Cofferati a D´Alema:

03/06/2002







(Del 2/6/2002 Sezione: Economia Pag. 6)
IL SEGRETARIO GENERALE DELLA CGIL SPIEGA IL SUO «NO» AL GOVERNO E RIBATTE ALLE CRITICHE
Cofferati a D´Alema:
non mi lascio cooptare Il «Cinese» respinge l´ultimo invito di Berlusconi a riaprire il dialogo e accusa: «Punta a costruire un sindacato di maggioranza» «Cisl e Uil mi devono spiegare perché trattano, cos´è cambiato?»

SARÀ pure come dicono alcuni: che rischio di diventare noioso. Ma non posso che ripetermi: non siamo disponibili a negoziare la modifica dell´articolo 18. Quindi, non ci sarà nessun patto sociale che porti la firma della Cgil e che abbia al suo interno modifiche all´articolo 18». Sono le cinque del pomeriggio e piazza Santa Maria Liberatrice, cuore del popolare quartiere Testaccio, è battuta da un sole africano. Sergio Cofferati se ne sta seduto all´aperto, in maniche di camicia, al tavolino di un bar: e rispondendo così all´offerta del ministro Maroni, conferma – effettivamente – che il rischio-noia è un pericolo davvero incombente. Quel "presepio" – intendiamo appunto ogni possibile modifica all´articolo 18 – non gli piace: e in qualunque modo gli venga formulata la domanda e in qualunque lingua ciò avvenga, la risposta sarà indubitabilmente la stessa. Ma il tempo passa: e quanto meno ne intercorre, ormai, dall´addio di Cofferati alla Cgil, tanto più lo si trova disponibile a parlare del futuro. Del suo futuro e di quello del suo sindacato. Del suo futuro e di quello dell´unità sindacale. Del suo futuro e di quello del centrosinistra. Di quest´ultima questione, in particolare – e cioè della nota vicenda "Cofferati entra in politica" – si sente a questo punto costretto a parlare quasi per legittima difesa: nel senso che la questione, oltre ad aver determinato – a suo dire – una qualche distorsione nelle relazioni sindacali, ha rischiato di produrre danni alla sua azione e a quella della Cgil. In più, si è francamente stufato di rispondere sempre alla stessa domanda e di fronteggiare l´interesse sospettoso di amici e compagni (anche autorevoli compagni…) che in politica ci stanno già e che non è detto che siano poi davvero così felici del suo ipotetico arrivo.

Signor segretario, riconoscerà – però – che l´interesse su quel che farà da fine giugno in poi è legittimo, no?

«Io vorrei parlare della dolorosa rottura dell´unità tra Cgil, Cisl e Uil. E aggiungo che solo a chi vive la politica come "affare di Palazzo" può sfuggire che quel che è successo avrà riflessi rilevanti anche e proprio sulla politica».

Di questo, naturalmente, parleremo: ma converrà che fingere di ignorare che ogni sua mossa viene ormai letta da amici e avversari in chiave tutta politica, forse non è utile nemmeno a lei…

«Convengo. E quel che lei dice è tanto vero che io me ne lamento da tempo. Qui, però, c´entrano molto anche i giornali. Che continuando a non credere a quel che dico – e cioè che lascerò il sindacato per tornare al mio vecchio lavoro – rischiano di alterare il mio ruolo».

In che senso, scusi?

«Nel senso che favoriscono un´interpretazione della mia posizione che è, da un po´ di tempo, molto cara al governo: e cioè che io sarei contro questo esecutivo non per le cose che propone ma per il fatto che appartengo allo schieramento politico avverso. Schieramento, appunto, all´interno del quale tra un po´ andrei ad assumere incarichi di responsabilità. Non è così».

Guardi, non è per mettere in dubbio la sua parola: ma qualche giorno fa lei ha incontrato a lungo l´onorevole D´Alema che ha poi assicurato: "Cofferati non si ritirerà a vita privata… A noi spetta chiedergli un impegno, poi deciderà lui cosa fare". Che le pare?

«Mi pare di esser già stato molto chiaro: io sono contrario da sempre a ogni ipotesi di cooptazione. Ricorda quando scrivevate che mi sarei candidato alla guida dei Democratici di sinistra? Non è accaduto. E non è accaduto perché cooptazioni e passaggi repentini dal sindacato alla politica creano un danno grave prima di tutto alla rappresentanza sindacale».

