Cofferati agita l’Ulivo

03/06/2002





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Cofferati agita l’Ulivo


COSIMO ROSSI


«Tra un’ora i sindacati si rompono. E questo si ripercuoterà eccome sull’Ulivo e sulle opposizioni. Il centrosinistra nuovo si costruisce sulla base di tensioni e conflitti, non sui patteggiamenti. Altrimenti non sarà». Tra i fedelissimi di Sergio Cofferati in casa Ds non ci vuol molto ad essere profeti in patria quando ancora è in corso l’incontro governo-sindacati. Il copione della rottura era già scritto di proprio pugno da Silvio Berlusconi, e sarà avallato da Cisl e Uil (con annessa divisione). Eppure il grosso degli stati maggiori ulivisti è più affaccendato a cimentarsi sui nuovi organigrammi di coalizione che sul precipitare di una rottura le cui conseguenze si faranno sentire sulle opposizioni: l’attenzione è infatti catalizzata dalla re-investitura di Romano Prodi, in ticket con Cofferati, ad opera di Massimo D’Alema. Non che non ci sia il nesso. Anzi. Che proprio il presidente ds scaraventi in campo Prodi nel giorno della rottura annunciata, corrisponde sicuramente al tentativo di salvare la tenuta di una coalizione sempre più sgangherata alla prova dello scontro sociale. Non serve gran pazienza per verificare. Pochi minuti e arriva il compiacimento per la marcia indietro di Berlusconi con cui Enrico Letta (Margherita) tiene bordone alla Cisl. Ancora un po’ e si aggiunge il rammarico di Tiziano Treu (Margherita
again) per la rottura tra i sindacati. Infine sono i Ds che, per bocca del segretario Piero Fassino, muovono diritti contro la «volontà di dividere» del cavaliere attestandosi così, pur nell’auspicio dell’unità sindacale, a ruota della posizione di Cofferati.

Perché la vera pietra dello scandalo è sempre lui, Sergio Cofferati: novello Cincinnato in procinto di lasciare la guida della Cgil per tornarsene nel suo ufficio alla Pirelli; l’uomo sul quale sempre più si ripongono le speranze del popolo di sinistra perché non ha paura di tirare diritto per la propria strada anche da solo.

Cofferati mobilita, Cofferati si scontra e unisce. Ma cosa sarà di lui tra poche settimane? Per Fassino è un assillo, per D’Alema anche, per il «correntone» non se ne parla. Quasi non c’è tra i Ds chi non sia stato nel suo ufficio per un paio d’ore a supplicarlo di non ritirarsi alla Pirelli. Ma anche alla periferia della Quercia è ormai assodata la volontà di affidare al futuro ex leader della Cgil e a Prodi le sorti del centrosinistra che verrà. Nella leadership di Rutelli non credono più neppure i suoi, che ormai aspettano solo il professore bolognese. Per un Dc doc come Clemente Mastella il rimpatrio di Prodi non sarà mai troppo anticipato. Sul ticket Prodi-Cofferati il Pdci firmerebbe anche in bianco. Mentre è il verde Alfonso Pecoraro Scanio che mette le mani avanti rispetto a discorsi troppo avventati. Così come una parte della minoranza Ds.

Già, perché poi a Francesco Rutelli basta una battuta per dire che dopo l’intervista di D’Alema è finita la stagione delle «strategia diverse» e «ora abbiamo obiettivi comuni». Quell’obiettivo sarebbe un Ulivo con una voce unica in parlamento (D’Alema?), con un coordinamento guidato da un primus inter pares (Rutelli?), che dialoghi con il Prc come soggetto unico. Un revival del ’96, insomma, ma al quale Fausto Bertinotti non può che rispondere picche. Peraltro senza neppure essere il solo a dubitare. Perché le ambiguità di allora sono state poi alla base della crisi. «Politicamente lo ritengo sbagliato – dice perciò il ds Pietro Folena – Il problema è ripensare su basi del tutto nuovo il centrosinistra. L’Ulivo che c’è si trova su un binario morto». E certo non si può credere che risorga dalle ceneri di un coordinamento i cui esponenti, i leader di partito, hanno ampiamente disertato Montecitorio quando si votava il rilievo delle impronte digitali agli immigrati.

Anche per questo Cofferati non nutre fiducia nel fatto che la Quercia, che lo invoca, abbia davvero i mezzi per contrapporsi a questo governo. E si preoccupa piuttosto che la Cgil regga l’offensiva del centrodestra e la rottura con la Cisl. Dalla Pierelli e senza avventurarsi in scorciatoie. Perché, rileva chi gli è vicino, «è possibile che non si capisca che Cofferati alla Pirelli è una scelta politica, non personale?».