Cofferati: 5 milioni di firme entro ottobre

05/09/2002

      5 settembre 2002

      Cofferati: 5 milioni
      di firme entro ottobre

      Felicia Masocco

      ROMA Oltre 800mila firme raccolte in agosto
      mese di ferie, di uffici e fabbriche chiuse. È già
      un successo per la Cgil che ieri con Sergio Cofferati
      ha chiuso a Roma il «tour per i diritti»
      contro i licenziamenti facili e per estendere tutele
      e garanzie a tutti i lavoratori. Ma la vera
      partita comincia adesso: l’obiettivo è di 5milioni
      di firme da raccogliere prima dello sciopero
      generale che cadrà intorno alla metà di ottobre.
      E inizia anche l’offensiva per il rinnovo dei
      contratti, una difficilissima stagione in cui la
      difesa dei diritti già previsti e la salvaguardia (o
      meno) del valore degli stipendi sarà oggetto di
      contesa tra le parti. Una stagione che si apre
      mentre il governo «dopo aver raccontato cose
      prive di fondamento cerca di occultare la dura
      verità» sullo stato dell’economia, afferma Cofferati,
      «economia che non ha saputo gestire e far
      crescere». Sarà «l’autunno dei diritti», quelli dei
      lavoratori e quelli ugualmente minacciati come
      il diritto ad essere informati (e a informare) o
      ad essere giudicati con leggi uguali per tutti.
      E sarà un autunno «con molte ragioni di
      tensione» tra governo e sindacato perché «quando
      i conti non tornano diventa giocoforza tenta
      re una quadratura del cerchio che può precipitare
      sulla spesa sociale e dunque sulle tutele e i
      diritti delle persone». La Cgil si opporrà, promette
      il suo leader, così come si metterà di
      traverso se in sede di rinnovi contrattuali si
      impedirà la difesa del potere di acquisto delle
      retribuzioni o si attenterà ai diritti riconosciuti
      nei contratti precedenti.
      Se ne è parlato ieri in una riunione di lavoro
      tra i segretari delle categorie e il vertice confederale,
      le decisioni verranno assunte nel direttivo
      di lunedì prossimo. Agendo unilateralmente
      il governo ha decretato la fine della politica dei
      redditi, quindi l’inflazione programmata non
      sarà per la Cgil parametro di riferimento per gli
      aumenti da chiedere. Si pone poi il problema
      del recupero del potere d’acquisto perso nel
      biennio precedente e, soprattutto, si terrà alta la
      guardia sui diritti riconosciuti nei contratti: nessun
      arretramento verrà accettato, anzi, l’obiettivo
      è quello di estenderli. E siano i lavoratori a
      decidere, votino cioè sulle piattaforme e poi
      sugli accordi raggiunti. Questa la strategia di
      massima. «Assumeremo una posizione definitiva
      nel direttivo di lunedì – ha detto in proposito
      il vicesegretario Guglielmo Epifani -. Oggi (ieri,
      ndr) abbiamo fatto un esame della situazione.
      Per quello che ci riguarda, non c’è una politica
      dei redditi vera da parte del governo, che difenda
      il valore reale delle retribuzioni. Non c’ è per
      il contenimento di prezzi e tariffe. Non c’ è per
      quanto riguarda una riforma fiscale efficace che
      difenda i redditi più bassi». C’è invece «un’
      inflazione programmata troppo bassa e questo
      vuol dire che c’ è anche il problema del recupero
      del valore reale delle retribuzioni».