Non sarebbe certo il primo caso, il suo…

«Io parlo per me. E parlo di passaggi alla politica effettuati senza l´esame elettorale, senza la legittimazione del voto popolare. Le vie e gli strumenti non sono indifferenti. Altrimenti il rischio è quello di alterare e confondere ruoli e funzioni».

Comunque sia, è almeno consapevole che non è solo Berlusconi ma anche il centrosinistra, ormai, ad analizzare le sue mosse in chiave tutta politica?

«La risposta è sì. Ne sono consapevole. E´ vero: anche dal centrosinistra a volte arrivano letture della linea della Cgil identiche, ma naturalmente speculari, a quelle di Berlusconi. Lo considero sbagliato per due ragioni. La prima è che, appunto, si prescinde dal merito delle questioni in ballo. La seconda è che, così ragionando, si fa un gran favore a Berlusconi».

Cioè?

«Il governo punta precisamente a questo: e cioè alla bipolarizzazione del sindacato, alla fine della nostra unità e alla nascita, per sintetizzare, di un sindacato di maggioranza e di un altro di opposizione. Lo hanno scritto in documenti ufficiali e perseguono l´obiettivo quotidianamente con dichiarazioni provocatorie e atti ancor più gravi delle dichiarazioni. Mi chiedo che cosa dimostrino, se non questo, anche gli ultimi avvenimenti: e mi riferisco a certi accordi preventivi e ai documenti di intesa già scritti prima del confronto tra governo e sindacati. Ed è di questo che finalmente dovremmo parlare non crede?».

Ci dica, allora, se ritiene possibile un riavvicinamento delle posizioni con Cisl e Uil.

«Me lo auguro. Se non tornano sui loro passi, le distanze tra noi inevitabilmente aumenteranno, e con esse i rischi. Vede, io ancora aspetto che Cisl e Uil spieghino a me e ai milioni di lavoratori che abbiamo mobilitato assieme cos´è cambiato. Sento parlare di passi indietro del governo, ma io non ne vedo. L´unica novità che scorgo è negativa: e cioè il trasferimento delle modifiche all´articolo 18 dalla delega a un disegno di legge ad hoc».

In verità, anche nel centrosinistra c´è chi ha considerato la mossa del governo un passo indietro. A lei non pare?

«E´ solo un escamotage. E anche pericoloso. Dopo l´eventuale approvazione della delega, il governo – ragiono in astratto – potrebbe perfino scegliere di far decadere o non intervenire su alcune delle materie delegate. Un disegno di legge, invece, una volta approvato diventa immediatamente esecutivo. Ditemi dove sarebbe la novità positiva, il passo indietro. Questa manovra serve solo al governo: magari per guadagnare tempo e impedire un referendum sull´art.18».

Insisto: nel centrosinistra c´è chi sostiene che lei, stavolta, sta sbagliando.

«Se si riferisce alle affermazioni dell´ex ministro Enrico Letta, le dico che le conosco. C´è da restare allibiti. Per altro, lui è firmatario di una proposta di statuto per i nuovi lavori presentata in pompa magna non troppi giorni fa: bene, quel disegno di legge prevede il mantenimento delle garanzie dell´articolo 18. Allora dico che non capisco il merito delle critiche che mi vengono mosse. E ripeto che accordi a prescindere dal merito, io non ne sottoscrivo».

Che significa, scusi?

«Che ci sono questioni, come quelle relative ai diritti delle persone, sulle quali non sono possibili mediazioni politiche. Sa quante volte ci siamo accordati sulle diecimila lire in più o in meno? Stavolta è diverso, perché è diverso il merito. E le dico in tutta franchezza che su questioni come quella in discussione, piuttosto che firmare perché bisogna firmare, preferisco perdere, essere battuto da una legge approvata in Parlamento o magari da un accordo separato».

Già, ma lei tra un mese lascia: e questa vicenda non sarà certo conclusa…

«Sì, io lascio. E non cambierà niente. Lo so che nessuno ci crede, ma il tempo è galantuomo. Io lascio, non entrerò in politica e la Cgil non cambierà la propria linea. Da questo grande sindacato sono andati via segretari che hanno contribuito a fare la storia del paese. La Cgil è una cosa troppo grande e troppo seria per legare la propria linea e i propri destini a un uomo solo».