Cit, la privatizzazione fallita

06/07/2005
    martedì 5 luglio 2005

    Da 5 mesi senza salario, da 4 giorni in sciopero della fame

    Cit, la privatizzazione fallita
    E farne le spese sono 2500 lavoratori

    di Giuliano Rosciarelli

      Fa caldo sotto il tendone davanti a palazzo Chigi, proprio di fronte alla sede
      del Governo. In alcuni momenti si raggiungono i 40 gradi e l’afa rende l’aria irrespirabile. Ma, come si dice in questi casi, a mali estremi si risponde con estremi rimedi. E i lavoratori del gruppo Cit (2500 persone) da cinque mesi in attesa di stipendio e da quattro giorni protagonisti di uno sciopero della fame, indetto dal sindacato Sult, questo hanno fatto. Si ritrovano sotto un gazebo, a gruppi che si alternano in questa estrema forma di protesta. La storia è sempre la stessa: quella di una privatizzazione andata male e che in poco meno di un decennio ha portato alla rovina uno dei gruppi più importanti
      del settore del turismo italiano, proprietà delle Fs fino al 1997 e poi passata (sotto il governo D’Alema) nelle mani dell’imprenditore Gianvittorio Gandolfi per 20 milioni di euro. Un passaggio di proprietà che, nel tempo, ha rivelato tutta la sua drammaticità con una gestione dissennata che in pochi anni ha bruciato tutto il patrimonio netto del gruppo con una forte contrazione del business; un declino costante e nemmeno troppo lento che, stando ai pochi comunicati della società (su cui la procura di Milano ha appena aperto un’indagine per falso in bilancio e ostacolo alla Consob), ha portato nel 2003 ad una perdita di 40milioni di euro con stime in peggioramento per il 2004. «Una situazione debitoria che ricade sui lavoratori in tutta la sua drammaticità» spiega Susanna Erba 35 anni, dipendente di ItaliaTour ( che insieme a Cit spa, Cit viaggi e Vacanze italiane, completa la galassia Cit). «Ho un contratto a tempo indeterminato, mi sentivo sicura e così ho preso un mutuo per la casa e iniziato i lavori di ristrutturazione. Ora come farò?». Anche sul fronte pensioni la storia non cambia. Dalle buste paga le detrazioni
      Inps risultavano contabilizzate ma all’istituto di previdenza non è mai arrivato
      un euro. Un dramma, soprattutto per chi era prossimo alla pensione come
      Pietro Bruni, 59 anni, al quale però mancano i contributi e che ora chiede al governo che fine abbiano fatto i suoi soldi. Ma le beffe non finiscono qui: non solo più di duemila persone da cinque mesi, sono costrette ad indebitarsi, ma sono anche obbligate ad andare a lavorare anche se gli sportelli e tutta l’attività è completamente bloccata. «Ci stiamo ammalando tutti – dice Fabio Colasanti 43 anni, altro dipendente ItaliaTour –stiamo dietro le scrivanie senza fare nulla, molti di noi sono depressi alcuni hanno sofferto di attacchi cardiaci per l’ansia accumulata».

      A conti fatti, per coprire le perdite servirebbero 100 milioni di euro: 10 milioni
      già chiesti dal vecchio management alla presidenza del Consiglio in relazione al decreto sulla competitività, più altri 85 che dovrebbero essere erogati da un gruppo di banche.

      Il prestito ponte di 14 milioni concesso dal pool di istituti bancari, 15 in tutto,
      aveva illuso il lavoratori, ma è servito solo a dare un po’ di respiro con il pagamento delle mensilità di novembre, dicembre e gennaio. Ma l’anno nuovo ha portato i vecchi problemi, anche se non il vecchio management. Gianvittorio Gandolfi, infatti, si è dimesso insieme a tutto il consiglio di amministrazione, come richiesto dalla banche e al suo posto si è insediato un Comitato di garanzia pronto ad avallare una ricapitalizzazione necessaria. La prossima mossa ora tocca al probabile acquirente di Cit, il cavaliere Benito Benedini (ex Assolombarda, consigliere di Banca Intesa) che si è fatto avanti nelle scorse settimane e che dovrebbe acquisire il 38% di Cit alla cifra simbolica di 1euro. Un passaggio fondamentale per permettere l’avvio di un piano di rilancio dell’azienda, vincolato però agli aiuti chiesti da Cit al Governo, evocato dai lavoratori che chiedono anche l’ingresso di Sviluppo Italia per il completamento dello scenario di Italia Turismo con i contratti di programma già approvati dal Cipe.