».