Cit: il supermanager si rivende la Porsche aziendale

07/05/2007
    lunedì 7 maggio 2007

    Pagina 12 – Interni

    E il supermanager si rivende
    la Porsche aziendale…

      Scandalo Cit: conti disastrati, lavoratori senza stipendio e amministratori che mettono tutto in conto spese

        di Massimo Franchi/ Roma

        Dal fallimento della Compagnia italiana turismo (Cit), un buco da 600 milioni di euro con migliaia di lavoratori senza anni di stipendio, denunciata da una scorsa puntata di Report, una figura si staglia al di sopra di tutte le altre. Si tratta di Arcangelo Taddeo. La sua storia si lega a quella del Cit nel 2003. Da semplice architetto e tecnico comunale di Carovigno, comune in provincia di Brindisi, diventa membro del consiglio di ammistrazione. In base a quali meriti e competenze è difficile dirlo. Si può dire invece che il suo nome compare anche fra i componenti del comitato promotore della fondazione “Ideazione”, molto vicina ad Alleanza Nazionale. Da quel momento la sua carriera è tanto folgorante quanto l’aumento dei debiti della società che da agenzia di viaggi delle Ferrovie dello Stato si stava trasformando in un buco nero, privatizzata con «l’aiuto» di Callisto Tanzi e poi di Ubaldo Livolsi, grande amico e socio di Silvio Berlusconi. Ed è nel 2003 che proprio Livolsi che cambia tutto il Cda: Giovanni Natali è amministratore delegato e nel consiglio entrano Tarak ben Ammar, ex cda Mediaset, Salvatore Sciascia, ex direttore dei servizi fiscali Mediaset finito in carcere per aver pagato tangenti alla Guardia di finanza nei controlli su Telepiù, Jean Robert Reznik direttore di Accor e, appunto, Arcangelo Taddeo.

        Ma le cose peggiorano e nel 2005, insieme a tutto il Consiglio di amministrazione, Taddeo il 25 maggio si dimette «per favorire il salvataggio dell’azienda». Ma un mese dopo lo stesso Taddeo diventa incredibilmente amministratore delegato della Cit. I debiti sono già pesanti – perdite a colpi di 5 milioni di euro al mese – , ma Taddeo ha il «merito» di farsi approvare il bilancio e di trovare nel governo uno sponsor per il salvataggio della Cit. Il ministero delle Attività produttive – titolare Antonio Marzano – il 13 dicembre 2005 emana il decreto di concessione degli aiuti al salvataggio, erogando una prima tranche di 10 milioni di euro. Ma i creditori sono alle porte e il 7 febbraio 2006 il tribunale di Milano dichiara la società insovente.

        Taddeo intanto continua la sua «opera». Nell’inchiesta televisiva di Giovanna Boursier i dipendenti della Cit lo descrivono così. «C’è stato un periodo di gestione un po’ strana – racconta un lavoratore -. Sembrava non più un gruppo ma un bene familiare, che veniva gestito da familiari». Mentre i lavoratori non vedevano lo stipendio da mesi (se non anni) Taddeo si presentava al lavoro in Porsche. Una Porsche comprata con i soldi dell’azienda. Non erano soldi suoi. L’auto poi è stata rivenduta per 67.000 euro, che però non sono finiti nelle casse della Cit. L’amministratore Taddeo con la carta di credito aziendale faceva molte spese, elencate in questo documento riservato: tra il 2003 e il 2005 compra Bulgari, Intimissimi, la Cicogna, Lacoste.

        Qui c’è scritto fornitori atipici. Per gioielli e orologi spende 306 mila euro: bracciale Salvini, 9.400 euro, centrotavola Bucellati 1.620 euro, conchiglie e foglie 7.200 euro.

        E poi ha comprato 25 orologi di marca: Frank Muller, 13.000 euro, Zenith con brillanti, 2.770 euro, in oro 15.500 euro e in oro Q. P. 39.000 euro. Tutte spese fatte con le carte di credito intestate all’azienda.

        Interpellato da Report, Taddeo ha risposto: «Vi chiedo scusa ma ritengo che vanno dati prima i chiarimenti nelle sedi opportune».

        Taddeo non è nuovo alla trasmissione. In una puntata del settembre 2003 che parlava del costo della politica, parlando di come la Cit gestiva l’agenzia viaggi del Parlamento, anticipava quello che poi ha fatto dopo. «Il deputato che viaggia per i suoi affari personali, può addebitare le spese allo Stato?», chiedeva l’intervistatore. «Nessuno può chiederre al parlamentare il motivo per cui si sposta….». «Per cui qualsiasi tipo di biglietto chieda voi glielo fate..». «Certo, certo», annuiva Taddeo.