Co.co.co, istruiti e soddisfatti ma sognano sempre il posto fisso

30/05/2003

 
 
    Pagina 23 – Cronaca
venerdì 30 maggio 2003
 
 

    Ricerca Censis-Acli: sono un milione i lavoratori 30-40enni senza alcuna garanzia pensionistica. Solo il 9% ha una polizza sanitaria

    Co.co.co, istruiti e soddisfatti ma sognano sempre il posto fisso
    Radiografia del lavoro atipico: libertà nel segno dell´incertezza
          Oltre la metà si rivolge ai genitori con cui convive per far fronte a difficoltà economiche
          MARIA STELLA CONTE

          ROMA – Al futuro ci penseranno nel futuro. Oggi fluttuano nel presente, sospesi in un´incertezza che gli fa amare e odiare la loro condizione di co.co.co.. Termine sgradevolmente proprio per indicare uomini e donne collaboratori coordinati e continuativi, che da noi sono almeno un milione dei circa quattro milioni di italiani alle prese con i cosiddetti lavori atipici. Atipico sta per non convenzionale, iperflessibile, a tempo. Certo che piacerebbe anche a loro un´occupazione stabile. Ma distinguere i sogni dalla realtà è una peculiarità dei co.co.co.: trenta-quarantenni che vivono per lo più in famiglia, per lo più al nord, per lo più a stretto contatto con Internet; istruiti; lieve predominanza femminile; economicamente piuttosto soddisfatti. E con un asso nella manica: l´aiuto della famiglia. Il loro ritratto, in forma di numeri e percentuali, è il frutto di una ricerca realizzata dal Censis in collaborazione con l´Iref e voluta dalle Acli che l´hanno presentata a Roma, in occasione dell´iniziativa "Welfare: una porta aperta sul futuro", che si è svolta ieri a Palazzo San Macuto.
          E´ ingiusto – dice il Censis – stigmatizzare i co.co.co «come tardoadolescenti, opportunisti, perennemente agganciati al cordone ombelicale»: se quel che offre la vita è un lavoro intermittente, transitorio, temporaneo, è difficile chiedergli di investirci il loro destino. E infatti non ci investono. Cosa che preoccupa non poco il presidente delle Acli Luigi Bobba. «I co.co.co – dice – sono fedeli solo a se stessi e portano con sé un bagaglio di conoscenze, competenze e relazioni che sono la loro forza competitiva sul mercato del lavoro». Giovani che sembrano star bene come stanno – suggerisce il segretario generale del Censis, Giuseppe De Rita – anche se con qualche ambiguità. La maggior parte di loro, 64,7 per cento, sa che forse non avrà una pensione eppure il 58 non fa nulla per garantirsi una vecchiaia serena; solo il 9 per cento ha una polizza sanitaria ma il 30,3 si è rivolto a strutture sanitarie private; il 57,4 per cento non ha timore di trovarsi in difficoltà economiche benchè il 56,4 si sia rivolto negli ultimi mesi ai genitori e ben nel 74 per cento dei casi per chiedere un aiuto economico.
          Non hanno sogni, ma progetti tradizionali sì: accantonare risparmi, una famiglia, una casa. Il Censis ha individuato quattro tipologie: i surfisti (29,9 per cento), coloro che sono riusciti a trovare una rotta sicura nel mare della flessibilità: hanno 35-39 anni, vivono al Nord e hanno una famiglia propria; i sospesi (27,6), navigano a vista prendendo quel che viene: hanno tra i 25 e i 29 anni, vivono in famiglia e risiedono per lo più al Sud; i novizi (20,3), giovanissimi (20-24 anni) che si tuffano ad occhi chiusi nel lavoro flessibile: vivono per lo più al nord ed hanno fiducia assoluta nelle proprie capacità di adattamento ai cambiamenti del mercato; i naufraghi (22,2), i più penalizzati: anche questi, giovanissimi ma del Sud; vivono tra inattività lavorativa e impieghi saltuari, scarsamente gratificanti. Condizione che di atipico ha assai poco, sotto il segno del Meridione.

        LE CIFRE
        Il lavoro
        Il 72,6% è soddisfatto del lavoro svolto e per il 57 non è probabile trovarsi a lungo in ristrettezze economiche
        Il denaro
        Il 54,2% è soddisfatto della retribuzione ma il 56,4 ha chiesto aiuto materiale alla famiglia negli ultimi dodici mesi il lavoro
        I progetti
        Il 54,2% aspira ad un lavoro stabile; il 51,2 è preoccupato per progetti a lungo termine; il 34,5 per l’impossibilità di stipulare un mutuo
        la pensione
        il 64,7% sa che forse non avrà una pensione adeguata eppure il 58,2 non fa nulla per garantirsi una vecchiaia serena il denaro