Cit diventa public company

18/09/2003

ItaliaOggi (Turismo)
Numero
221, pag. 15 del 18/9/2003
di Giorgio Bertoni


Ora è possibile un’opa. Ma si studia l’ingresso di un forte socio bancario.

Cit diventa public company

Ceduto da 17 holding a Edc il 40% di Fintour

Da ieri Cit spa è un’azienda contendibile. Lo ha deciso l’assemblea straordinaria di 17 holding, guidata da Gianvittorio Gandolfi. La società ha infatti ceduto la partecipazione del 40% in Cit Fin, ora Fintour, al fondo di investimenti scozzese European development capital limited partnership, che così detiene ora il 100% di Fintour. Questa, a sua volta, detiene il 14,39% di Cit spa. Ora quindi, la composizione azionaria della società operativa vede Fintour con il 14,39%, 17 holding (che quindi ha perso il controllo della società) con il 40,23%, Accor con il 10,7%, Banca Intesa con il 5%, mentre il 30% circa è sul mercato. In seguito a questa vendita, 17 holding ha sciolto il patto parasociale stipulato il 31 maggio 2002 con gli scozzesi. Per ora, quindi, Cit spa è la prima public company nel mondo del turismo nazionale.

L’operazione va in parallelo con l’ampliamento del consiglio di amministrazione, che ora passa a 17 membri: si tratta, come anticipato da alcuni organi di stampa, di Tarak Ben Ammar, che da pochi giorni siede anche nel cda di Mediobanca e di Alfredo Serica. I due nuovi membri entrano con l’etichetta di consiglieri indipendenti, che così saranno in tutto quattro. L’operazione non è secondaria, perché soddisfa una delle clausole previste per passare dal mercato ristretto a quello principale e quindi accelera i tempi di accoglimento della richiesta da parte di Borsa italiana. Ora resta da chiedersi che cosa potrà succedere a uno dei principali gruppi turistici italiani. Da oggi, su Cit spa può essere lanciata un’offerta pubblica di acquisto. La capitalizzazione della società è di 150 milioni di euro. Chi, potenzialmente, ha questi soldi? Sono pochi i soggetti italiani, soprattutto nel mondo del turismo, che oggi sono in grado di affrontare una simile operazione, visti anche i chiari di luna del settore. I principali competitor, che pure stanno migliorando i loro conti, stanno presentando trimestrali o semestrali in cui domina ancora il segno meno. Potrebbero essere allora gruppi stranieri del settore, veri colossi, rispetto ai nani italiani.

´È possibile’, dice a ItaliaOggi Giovanni Natali, a.d. della società, ´anche se stiamo lavorando a un progetto più alto, che veda come partner una grande banca, cui riservare un aumento di capitale e che permetta a Cit di fare nuove acquisizioni’. Di più Natali non dice, ma non è difficile fare due conti, guardando alla composizione dello stesso cda. Non è un caso che Ben Ammar sieda nel consiglio di Mediobanca e che sia rappresentante di ampi interessi finanziari internazionali; e tra i soci forti di Mediobanca c’è quella Banca Intesa, che detiene già il 5% del capitale di Cit.

Tutto dipenderà dai tempi. Natali è tranquillo: ´Stiamo lavorando intensamente a questo progetto, consapevoli’, afferma, ´che un’opa non arriverà nel giro di poche settimane’. Ma i tempi sono stretti; la scadenza naturale del mandato è ad aprile 2004, quando sarà convocata l’assemblea ordinaria di Cit spa, che dovrà approvare il bilancio 2003 e rinnovare la fiducia agli amministratori, dal presidente Ubaldo Livolsi all’a.d. Giovanni Natali; ma l’eventuale ingresso di un nuovo socio forte di provenienza bancaria è prevista assai prima.

A commento dell’operazione, il presidente di 17 holding, Gianvittorio Gandolfi, ha affermato che ´l’imprenditoria italiana, che è stata sicuramente tra le grandi, per spirito di iniziativa, per innovazione, per impegno e sacrificio, ha avuto forse un unico piccolo limite, quello di non avere, in alcuni momenti storici, saputo uscire dagli schemi di una tradizione, di una continuità gestionale, il non avere saputo o voluto fare il piccolo passo indietro di presenza e il passo avanti di strategia di una gestione corporate dell’azienda. Oggi Cit è del mercato e a esso il suo top management risponderà con l’obiettivo di crescere ancora e diventare il primo gruppo turistico italiano. Accanto quindi alla conferma del ruolo di azionista di riferimento e di prosecuzione nell’impegno all’interno di Cit, confermiamo la volontà di renderci disponibili a partecipare agli sviluppi futuri della società nella costituzione del polo turistico italiano’.

Ieri il titolo ha chiuso a 2,92 (+1,74%). Meno di un anno fa, quando la società era stata ammessa in borsa, il prezzo di collocamento era stato di 1,90 euro.