Cit nel mirino dei giudici per «falso in bilancio»

21/05/2005
    sabato 21 maggio 2005

    FINANZA E MERCATI – pagina 33

    Cit nel mirino dei giudici per
    «falso in bilancio»

      SIMONE FILIPPETTI

        MILANO • È un calvario senza fine quello di Cit, investita ora anche dai timori che il bilancio 2003 possa essere falso. Non bastasse la gravissima crisi in cui è piombata da mesi, col rischio di portare i libri in tribunale, ieri il Tribunale di Milano ha avviato un’indagine sulla società oggi in mano a Gianvittorio Gandolfi, ipotizzando i reati di falso in bilancio e ostacolo alla Consob.

        Secondo gli inquirenti sarebbe «censurabile la mancata informativa in ordine al rischio e alle incertezze connesse con la continuità aziendale e al trattamento contabile di alcune operazioni con parti correlate».

        Il provvedimento, preso dal pubblico ministero Riccardo Targetti, fa seguito all’esposto che la Consob inviò alla Procura lo scorso marzo. Già inserita a suo tempo nella black list, l’elenco delle società in difficoltà che devono ogni mese rendere conto sulla loro situazione debitoria, Cit aveva pure subito l’impugnazione del bilancio 2003 da parte degli sceriffi di Lamberto Cardia che contestualmente segnalarono anomalie ai magistrati. Nei conti, infatti, non sarebbero stati fatti gli opportuni accantonamenti su alcune cessioni. Il fascicolo non è passato inosservato alla Procura meneghina: nel mirino è finita in particolare la plusvalenza ottenuta dalla vendita del patrimonio immobiliare iscritta nel bilancio al 31 dicembre 2003. Ma, come sottolineato dalla Consob, si era trattato di un’operazione con una parte correlata, perché alcuni immobili di Cit erano stati ceduti a Progetto Italiano, facente capo allo stesso Gandolfi. L’incasso ottenuto avrebbe dovuto quindi implicare anche maggiori accantonamenti prudenziali, visto che il credito maturato verso Progetto Italiano correva il rischio di non essere incassato. Progetto Italiano pagò il corrispettivo solo nella primavera del 2004. Ma senza quella plusvalenza, è la tesi di Consob e inquirenti, la crisi di Cit sarebbe probabilmente esplosa già a fine 2003, anno chiuso con perdite per 40 milioni, e non nell’estate del 2004 come è accaduto.

        In un comunicato diffuso ieri sera, la Cit ha giudicato le obiezioni infondate: « Nella relazione del collegio sindacale — si legge in una nota — nonché nella relazione sulla gestione del bilancio 31.12.03 nei fatti di rilievo era stato dato ampio risalto allo spin off immobiliare; alla data di approvazione del bilancio Cit aveva già incassato cash l’ 85% del prezzo di vendita, e pertanto non ha correttamente ritenuto di appostare nessuna posta di accantonamento per una operazione il cui pagamento stava procedendo regolarmente anche in relazione alla plusvalenza emersa che aveva già pro quota incassato».