Co.co.co. più precari al Sud

11/06/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
137, pag. 4 del 11/6/2003


Dai risultati di un’indagine condotta dalle Acli in collaborazione con il Censis.

Co.co.co. più precari al Sud

Retribuzioni e potere contrattuale sono inferiori

Co.co.co. più precari al Sud. In 4 casi su 10 i collaboratori coordinati e continuativi che vivono nelle regioni meridionali si garantiscono continuità lavorativa rinunciando a porre problemi contrattuali, mentre un terzo di loro è anche pronto a offrire prestazioni più a buon mercato e a moltiplicare i committenti. Quasi il 90%, infine, è sostenuto economicamente dalle famiglie. Secondo l’indagine sui co.co.co. meridionali, condotta dalle Acli in collaborazione con il Censis, e presentata a Bari sabato scorso dal presidente delle Acli, Luigi Bobba, al Sud questi lavoratori hanno un percorso professionale caratterizzato da numerose esperienze di lavoro stagionale e in nero, e lavorano, in misura molto più consistente dei parasubordinati residenti in altre aree, per una pluralità di committenti. ´La loro è una fragile autonomia’, nota la ricerca, ´caratterizzata da più lavori, meno tutele e meno soldi’. E infatti proprio la retribuzione, o meglio la discontinuità nei pagamenti, e l’instabilità del posto di lavoro sono le principali aree critiche percepite dai co.co.co. del Mezzogiorno, che si dichiarano molto più preoccupati del proprio futuro, con particolare riferimento alle pensioni e ai rischi della disoccupazione, rispetto ai loro colleghi del Centronord. L’indagine Acli-Censis ha evidenziato, infatti, che essere co.co.co. al Sud pone problematiche specifiche, oltre che per i più bassi livelli retributivi che obbligano a moltiplicare i committenti (32,4%), anche per il minor potere contrattuale individuale, molto meno forte rispetto ai colleghi del Centronord. A conferma di ciò, dalla ricerca è risultato che i co.co.co. del Sud-isole garantiscono la propria continuità lavorativa non ponendo problemi contrattuali (40% contro una media nazionale pari a 26,7%), e offrendo prestazioni più a buon mercato (27,2%). Al Sud, però, risulta più forte rispetto al resto del paese la volontà di avviare un’attività imprenditoriale (25,5% contro il 22% del Nordovest, il 16,8% del Nordest e il 15,8% del Centro). E inoltre nei progetti di lungo periodo, oltre alla volontà di crearsi un piccolo patrimonio che dia sicurezza in linea con le opinioni prevalenti a livello nazionale, emerge una percentuale molto più elevata di co.co.co. pronti a trasferirsi in altri contesti, e cambiare città, paese o nazione (11,7% contro una media nazionale pari al 6%).

- La famiglia come supporto economico. L’86,6% dei collaboratori coordinati e continuativi del Sud-isole (contro il 74% della media nazionale) riceve aiuto economico dalla famiglia. E in risposta a questa instabilità economica diffusa, i collaboratori del Mezzogiorno considerano l’aspetto retributivo come il più importante (57,3%, a fronte di una media del 48,2%), e ritengono cruciale l’introduzione di un’indennità di disoccupazione (52,8%).

- Formazione e previdenza. Ma grande importanza è riservata anche alla formazione. Il 56,8% dei co.co.co. meridionali, contro il 49% dell’intero campione, ha dichiarato di aver partecipato nell’ultimo anno a corsi di formazione professionale. Di questi, il 60,2% lo ha fatto a spese proprie, mentre tra coloro che non hanno fatto formazione l’80,8%, pensa di farlo in un prossimo futuro. La paura di non avere una pensione, inoltre, si salda con una maggiore sollecitudine nel costruire possibili percorsi contributivi e di copertura per la vecchiaia (69,3%).

- Le altre tutele. Con riferimento alle modalità di tutela dei propri interessi professionali, solo il 4,6% (contro la media nazionale pari al 7%) si rivolge al sindacato, mentre il 69,1% lo fa in prima persona.