Co.co.co. da valutare con le parti

24/01/2003

ItaliaOggi (Consulenti del Lavoro)
Numero
020, pag. 39 del 24/1/2003



Nell’ottica della riforma del 2000 si auspica un diverso modo di accertamento del contratto.

Co.co.co. da valutare con le parti

Ai consulenti la verifica sulle reali ed effettive condizioni

Le collaborazioni coordinate e continuative rimangono al centro dell’attenzione nonostante la riforma (previdenziale) della materia risalga al 1995, seguita dalle notevoli rivisitazioni (fiscali) avvenute nel 2000 con effetto dal 2001.

Le posizioni del ministero del lavoro e dell’Inps in questo periodo sono state piuttosto tassative, nonostante il convincimento dei consulenti del lavoro dell’inopportunità (nonché dell’errore) di dettare linee troppo rigide a un contratto nato al fine di ottenere la flessibilità lavorativa richiesta da entrambi i contraenti e considerati anche l’evoluzione, lo sviluppo e la diffusione che ha avuto tale istituto.

Ottenuto il via libera dalla legge 342/00 i contraenti delle co.co.co. avrebbero auspicato una diversa valutazione da parte del servizio ispettivo.

Spesso, invece, dopo aver creato le condizioni affinché questi contratti venissero alla luce c’è la tendenza a ricercarli per metterli in discussione, per disconoscerli senza troppe valutazioni e farli rientrare nel lavoro subordinato, ignorando o sottovalutando la volontà negoziale delle parti e il concreto ed effettivo svolgimento del rapporto.

Premesso che ogni attività economicamente rilevante potrebbe essere, indifferentemente, oggetto sia di rapporto di lavoro autonomo sia di rapporto di lavoro subordinato a seconda delle modalità di svolgimento, riteniamo che di volta in volta gli organi ispettivi (dpl, Inps, Inail ecc.) debbano svolgere un’accurata indagine tesa ad appurare la vera natura della prestazione lavorativa.

L’accertamento della presenza o meno del vincolo di subordinazione andrebbe verificata in senso non solo tecnico-funzionale di collaborazione in rapporto alla prestazione lavorativa desunta dal contratto ma anche in quello di carattere personale che comporta l’assoggettamento del prestatore di lavoro al potere organizzativo, direttivo e disciplinare del datore/committente.

Ruolo centrale e determinante assume a tal fine la volontà delle parti (aspetto questo troppo sottovalutato) e il concreto ed effettivo svolgimento del rapporto.

Questo è peraltro l’orientamento prevalente e consolidato della giurisprudenza.

Ai fini della qualificazione di un rapporto come autonomo o subordinato non si può prescindere dalla preventiva ricerca della volontà delle parti; quando queste abbiano dichiarato di voler escludere l’elemento della subordinazione non è possibile, specie in casi caratterizzati dalla presenza di elementi compatibili con l’uno o con l’altro tipo di rapporto, pervenire a una diversa qualificazione, se non si dimostra che in concreto il detto elemento della subordinazione si sia, di fatto, realizzato nello svolgimento del rapporto medesimo (vedi anche Cass. n. 6284/87).

La periodicità dell’erogazione del compenso e l’appartenenza del lavoratore all’organizzazione aziendale non sono requisiti esclusivi del lavoro subordinato e pertanto possono ben adattarsi anche al lavoro di collaborazione coordinata e continuativa.

L’inserimento organico e continuativo del lavoratore nella struttura organizzativa del datore potrebbe verificarsi in ambedue i casi: la coordinazione consiste proprio nell’integrare la prestazione del co.co.co. nell’organizzazione del committente fondendosi e integrandosi con essa.

Ai fini della qualificazione del rapporto può essere utile acquisire riscontri concreti di aspetti e profili specifici ma rilevanti:

- il rifiuto del lavoratore subordinato di svolgere del lavoro affidato prevede una sanzione disciplinare, mentre il collaboratore può non accettare commissioni e limitare la propria opera e nessuna sanzione potrà essere inflitta;

- il prestatore di lavoro subordinato si obbliga a collaborare con il datore nell’interesse diretto di quest’ultimo, mentre nella collaborazione il fine dell’attività è nell’interesse dello stesso prestatore;

- in caso di malattia i rischi sono a carico del collaboratore, mentre nella subordinazione restano a carico del datore di lavoro.

I consulenti del lavoro, nell’ottica della delega al lavoro di prossima emanazione, si propongono come certificatori dei contratti di co.co.co. All’atto della stipula verificheranno la natura autonoma delle prestazioni e l’effettiva volontà delle parti accertando che abbiano ben compreso le reali/effettive caratteristiche del rapporto che vanno a instaurare.