Co.co.co: cresce l’esercito dei senza diritti

09/04/2003

              mercoledì 9 aprile 2003

              Rappresentano l’11% della forza lavoro e quasi sempre sono dipendenti mascherati. Le proposte del Nidil in vista della riforma del mercato del lavoro
              Co.co.co: cresce l’esercito dei senza diritti

              Bruno Ugolini
              ROMA Siamo ormai circondati dai Co.Co.Co. (collaboratori
              coordinati continuativi). Non sono solo giovanissimi. I più
              numerosi (un terzo) sono «splendidi quarantenni». Tutti
              insieme ammontano a circa due milioni e quattrocentomila,
              l’undici per cento del totale degli occupati in Italia ed erano
              il 9% solo tre anni fa, nel duemila. A costoro bisogna aggiungere
              gli interinali (4,7%) e poi altre schiere di lavoratori
              flessibili, incasellati sotto i più variopinti contratti temporanei
              (9,8%). Cifre consistenti presentate ad un convegno
              promosso dal Nidil-Cgil, contenute in un rapporto dell’Ires,
              curato da Giovanna Altieri. Cifre impressionanti, tanto da
              far esclamare a Tiziano Treu, padre nobile, col suo famoso
              “pacchetto”, della flessibilità italiana: «Non se ne può più.
              C’è una confusione dannosa e inaccettabile. Ora bisogna
              dare agli atipici sicurezza e tutele».
              Siamo ad un incontro tra sindacato, parlamentari, lavoratrici
              e lavoratori “atipici”. La discussione parte proprio dai
              numeri. Ben il 91,1% di Co.Co.Co. hanno un solo
              “committente” e quindi non passano da un contratto all’altro,
              da un padrone all’altro. Con redditi bassissimi: la media
              è di 11.589,75 euro lorde l’anno. Ora siamo alla vigilia, in
              Parlamento, di una decisiva battaglia che interessa anche
              loro. Il Nidil ha il merito di avanzare una serie di proposte.
              Trattasi d’indicazioni che hanno già raccolto l’adesione di 78
              parlamentari di tutti i gruppi, compresi due parlamentari di
              Forza Italia, e di numerosi amministratori locali. Un’iniziativa
              lodevole che mira, come spiega Emilio Viafora, segretario
              generale del Nidil, alla creazione di un coordinamento parlamentare.
              Tra le richieste: un sistema di contribuzione previdenziale
              uniforme, la realizzazione di un’indennità di malattia
              e di maternità, tutele su prevenzione e sicurezza, un equo
              compenso, un collegamento con la contrattazione collettiva,
              l’accesso alla formazione continua, un sostegno al reddito
              nei periodi di non lavoro, l’accesso agli strumenti informatici,
              la parità nell’accesso ai concorsi pubblici.
              L’appello trova immediate adesioni negli interventi di
              Tiziano Treu per la Margherita, Alfonso Gianni per Rifondazione
              Comunista, Natale Ripamonti per i Verdi, Cesare
              Marini per lo Sdi, Renzo Innocenti per i Ds. Quest’ultimo in
              particolare ricorda come non esistano grandi differenze tra
              le elaborazioni dell’Ulivo sul lavoro e quelle della Cgil. Mentre
              Alfonso Gianni accenna all’ipotesi, ripresa da Treu, circa
              la possibilità di dar vita ad un tavolo parlamentare tra le
              diverse forze dell’opposizione. La prospettiva di una battaglia
              comune? E’ sperabile, anche se rimangono differenze su
              molti aspetti e divisioni su un’altra scadenza, quella del
              referendum sull’articolo diciotto. Giuseppe Casadio, segretario
              Cgil, nelle conclusioni, spiega l’iter della Cgil, con i
              propri si e i propri no, da portare nel cuore dello scontro
              politico, anche nella prossima campagna elettorale. «Questo
              è il nostro modo di stabilire un rapporto con la politica».