Cofferati al contrattacco “In tribunale i calunniatori”

01/07/2002


 
SABATO, 29 GIUGNO 2002
 
Pagina 3 – Interni
 
IL PERSONAGGIO
 
La Cgil annuncia un esposto-denuncia: contro di noi una campagna che dura da tempo
 
Cofferati al contrattacco "In tribunale i calunniatori"
 
 
 
i dubbi Troppi dubbi su quelle missive. E oggi se ne fa un uso politico per ragioni insultanti
la scorta Non è accettabile che la verità oggi venga derubricata: gliela tolsero, è gravissimo
 
GOFFREDO DE MARCHIS

ROMA – Vergogna, falsità, calunnie. Nella sala delle conferenze stampa della Cgil Sergio Cofferati si difende ma soprattutto contrattacca accusando il governo, sottolineando l´altro elemento che emerge dalle lettere di Marco Biagi pubblicate da Repubblica: quella richiesta di aiuto, ripetuta in tutti i modi dal professore ucciso dalla Brigate rosse. «Non è accettabile che la verità sulla scorta venga oggi derubricata se non addirittura dimenticata. A una persona spaventata si nega la protezione e addirittura gliela si toglie. È un fatto gravissimo che non può essere omesso». Il sindacato sta preparando un esposto-denuncia sui lati oscuri di questa vicenda. Ma ci sono anche i fatti alla luce del sole: «I commenti vergognosi del governo, le falsità e le calunnie pronunciate in questi mesi da esponenti dell´esecutivo e da alcuni commentatori perseguendo un chiaro disegno politico contro la Cgil – dice il segretario – . Da tempo si cerca di costruire uno schema nel quale alla nostra organizzazione vengono attribuite responsabilità che tramutano il conflitto sociale in altro. L´intento è chiaro: impedire la dialettica».
Accanto a Cofferati, il successore in pectore Guglielmo Epifani. Un modo per ribadire la continuità. «In democrazia resta fisiologico l´uso del conflitto quando è motivato e responsabile», dice Epifani. Il segretario della Cgil è teso ma determinatissimo, per niente sulla difensiva. Ricostruisce le incongruenze delle lettere, soprattutto nelle parti che lo riguardano. «La lettera a Casini e quella a Parisi vengono molto prima della fase di scontro sul libro bianco di Maroni e dell´articolo 18. E non ci sono atti pubblici o polemiche politiche che possano autorizzare l´immagine di una mia minaccia nei suoi confronti. È inquietante che tutto ciò sia accaduto con larghissimo anticipo rispetto ai temi che poi sono diventati oggetto del confronto». In quale forma, attraverso quali colloqui il professore bolognese, già nell´estate del 2001, si era fatto l´idea di una «minaccia» portata dal leader Cgil? La denuncia del sindacato è stata affidata a un pool di giuristi guidati da Guido Calvi. Ci sono tanti perché nelle parole di Cofferati, che finiranno dritti dritti nell´esposto: «Perché solo alcune delle lettere pubblicate sono in possesso della Procura, perché sembrano essere state alterate e da chi. C´è una difformità grave tra quello che risulta ai magistrati e quello che viene pubblicato sui giornali». Cofferati chiede che si faccia luce, chiede «la verità». Quale «fonte autorevole», tanti mesi prima del vero scontro sociale, ha fatto sapere a Biagi che proprio il segretario della Cgil lo minacciava? E perché alcune di quelle lettere non sono state consegnate subito alla procura? Oggi di quei messaggi si fa «un uso politico e strumentale per ragioni politiche insultanti. È facile vedere il filo che lega le ultime dichiarazioni dei ministri e queste lettere».
Il discorso di Cofferati nella sala strapiena di Corso d´Italia si muove su due binari: la difesa da un´accusa che non ha aspettato le lettere di Biagi per essere costruita e l´offensiva contro il governo incapace di difendere un suo consulente. «Ci sono molti interrogativi che hanno bisogno di una risposta precisa. Berlusconi e i suoi ministri hanno accreditato un´idea della Cgil inaccettabile, un´idea che crea problemi enormi e che contrasteremo sempre», dice il segretario. Ci sono le incongruenze temporali, le versioni doppie delle e mail, il mistero sulla fuga di notizie, una Procura che ha materiale diverso da quello pubblicato. Il contatto diretto tra Cofferati e Biagi è stato sfiorato solo una volta, ricorda il segretario della Cgil. «Quando si firmò il patto per l´anno giubilare a Roma preparato anche da Biagi. Una vertenza conclusa positivamente». Come nasce poi quel timore di Biagi rispetto al leader del sindacato prima del libro bianco, dell´articolo 18, quando il governo Berlusconi era appena nato, nel luglio del 2001? Ma il Cinese chiede anche ai partiti del centrosinistra di far tornare il governo in Parlamento per rispondere sulle scorte, di dare battaglia su quella clamorosa dimenticanza nei commenti di queste ore. Il contenuto di quelle lettere che più salta all´occhio è altro: la sensazione di abbandono, il grido d´aiuto di Marco Biagi. «Devono rendere conto di quello che è successo sulla scorta», dice Cofferati. Un atto d´accusa contro i ministri, il presidente del Consiglio. Si chiude lì dove si è cominciato, su quella che sarà la base della denuncia alla magistratura. «Abbiamo ricevuto la solidarietà di tanti sinceri democratici. La Cgil – ricorda Cofferati – è uno dei bersagli del terrorismo. È una verità elementare».