Cofferati acclamato dalla folla “Pietà, ma senza alterare i fatti”

26/04/2002


 
Pagina 3 – Interni
 
IL PERSONAGGIO
 
Il leader della Cgil contesta i "revisionismi a sostegno di progetti politici". Poi a cena con Fassino
 
Cofferati acclamato dalla folla "Pietà, ma senza alterare i fatti"
 
 
 
Richieste di autografi e un appello: "Non tornare alla Pirelli, abbiamo bisogno di te"
 
ENRICO BONERANDI

MILANO – Tessere sindacali, volantini ripiegati in quattro, lembi di giornale, persino cappellini da baseball: lui non dice mai di no. Firma autografi a ripetizione su qualsiasi cosa gli venga offerta dalla folla adorante che lo acclama, lo invoca, lo prega di «resistere», gli manda i bambini per una carezza. Persino Armando Cossutta, al suo fianco, è costretto a passargli bigliettini, ma non se ne lagna: «Dopo la crisi della sinistra, giustamente la gente vede in lui il personaggio che può rilanciare la battaglia».
E piazza Duomo ribolle quando prende la parola il segretario della Cgil. Sergio Cofferati tocca tutti i temi di questo 25 aprile dal sapore forte di riscossa. Attacca i revisionismi storici («la pietà per tutti i morti di quella guerra non deve alterare e stravolgere le responsabilità politiche e morali»), mette in guardia contro la rinascita del terrorismo, parla dell´immigrazione che porta «culture diverse che sono parte di noi», definisce Le Pen e Haider «portatori di idee e ipotesi politiche da battere e sconfiggere, un pericolo per l´Europa e anche per noi». Di sfuggita, senza menzionare Berlusconi, invoca la necessità del pluralismo nell´informazione, e la gente si spella le mani. Passa poi al Medio-Oriente, con l´auspicio di un libero stato palestinese e di sicurezza per gli israeliani. Difende il ruolo del sindacato, «tessuto connettivo della società», i diritti dei più deboli, i valori della Resistenza da consegnare ai giovani per un futuro di pace e democrazia. «Grande Sergio», commenta la medaglia d´oro Giovanni Pesce.
Al corteo, tutti volevano stare al fianco di Cofferati superstar, anche per pochi secondi. «È come andare in giro con la Madonna», ridacchiano quelli della Cgil. A Porta Venezia è arrivato Piero Fassino: abbraccio affettuoso, ma la folla continuava a scandire Cof-fe-ra-ti. Battuta del segretario ds al segretario della Camera del lavoro milanese, Antonio Panzeri: «Chissà quante donne gli gireranno intorno…». Poi, rivolto ai cronisti che lo punzecchiavano sul successo personale del leader della Cgil: «È una delle principali personalità del centrosinistra italiano, capo del più forte sindacato. Svolge una funzione essenziale, è una risorsa della democrazia». Meno male che i Ds hanno prontamente organizzato un cordone che a perdifiato urlava Fas-si-no.
Cofferati sorride: «Bella manifestazione, proprio bella, un grande spirito». Un gruppo di operai della Pirelli, l´azienda dalla quale Cofferati è «distaccato» da 25 anni e dove vuole tornare a fine mandato, gli grida: «Non rientrare in Pirelli, sei la nostra speranza». Il fatto è che al suo posto in fabbrica, Cofferati non vuol proprio rinunciare: dopo il congresso Cgil di giugno, un po´ di ferie e poi, a settembre, come un vero Cincinnato Cofferati vuol tornare a «lavorare». A Milano, come tanti anni fa, ma l´azienda potrebbe giocargli un tiro mancino e spedirlo in qualche sede meno «centrale». Dalla «fabbrica», magari dal suo vecchio incarico di «tempista», Cofferati potrebbe osservare l´evolversi della situazione e nel caso rientrare alla grande nell´agone politico. Ieri solo poche parole ad adombrare in qualche modo il progetto: «Cosa succederà dopo? Per il dopo c´è tempo. Ci sono fermenti interessanti nella società, materia su cui lavorare». Due anziane signore «bucano» il servizio d´ordine, gli afferrano la mano e lo avvertono: «Guarda che ti aspettiamo come segretario del partito e abbiamo una certa età».
Stare in corteo accanto a Cofferati è un privilegio, ma non per tutti. Ci prova per esempio Vittorio Agnoletto, ma dopo pochi secondi viene allontanato dall´implacabile servizio d´ordine. «Gli ho parlato solo di una nostra iniziativa a maggio, se voleva collaborare», spiega l´ex-portavoce del Genoa Social Forum. Grandi abbracci, invece, con Olga D´Antona, che prenderà la parola sul palco subito prima di Cofferati, con Giuliano Giuliani, il padre del ragazzo ucciso al G8 di Genova, e con il leader di Emergency, Gino Strada. Una pasionaria con occhiali azzurri e cappellino segue il leader della Cgil per tutto il corteo, gridandogli frasi quasi d´amore: «Guai se ci lasci, sei l´unico». Pare non manchi a nessuna manifestazione cui partecipi il segretario. Un´altra gli ricorda: «Bisogna partire dalla scuola. Si inizia da lì», come se fosse già capo di un futuro governo della sinistra. E pure un´ala di manifestanti no-global lo applaude facendo rullare i tamburi, mentre non risparmia gli insulti a Fassino. Che parla con i giornalisti. Su Milano: «È una città stagnante sul piano politico e culturale e il centrodestra dà segni evidenti di crisi. Milano deve tornare al suo ruolo primario». E sui pericoli per la democrazia: «Abbiamo visto in Europa come possono tornare le parole d´ordine antisemite, xenofobe, razziste e di odio. Bisogna battersi per sconfiggerle e riaffermare quei valori che 57 anni fa ci hanno restituito la libertà e la democrazia».
La manifestazione si chiude con la gente che non vuole andarsene, preferisce star lì davanti al palco a godersi la speranza. Cofferati scivola via fino alla Camera del lavoro, dove l´aspetta il saluto dei suoi, per poi partecipare in serata a una manifestazione-spettacolo all´ex-Paolo Pini, dove dal palcoscenico gli chiedono di leggere e «adottare» un articolo della Costituzione. Ovviamente l´articolo 1: «L´Italia è una repubblica fondata sul lavoro». I Ds sono riuniti a cena con Fassino e Cofferati. «È sempre importante stare insieme – dice il segretario della Cgil – sia nel partito sia nel sindacato». Un momenti di disgelo a sinistra «perché queste manifestazioni uniscono le persone».