Clausole assurde. A FIAT presenteremo un’alternativa

15/06/2010

Alla fine la globalizzazione è arrivata a chiedere il conto, nero su bianco, al più combattivo sindacato italiano. Tra quanti cercano di leggere in prospettiva storica la trattativa su Pomigliano d’Arco ci sono anche gli esegeti dello scontro finale tra capitale e lavoro nel Belpaese: il primo si è fatto internazionale e può imporre condizioni stringenti a chi vuole occupazione sotto minaccia di espatrio, e il secondo si è fatto scarso e precario in tempi di crisi economica, dunque ricattabile. Per il segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Landini, il punto è proprio questo: respingere un aut aut fittizio, sia nei suoi termini politici, sia nella sua sostanza industriale. Maurizio Landini, dunque la Fiom non firmerà la proposta Fiat? «La Fiom avanzerà una proposta alternativa e chiederà al Lingotto di applicare il contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici, che permette all’azienda di produrre le 280mila vetture all’anno che costituiscono l’obiettivo del suo piano industriale. Se la Fiat vuole davvero l’efficienza produttiva, allora sgombri il campo dagli inutili elementi ideologici». Altrimenti? «Altrimenti, volente o nolente, farà solo un piacere a Sacconi e Tremonti, che già stanno dichiarando a mezzo mondo di voler rivedere lo Statuto dei lavoratori. In quel caso noi non firmeremo il testo presentato dalla Fiat, che contiene clausole inaccettabili su malattia e sciopero. Per statuto la Fiom, e così anche la Cgil, non può firmare la rinuncia a diritti fondamentali dei lavoratori che non sono nella disponibilità del sindacato». Guglielmo Epifani, però, ha sottolineato che è l’occupazione la priorità da perseguire. «La posizione della Cgil non contraddice in alcun modo quella della Fiom. Infatti chiediamo alla Fiat di discutere con noi di investimenti, produzione ed efficienza. Non si può assecondare un dibattito politico impazzito, non è vero che per investire in Italia è indispensabile derogare a leggi, contratti e perfino alla Costituzione. I lavoratori non sarebbero d’accordo. E nemmeno sarebbero d’accordo le tante imprese con cui abbiamo fatto accordi sindacali per favorire investimenti e produzione, che pure rispettano leggi e contratti. Queste che cosa dovrebbero pensare? Che sono più fesse della Fiat?». Eppure si parla di svolta storica nelle relazioni industriali italiane. «Un sindacato degno di questo nome deve anche avere il coraggio di dire che il lavoro non può essere senza diritti e che è inaccettabile un simile imbarbarimento della nostra società. Altrimenti non stiamo più parlando di efficienza e di produttività, ma di un disegno politico più generale che usa la crisi per cancellare i diritti conquistati dal mondo del lavoro».