Cofferati al futuro premier: dialoghiamo, il modello è Aznar

06/06/2001

Corriere della Sera





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LA NUOVA STRATEGIA CGIL

Cofferati al futuro premier: dialoghiamo, il modello è Aznar

      ROMA – La Cgil non farà opposizione pregiudiziale al governo di centrodestra, ma con Silvio Berlusconi «vuole negoziare per arrivare a delle soluzioni». La novità era nell’aria e ieri il leader della maggiore confederazione italiana, Sergio Cofferati, l’ha di fatto ufficializzata parlando a Firenze davanti a 1.200 quadri e delegati toscani. Confermando così il colloquio che aveva avuto con Il Sole 24 Ore , testo che il quotidiano confindustriale aveva titolato: «Cofferati a Berlusconi: è Aznar l’esempio giusto». Cosa stia accadendo è abbastanza chiaro. Cofferati non ha nessuna voglia di finire nell’angolo. Con un governo di centrosinistra una Cgil che dice «no» comunque resta al centro del ring, ma con un esecutivo di centrodestra un analogo e pregiudiziale atteggiamento favorisce solo gli avversari. E magari finisce per dare un aiuto alla creazione di una sorta di Santa Alleanza tra governo, Confindustria e Cisl. Per scongiurare tutto ciò, Cofferati ha deciso di sparigliare e di aprire un dialogo diretto con il prossimo capo del governo. Il leader della Cgil sa che Berlusconi è «affamato» di legittimazione e sa che un’intesa con tutti i sindacati rientra tra gli avvenimenti da lui maggiormente auspicati. Si tratta di replicare il cosiddetto modello spagnolo, ovvero l’esperienza del governo di centrodestra guidato da José Maria Aznar, che è stato capace di chiudere importanti intese con la socialista Ugt di Candido Mendez (800 mila iscritti) e le Comisiones Obreras di ispirazione comunista dirette dal medico traumatologo José Maria Fidalgo (800 mila iscritti).
      Il primo segnale che Cofferati aveva scelto la strada iberica era venuto dall’assemblea della Confindustria, disertata dal leader sindacale. Nei ragionamenti che la Cgil va facendo l’avversario numero uno è Antonio D’Amato con la sua pretesa di condizionare l’azione del governo fino a spingerlo ad adottare «provvedimenti impopolari». Di conseguenza, Cofferati a Berlusconi prospetta un bivio: o il collateralismo con la Confindustria (e il conseguente conflitto) o l’avvio di un negoziato pragmatico. I primi risultati della mossa fiorentina sembrano dare ragione a Cofferati e al modello iberico. Il ministro in pectore delle Attività Produttive, Antonio Marzano, ha entusiasticamente commentato che «terremo le porte aperte per i sindacati» e persino l’economista di Forza Italia Renato Brunetta – tra i più severi critici della Cgil – ha dichiarato che «quando Cofferati cita Aznar andiamo a nozze perché il dialogo sociale è nella costituzione materiale del nostro Paese». In campo sindacale il numero uno della Cisl, Savino Pezzotta, ha parlato di «novità interessante», mentre il segretario generale della Uil Luigi Angeletti ha annunciato – sorridendo – che organizzerà un viaggio a Madrid per «studiare la concertazione in salsa spagnola».
      Ma quante possibilità ci sono che il negoziato stile Aznar vada veramente avanti? Il primo ostacolo da rimuovere riguarda il recepimento della direttiva sui contratti a termine, che divide i sindacati. La Cgil chiede di inserire nel testo «una clausola di rinvio alla contrattazione per definire le causali» ed è disposta, comunque, a firmare un’intesa separata con la Confcommercio. Cisl, Uil e ovviamente la Confindustria la pensano diversamente. Il governo che farà? La partita, come si vede, è appena incominciata. Il clou sarà rappresentato dalla preparazione del Dpef, il Documento di programmazione economica e finanziaria che dovrà essere completato entro il 30 giugno. La Cgil ha già avanzato delle prime richieste, come quella di alzare il tasso di inflazione programmata (oggi all’1,2%) e di non fissare – come richiesto da Confindustria – i risparmi da conseguire nella verifica previdenziale.
Dario Di Vico


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