Coefficienti: il Governo si gioca la credibilità(F.Kostoris)

26/06/2007
    martedì 26 giugno 2007

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        Analisi

          Sui coefficienti il Governo si gioca la credibilità

            di Fiorella Kostoris

              È una questione di credibilità per il Governo. I coefficienti vanno cambiati: lo impone la legge Dini, da nessuno contestata. Lo scalone Maroni va abolito: lo scrive il programma dell’Ulivo, che l’elettore ha votato. Le due misure vanno varate contestualmente e sono entrambe fondamentali: la prima perché, se nulla si decide, crolla tutta la costruzione del regime contributivo, cioè la riforma del 1995. La seconda perché per motivi di equità orizzontale non si può trattare diversamente persone che il 1ڠgennaio 2008 avranno 57 anni pi¨ un giorno oppure meno un giorno. Ma ci sono vari modi di intervenire e quelli che si stanno profilando come esito della trattativa con i sindacati e la sinistra non sono affatto i migliori.

              Cominciamo dallo scalone. Il suo semplice azzeramento Þ molto costoso per la finanza pubblica: vale 4,5 miliardi nel 2007 e 9 miliardi a regime. Inoltre, aprirebbe problematiche legate ad altri scaloni iniqui, primo fra tutti quello di chi aveva nel 1995 meno o pi¨ di 18 anni di anzianitÓ contributiva (e perci‗ bisognerebbe adottare il pro-rata per tutti). Bisognerebbe perci‗ sostituirlo, come doveva essere in origine, con degli scalini, anche se Þ tecnicamente difficile.

              Oggi, invece, sembra ci si voglia orientare sul sistema delle "quote": a titolo di esempio, se nel 2008 si istituisse quota 94, diverrebbe possibile ritirarsi per anzianitÓ con 36 anni di contribuzione e 58 di etÓ oppure con 35 contribuzioni e 59 anni di etÓ. I propugnatori dicono che le quote sono equivalenti agli scalini, ma ci‗ Þ falso. Infatti, un sistema di quote non Þ per nulla neutrale per i diversi lavoratori in procinto di quiescenza, in quanto avvantaggerebbe due volte coloro che soddisfano i requisiti con un’alta anzianitÓ e una bassa etÓ rispetto a chi Þ pi¨ vecchio, ma lavora da meno anni: le pensioni di anzianitÓ sono liquidate in regime retributivo e perci‗, per un verso, il beneficio annuo Þ tanto superiore quanto pi¨ elevato Þ il numero delle contribuzioni, per un altro verso, il beneficio totale (su tutto l’arco della vita residua in quiescenza) Þ ovviamente tanto maggiore quanto minore Þ l’etÓ del pensionamento.

              L’aggiornamento dei coefficienti, invece, nel breve periodo rende poco in termini di finanza pubblica perchÚ le pensioni cominceranno a essere liquidate con il metodo contributivo ( e pro-rata) dal 2012. ╚ invece tecnicamente semplice in quanto i coefficienti si costruiscono con una banale formula aritmetica e la loro modifica dipende soltanto dalle variazioni intervenute nell’aspettativa di vita a partire dal 1995, pari a circa tre anni al momento del pensionamento. Per compiacere Epifani, non si deve usare la cal-colatrice, bastando le quattro operazioni pi¨ elementari.

              Le complicazioni possono per‗ derivare da cambiamenti che alcuni vorrebbero introdurre nella legge Dini. Due, in particolare, sono in discussione.

              Da un lato, si vorrebbe ritoccare il peso al ribasso che sui coefficienti hanno le aspettative di vita del coniuge superstite — solitamente donna — e la quota del beneficio del superstite rispetto a quello del lavoratore premorto, alta in termini di comparazione internazionale: eliminare tale componente ai superstiti, in ragione della separazione fra assistenza e previdenza, consentirebbe di lasciare inalterati gli attuali coefficienti, pur tenendo conto delle nuove speranze di vita, addossando alla fiscalitÓ generale il costo dei sussidi ai superstiti. Ma l’assenza di aggravi per la finanza pubblica complessiva rispetto alla condizione odierna Þ solo apparente, perchÚ si creeranno maggiori deficit tendenziali che, ovviamente, a legislazione vigente incorporano la doverosa diminuzione dei coefficienti.

              Dall’altro lato, si intende diversificare i coefficienti per tipo di lavoro, più o meno usurante, e per genere, sapendo che i lavoratori meno fortunati e gli uomini hanno speranze di vita più brevi delle classi agiate e delle donne e dunque dovrebbero godere di coefficienti superiori. Tuttavia eliminare dalla previdenza obbligatoria ogni elemento mutualistico redistributivo potrebbe rivelarsi pericoloso in quanto aprirebbe la strada all’abbattimento delle numerose integrazioni al minimo o dei vari contributi di solidarietà da parte delle pensioni d’oro.