Club Med, in vista la svolta sui conti

19/06/2002





Bourguignon: «Nel 2003 ritorno alla normalità»

Club Med, in vista la svolta sui conti

Michele Calcaterra

(DAL NOSTRO CORRISPONDENTE)

PARIGI – Il Club Méditerranée ha presentato risultati semestrali in calo, ma comunque migliori delle previsioni. E questo è sicuramente un buon segno, perché vuol dire che il peggio, in termini di congiuntura negativa e di post-11 settembre è ormai alle spalle. Il titolo ha quindi reagito ieri con un recupero del 4,4% a 35,5 euro. Si respira quindi una certa aria di ottimismo, anche se non si fanno delle previsioni di cifre per la fine dell’esercizio. Il presidente Philippe Bourguignon dichiara in una intervista a «Il Sole-24 Ore» che «il 2003 dovrebbe tornare alla normalità». Nel frattempo, però, il Club deve fare i conti con quella che è la situazione generale: sufficientemente buona in Asia e in Europa, ma ancora pesante negli Usa. Il primo semestre si chiude infatti con una cifra d’affari di 816 milioni di euro, in ribasso del 14,8% rispetto ai 958 milioni del primo semestre dell’anno prima e con una perdita di 25 milioni, rispetto ai 4 di utile un anno fa. Nel contempo la situazione finanziaria del gruppo è sensibilmente migliorata, grazie a una rinegoziazione del debito e all’emissione di obbligazioni convertibili per 140 milioni di euro. Sono anni che il Club è in crisi. Siamo finalmente arrivati alla fine del tunnel? Francamente non le so dire. Si vedono dei segnali di miglioramento, ma la visibilità è ancora scarsa. Sono comunque ottimista per il 2003. Non pensa che tutto questo sia accentuato da una "formula" del Club ormai superata? Il concetto, dicono molti osservatori è superato, ma intanto è copiato da tutti. C’è dunque una contraddizione. Ma a parte la battuta, il Club continua ad avere un ottimo successo commerciale, con un ritorno della clientela dell’83%, rispetto al 20% medio del settore turistico. Al di là di tutto, comunque, stiamo lavorando per il futuro, tanto che abbiamo nominato un direttore creativo che rifletterà su come fare evolvere la formula del Club nei prossimi anni, pur nel rispetto dei suoi valori di fondo. Quali sono questi valori? Il principale è quello di eliminare le barriere sociali, di non fare differenze di classe, di religione, di razze. Quello che Umberto Eco ha definito la "Pace del Club", intendendo per questo un luogo dove tutti vivono in armonia. Nel frattempo le cose non vanno certo per il meglio. Quale la fonte di maggiore preoccupazione? Sicuramente gli Stati Uniti dove avevamo preventivato già dal ’98 un importante aumento di capacità che è stata vanificata dalla crisi internazionale e dagli attentati dell’11 settembre. Ciò detto, negli Usa stiamo facendo un enorme sforzo in termini di marketing per acquisire nuova clientela e per tentare di raddrizzare la barra, con un obiettivo di riequilibrio al 2004. E per quanto riguarda il mercato italiano? Rimane uno dei principali. Abbiamo appena aperto i villaggi di Napitia e di Cervinia, in attesa di inaugurare nell’estate del 2004 quello di Lido dei Coralli in Sardegna. Nel frattempo abbiamo chiuso Santa Teresa e stiamo pensando di trasformare villaggi come Donoratico e Caprera. Con un occhio attento, naturalmente, ad altre opportunità. Il Club annuncerà ai primi di luglio un accordo con un gruppo europeo. Di che cosa si tratta? Di una partnership, non a livello di capitale ma commerciale, per fidelizzare nuova clientela e offrire nuovi servizi. Il profilo del gruppo è finanziario, con una importante attività nel business del retail».

Mercoledí 19 Giugno 2002