Città d’arte, «flop» di turisti

10/07/2002







(Del 10/7/2002 Sezione: Cronache italiane Pag. 14)
Città d’arte, «flop» di turisti
Nell´«estate delle gabelle», le città d´arte italiane perdono colpi: nei musei statali di Firenze, ad esempio, il mese di giugno ha visto un forte calo dei visitatori, quasi del 20%. Colpa soprattutto del diminuito turismo culturale americano, ha detto Antonio Paolucci, soprintendente speciale per il polo museale fiorentino. «Effetto 11 settembre», forse, ma anche dei ticket, sospetta qualcuno, che si devono pagare per vedere i monumenti e all´ingresso della città, come già succedeva a Roma durante il Giubileo: a Firenze la tassa è di 155 euro per gli autobus turistici il primo giorno, a Venezia di 150, con sconto (225 euro) per chi si ferma due giorni. Viene da pensare allo zoppo che entrando in una città francese nel Trecento chiedeva uno sconto del pedaggio, perché aveva una gamba sola. E appunto di «gabelle medievali» ha parlato il presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani, ospite a Cortina: a proposito, tra poco i ticket arriveranno anche sulle Dolomiti. Si paga per approdare alle Tremiti e alla Maddalena (l´anno prossimo toccherà anche a Ponza e Ventotene), si paga alle Cinque Terre per camminare sulla «via dell´Amore», si paga nelle basiliche di Ravenna e a San Vitale, e a Pisa per il Duomo, il Camposanto e il Battistero. La tendenza è europea, mondiale: se in Francia si monetizza quasi tutto, a Singapore il tariffario esiste da 25 anni (prima metropoli al mondo a imporre il «city pass») e oscilla fra uno e 5 euro, a seconda dell´ora in cui si entra in città; a Oslo il pedaggio è stato imposto dall´89, a Londra arriverà nel febbraio 2003 e riguarderà un´area di otto miglia quadrate della City. In Inghilterra, per fare un esempio di 15 anni fa, già si pagava per fotografare l´interno della strepitosa cattedrale di Exeter. In genere persone di cultura e ambientalisti vedono il ticket di buon occhio. Con i soldi del «petrolio italiano», cioé i beni culturali, si pagano restauri, personale, custodi, ricercatori. Stesso discorso per i parchi: provate ad entrare nelle grandi «riserve» americane di Yellowstone, nel Sequoia National Park o nel parco marino di Point Lobos, in California, senza biglietto e senza prenotazione. Alle Cinque Terre, grazie alla «tassa sui sentieri» si sta recuperando un patrimonio strepitoso: i muretti a secco e i terrazzamenti che tutto il mondo ci invidia. Paolo Costa, sindaco di Venezia, dice che ai ticket non c´è alternativa. Ma la questione è complessa: Pietro Cipollaro, studioso del «turisdotto» ed ex manager dell’Ente nazionale per il turismo, vede un futuro incerto: «Come fermeremo – si chiede – le crescenti masse in arrivo, specie dai paesi emergenti (più reddito vuol dire più turismo) come l’Est Europa, bramose di visitare finalmente l’Italia, almeno Venezia, Firenze, Roma, Napoli (Capri, Pompei)?». Bisognerebbe rivedere il sistema delle guide (troppe graduatorie di asterischi e stelline) e dei tour operator, dare spazio agli itinerari «minori» e «alternativi». E come si fa? Mica sono tutti coscienziosi come certi pensionati tedeschi, che girano l’Italia per mesi e vedono tutto, anche le mete minori nel senso di piccole, ma non meno splendide. «Le nuove masse in viaggio veloce – dice Cipollaro – avendo meno soldi si affolleranno in pochissimi punti, come a Venezia», continuando il mordi e fuggi Stazione-vaporetto-S.Marco-vaporetto-Stazione. Vagli a spiegare che anche a Treviso ci sono i canali, ma «Venedig» è sempre «Venedig» e chi viene per la prima volta, o deve mostrarla ai figli o alla fidanzata giustamente non rinuncerà. Quando un miliardo tra Cinesi e Indiani avranno i soldi per visitare Venezia sarà ancora più dura. Dobbiamo sperare che se la vedano virtuale e profumata a casa loro, su uno schermo grande come una parete?
Carlo Grande