Cnel: occupazione in frenata

06/11/2003



      Giovedí 06 Novembre 2003

      Economia


      Cnel: occupazione in frenata
      Crescono le assunzioni «stabili»


      ROMA – È cresciuta nel 2002 l’occupazione, ma il quadro generale del mercato del lavoro non è soddisfacente. Perché negli anni passati era cresciuta di più, perché resta un problema di occupazione femminile molto specifico, perché le prospettive non sono brillanti nemmeno dove lo sviluppo, economico e occupazionale, è più forte. È questa l’immagine che il Cnel offre del nosto mercato del lavoro, così come lo ha rilevato un gruppo di studio guidato da Aris Accornero che ieri ha presentato un documentato rapporto. I dati in assoluto non sono certamente negativi. L’anno passato gli occupati in Italia sono cresciuti complessivamente di 315mila unità. Erano 21.514.000 nel 2001, nel 2002 sono diventati 21.829.000, con un incremento dell’1,5%. La crescita più forte in tutta l’Unione europea. Positivo il trend dei lavoratori dipendenti, che hanno fatto registrare una crescita del 2,1%, mentre i lavoratori autonomi sono invece diminuiti dello 0,3%. Parallelamente sono diminuiti i disoccupati, passando da 2.267.000 a 2.163.000, con un calo del 4,6%. Il che ha comportato un aumento delle forze di lavoro pari allo 0,9%. Una crescita nel complesso notevole, che però ha segnato un rallentamento rispetto a quanto avveniva negli scorsi anni, quando l’aumento era stato più impetuoso. C’è, a giudizio di Aris Accornero, «una chiara inversione del trend positivo», peraltro giustificata dalla crisi economica che ha cominciato a farsi sentire in maniera più accentuata e dalla forte conflittualità sociale, scatenata anche dalle battaglie contro e a difesa dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, quello sulla libertà di licenziamento. Migliora però la qualità del l’occupazione, perché si assiste, ha notato Accornero, a un «contenimento della deriva che conduceva verso una crescita di rapporti a tempo determinato». Il grosso delle assunzioni, ha notato il Rapporto del Cnel, era a termine, adesso cresce invece l’occupazione a tempo indeterminato.
      Merito forse del credito di imposta, che ha stabilizzato i rapporti di lavoro, anche se la partita è in effetti molto complessa. Si realizza così una certa stabilità dell’impiego, che si riscontra anche nel lavoro interinale, il 30% dei lavoratori in affitto viene di solito assunto stabilmente dall’azienda nella quale lo ha avviato un’agenzia. E meno corposo di quanto normalmente non si creda è anche il fenomeno dei co.co.co, i collaboratori coordinati e continuativi: tutti credono di sapere che i lavoratori subordinati camuffati da co.co.co non sono meno di 2 milioni, anche 2,4, dove invece dai dati di Accornero essi non sono più di 5-600mila. Il che fa ragione anche sul temuto terremoto che potrebbe verificarsi ora che questi co.co.co sono stati condannati a sparire nel breve tempo. Molti i punti di sofferenza.
      Il lavoro femminile e quello part- time, per lo più per gli stessi motivi, la difficoltà di combinare i tempi di lavoro con quelli sociali, specie rispetto ai bisogni della famiglia. Ancora, la condizione dei giovani nelle zone a bassa occupazione, delle donne in quelle invece ad alta occupazione, degli ultracinquantenni.

      MASSIMO MASCINI