Co.co.co.: per i sindacati ridotte le tutele

12/01/2004

ItaliaOggi (Lavoro e Previdenza)
Numero
008, pag. 43 del 10/1/2004
di Teresa Pittelli

Per i sindacati ridotte le tutele

Nuovi co.co.co più deboli dopo la circolare firmata giovedì scorso dal ministro del welfare, Roberto Maroni, sulla natura del progetto secondo la riforma del lavoro n.30/2003. Questo l’allarme dei sindacati confederali e di settore, respinto però dal sottosegretario al welfare, Maurizio Sacconi, convinto che il lavoratore autonomo ´abbia più tutele di ieri’. Il sottosegretario sottolinea che ´per il vecchio co.co.co non esisteva alcuna tutela sostanziale, ma solo norme previdenziali e il rito del lavoro in caso di controversia, mentre oggi il compenso deve essere proporzionato alla quantità e qualità del lavoro, e la la disciplina legale potrà essere derogata in melius dalle parti del contratto individuale’.

Per i sindacati, invece, il provvedimento ministeriale è troppo generico nel definire la natura del progetto, e dunque impedisce l’operazione che il governo aveva dichiarato di voler fare con la legge 30, cioè marcare i confini tra vera collaborazione e lavoro subordinato, e convertire in quest’ultima forma tutte le collaborazioni fittizie.

´Confermati i nostri timori’, attacca Beppe Casadio, segretario confederale della Cigl, ´il modo volutamente generico con cui viene definito il progetto, programma o fase di esso conferma che può rientrarci qualunque attività lavorativa. Ad esempio, i telefonisti dei call center, spesso collaboratori con mansioni da dipendenti, ora potranno tranquillamente diventare lavoratori a progetto. Ma sarà più difficile per loro aprire una vertenza’. La svolta epocale che avrebbe cancellato la vergogna dei co.co.co. fasulli ´è una presa in giro’ per Casadio, che teme uno scenario con ´milioni di lavoratori a progetto, considerati autonomi nonostante siano indiscutibilmente subordinati’.

Sotto la lente dei sindacati, inoltre, alcune norme che sembrano indebolire ulteriormente la figura del collaboratore. Ad esempio il corrispettivo, che non può essere riferito a contratti collettivi, e che sarà possibile anche ridurre o escludere per accordo tra le parti, in caso di mancato o inadeguato raggiungimento del risultato. Secondo Giorgio Santini, segretario confederale della Cisl, ´c’è una preoccupazione fortissima del governo a non cambiare nulla’.

´Forse per colpa delle polemiche seguite alle sanzioni forti previste dalla legge 30 per le collaborazioni fittizie’, spiega Santini, ´il ministero con la circolare ha fatto retromarcia, senza portare a termine la ratio della disciplina e svuotandola della parte più coraggiosa’.

Secondo la Cisl, comunque, non tutto è perduto perché il dialogo al tavolo degli accordi interconfederali previsti dalla legge 30 è ancora aperto. E sarà possibile raggiungere alcuni avvisi comuni da sottoporre poi al governo entro 24 mesi dal varo della riforma. A partire dal rafforzamento delle tutele per malattia e maternità. E dalla revisione della previsione della circolare relativa alla forma del contratto, che rende facoltativa la forma scritta, stabilendo che serve solo a fini probatori e non sostanziali.

E se qualcuno quindi spera ancora di chiarire qualche punto controverso della nuova disciplina continuando a confrontarsi con via Flavia, sul piede di guerra è invece il Nidil, il sindacato dei lavoratori atipici della Cgil guidato da Emilio Viafora.

´La circolare stabilisce che le collaborazioni a progetto non hanno carattere di eccezionalità ma possono rientrare nell’organizzazione ordinaria dell’impresa: si allargano così le maglie per possibili abusi e si irrobustisce la precarietà nel lavoro’, accusa il Nidil, che sottolinea anche ´l’esaltazione della contrattazione individuale e l’indebolimento contrattuale ed economico’ dei co.co.co.