Cofferati all’attacco:”Uguali Polo e imprese”

05/04/2001

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Cofferati all’attacco:
"Uguali Polo e imprese
Bankitalia un’anomalia"

Il segretario chiude l’assemblea, critiche alla Cisl
la polemica

VITTORIA SIVO


roma – Un finale scandito da applausi, con i duemila delegati in piedi ad acclamare la linea del segretario generale. E’ una Cgil più compatta che mai attorno alla leadership di Sergio Cofferati, ma anche più isolata, quella uscita ieri dai due giorni di assemblea nazionale. In un’ora e mezzo di discorso il leader del maggiore sindacato italiano ha menato fendenti in parecchie direzioni: contro la Cisl guidata da Savino Pezzotta, contro la Confindustria, contro il Centrodestra, non risparmiando critiche anche alla Banca d’Italia e in parte anche al governo di Centrosinistra, reo di «sottovalutazioni e disattenzioni» per non aver condotto in porto leggi importanti. Una durezza che la sinistra Cgil che fa capo a Rifondazione comunista ha particolarmente gradito, tanto da dichiarare attenuato il suo dissenso dal segretario generale.
Contro la pretesa della Banca d’Italia di essere «un santuario intoccabile», Cofferati è tornato alla carica rispetto alle critiche mosse nei giorni scorsi: «C’è un’anomalia tutta italiana. I processi di liberalizzazione danno vantaggi quando vengono rafforzate le funzioni di indirizzo e controllo del Parlamento e delle altre autorità indipendenti. Non è accettabile che questo non valga mai per la Banca d’Italia dove nessuno tiene conto delle sue funzioni per il rinnovamento del sistema creditizio italiano».
Con il valore di un quasicongresso (quello vero doveva tenersi questa primavera, ma è stato rinviato di un anno), l’assemblea ha avallato programmi e strategie di Cofferati, a cominciare dallo scontro frontale con la Confindustria. Le proposte lanciate dagli industriali a Parma il mese scorso sono «della stessa mano» dei programmi del Polo, «esprimono un’idea di società antitetica alla nostra», rivelano una «voglia di conflitto» mal riposta «perché il sistema produttivo italiano è talmente fragile che dal conflitto deriverebbe un danno per tutti». Concetti perfettamente condivisi dal ministro del Lavoro Cesare Salvi, convinto che la conflittualità sociale aumenterà se vince il Centrodestra, vista la somiglianza dei suoi programmi con quelli della Confindustria. A distanza Confindustria si è limitata a replicare con un brano tratta dalla enciclica «Populorum progressio» di Paolo VI del ‘67, laddove dice che «il nuovo nome della pace si chiama sviluppo. Senza adeguato sviluppo e crescita economica non ci sarà pace sociale». E tra gli industriali "stona" Roberto Colaninno, presidente Telecom: «La Cgil è un attore troppo importante per essere lasciata divisa dagli altri».
Sempre più tesi i rapporti con la Cisl, dopo che il leader di quest’ultima, Savino Pezzotta, aveva ieri respinto le avances unitarie della Cgil. Preso atto nel «no», Cofferati ha detto ieri che non lo preoccupano le differenze, ma l’eventuale radicalizzazione: «sarebbe davvero inquietante». Altra pesante stoccata alla Cisl in un passaggio del discorso di Cofferati: « Non siamo sorpresi del manifesto degli industriali sulla competitività, siamo stupiti del silenzio di molti». Immediata risposta di Pezzotta: la Cisl non ha taciuto, tuttaltro, ma ha lanciato con chiarezza una sfida agli industriali, senza sottrarsi al dialogo; «non vogliamo giocare in difesa, come fa la Cgil»; quanto all’unità, essa «diventa difficile quando invece di rispondere sulle questioni da noi poste ci si rifugia dietro l’orgoglio di bandiera».