Cit: Necci e Tanzi rinviati a giudizio

11/10/2005
    martedì 11 ottobre 2005

    Pagina 14 – Economia&Lavoro

    Cit, Necci e Tanzi
    rinviati a giudizio

      Contestato a entrambi il reato di truffa
      Inizio del processo il prossimo 16 gennaio

        IL GIUDICE del tribunale di Roma, Marina Finiti, ha rinviato a giudizio Calisto Tanzi, Lorenzo Necci e un’altra decina di persone per il reato di truffa nell’ambito di un’inchiesta condotta su un progetto di joint-venture, poi tramontato, tra la Cit e il gruppo di Tanzi. Il processo inizierà il prossimo 16 gennaio 2006.

          Il magistrato Pierfilippo Laviani, titolare dell’inchiesta, aveva chiesto il rinvio a giudizio per una ventina di persone, oltre che per il reato di truffa, anche per quello di corruzione nonché per aver commesso vari altri reati societari. Il giudice ha invece disposto il rinvio a giudizio solo per il reato di truffa. Gli altri reati sono stati stralciati e, per la corruzione, è stato chiesto il proscioglimento per la prescrizione del reato.

            Tra le persone che sono state rinviate a giudizio, oltre ai citati Calisto Tanzi, ex patron del gruppo Parmalat, e Lorenzo Necci, ex amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, ci sono una decina di personaggi che all’epoca dei fatti erano amministratori delegati delle varie società poi coinvolte nell’indagine condotta in questi anni dalla magistratura romana. Il giudice ha invece optato per il proscioglimento dei revisori dei conti delle stesse società perché i reati che vennero allora iscritti nel registro sono poi andati in prescrizione.

              Come detto, l’inchiesta per la quale è stato disposto il rinvio a giudizio è quella che riguarda l’operazione finanziaria che, tra il 1995 e il 1996, portò alla creazione della Ecp (European consulting partnership) una joint-venture, poi tramontata, tra la Cit viaggi, una società turistica all’epoca della vicenda di proprietà delle Ferrovie dello Stato, e alcune aziende anch’esse turistiche che appartenevano invece al gruppo di Calisto Tanzi, facenti capo a Parmatour, che si trovavano in difficoltà economiche.

                Secondo l’ipotesi che è stata formulata dalla procura di Roma, attraverso l’accordo che venne stipulato tra la Cit e il gruppo di Parma, le società turistiche appartenenti al gruppo di Calisto Tanzi avrebbero così potuto scaricare sul partner pubblico i propri rilevanti oneri debitori. Il progetto non andò in porto e la procura di Roma aprì in seguito la sua indagine in seguito alle riserve sull’operazione che vennero a suo tempo sollevate da un consigliere di amministrazione delle Ferrovie dello Stato.