Cit, l’ultima spina nel fianco del manager che fa il risanatore

09/12/2004

    SUPPLEMENTO AFFARI & FINANZA di lunedi 6 Dicembre 2004

      FINANZA pag. 33

        Cit, l’ultima spina nel fianco
        del manager che fa il risanatore

          ETTORE LIVINI

            Qualche volta traballa. Gli è successo con la Cirio, poi con la Finpart. Ora rischia di capitare di nuovo con la Cit. Ma Ubaldo Livolsi, ex braccio destro di Silvio Berlusconi, tuttora consigliere di peso della Fininvest, in meno di due anni si è ritagliato un posto al sole nell’Olimpo della consulenza aziendale italiana: ha una "boutique finanziaria" – la Livolsi & Partners – che macina mandati malgrado un track record ad alti e bassi; con il suo fondo Convergenza (sostenuto da tante banche, dai Benetton e dalla famiglia Berlusconi) dopo qualche passo falso costato un paio di bilanci in rosso si è reinventato editore grazie alla tv Home Shopping appena ribattezzata Canale D.

            Ma la vera scommessa del supermanager che ha giocato un ruolo chiave nel successo imprenditoriale del premier sta iniziando solo ora: con il lancio di un maxi fondo nazionale di private equity a capitale a maggioranza privato che potrebbe diventare, con la benedizione e l’aiuto del Governo, la cassa di compensazione delle tante crisi industriali nel nostro paese. Un primo tassello è stato già messo: la Nuova merchant, banca d’affari varata con la Popolare Vicenza per aiutare lo sviluppo nel Sud (già forte di buone consulenze con le amministrazioni siciliane). Ma il passo più ambizioso è il lancio di Fondo Italia – nome dalle forti suggestioni – una specie di Croce Rossa per aziende in difficoltà che a regime, è il suo ambizioso obiettivo, dovrebbe arrivare a «una consistenza patrimoniale di 57 miliardi di euro» con l’obiettivo di entrare in settori come «il turismo, le costruzioni e le compagnie aeree». Cifre e obiettivi curiosamente simili a quelle del Fondo Clessidra, creatura già attiva di Claudio Sposito, un altro enfant prodige della nidiata di manager della corte Fininvest.

            In attesa del nuovo business però Livolsi, oltre che a seguire il business di Cinecittà holding (di cui è amministratore delegato) deve ancora chiudere qualche capitolo spinoso nella sua recente storia imprenditoriale. La ferita ancora aperta è quella della Cit, azienda turistica di cui è stato a lungo consigliere, poi presidente – su richiesta dell’amico e socio di controllo Gianvittorio Gandolfi – e infine advisor per un piano di salvataggio. Un "filotto" per ora poco fortunato visto che malgrado la sua lunga militanza al vertice del gruppo la crisi della Cit ha continuato ad avvitarsi su se stessa e anche l’ultimo progetto del superconsulente non ha riscosso grande successo tra le banche creditrici, il cui sì alla riduzione del debito è fondamentale per rimettere in piedi l’azienda.

            Un’esperienza purtroppo non nuova per Livolsi che oltre a tanti mandati di successo ha dovuto però incassare anche imbarazzanti stop. Il più doloroso a tutti i livelli è stato quello della Cirio. Chiamato dalla società a cercare di salvare il salvabile in coda all’era Cragnotti, Livolsi si è messo al lavoro mettendo a punto un piano dettagliato. Respinto però sul filo di lana dagli obbligazionisti, che hanno preferito affidare l’azienda ai commissari. Una bocciatura costata cara anche a livello contabile visto che Livolsi & C. ha dovuto svalutare crediti per oltre 2 milioni dopo che il gruppo alimentare non ha onorato la sua parcella. Qualche brutto ricordo l’ha lasciato anche l’esperienza in Finpart, di cui è stato presidente prima di gettare la spugna vista l’impossibilità di raddrizzare la situazione del gruppo.

            Capitoli chiusi, dicono alla Livolsi & C. Che negli ultimi anni ha rilevato la maggioranza dell’agenzia di comunicazione Bonaparte 48, è entrata e uscita nel capitale della Bain & Co. e di Hopa ed è riuscita, malgrado tutto, a tenere i conti a galla. Il 2003 si è chiuso con una buona crescita del giro d’affari, arrivato a un passo dai 10 milioni, e un utile anche se risicato.
            Più soddisfazioni, dopo i buchi aperti nell’era della new economy, arrivano invece da Canale D, controllato all’80% da Convergenza e al 20% dai figli di Leo Kirch (altra non rimpianta vecchia conoscenza di casa Berlusconi). I programmi di televendita hanno trovato infatti uno spazio sempre più ampio sulle reti Mediaset, traghettando da una programmazione notturna e a diverse fasce diurne. E ora si sono ritagliate un canale anche sul digitale terrestre di Telecom, anche perché la Gasparri ha allargato di molto le potenzialità di questo business.

              Un ritorno al primo amore, quello delle televisioni, che potrebbe costituire l’ultimo trampolino di lancio per Livolsi in attesa che il suo knowhow (e le tante buone amicizie a Palazzo Chigi e dintorni) consentano il decollo di quel Fondo Italia che in futuro potrebbe diventare importante non solo per lui ma anche per un Governo cui potrebbe far comodo evitare in vista delle prossime elezioni troppe traumatiche crisi tra le aziende simbolo del Paese.