Cit: dal cda fuori Livolsi e Intesa

01/07/2004


          sezione: FINANZA E MERCATI
          data: 2004-07-01 – pag: 34
          autore: GIUSEPPE COSSO
          Turismo – L’assemblea nomina il nuovo consiglio dal quale escono anche i francesi di Accor e Tarak Ben Ammar
          Cit, dal cda fuori Livolsi e Intesa
          Ridotti a sette i consiglieri – I soci propongono la confluenza di Progetto Italiano nel gruppo e la ricapitalizzazione
          MILANO • Cit accorcia la squadra e riparte dal nocciolo duro dei fedelissimi della famiglia Gandolfi, l’azionista di maggioranza relativa. Ma la situazione rimane tesa. Nell’assemblea di ieri, il cda della Compagnia Italiana Turismo è stato ridotto da 17 a sette membri, di cui due indipendenti.
          La cura dimagrante ha visto uscire di scena l’ex presidente Ubaldo Livolsi e i consiglieri in carico alla francese Accor (terzo azionista con il 10%) Jean Robert Reznik (ex vice presidente) e Marc Andrè Louis Vieilledent, oltre al rappresentante di Banca Intesa (5,49%), Michele Carpaneda. Fuori anche Tarak Ben Ammar, mentre Abax Bank ha ridotto la propria partecipazione al 2,083% (dal 3,08%) così come Fintour, che rimane la seconda forza scendendo però al 10,7% (dal 14,668%). Il nuovo consiglio è composto dagli uscenti Gianvittorio Gandolfi (primo azionista con il 37,5% attraverso 17 Holding), Pasquale Giacobbe (attuale amministratore delegato di Cit Viaggi), Giuseppe Vimercati, Arcangelo Taddeo (presidente e amministratore delegato di Progetto Italia), Gerolamo Bernareggi (amministratore delegato di 17 Holding) e gli indipendenti Guido Cefalù e Vincenzo Farina (nuovo ingresso).
          Il lavoro che attende il board (la prima riunione è prevista per oggi), parte da una mozione in cinque punti presentata dall’assemblea, che propone un aumento di capitale da definire in tempi brevi e prevede di integrare il piano industriale 2004-2008, approvato appena un mese fa, con l’acquisizione di una quota più rilevante di Progetto Italiano da parte del gruppo Cit, che al momento ne detiene il 19 per cento.
          Prospettive di fronte alle quali Banca Intesa e gli azionisti francesi hanno preferito mantenere una posizione defilata. Il 76% di Progetto Italiano fa infatti capo alla famiglia Gandolfi e il 57% di questa quota è riconducibile direttamente a Gianvittorio Gandolfi. Alla fine del 2003, la Compagnia aveva ceduto la rete di agenzie e le proprietà immobiliari a Progetto Italiano e la proposta di far riconfluire quest’ultima in Cit appare quantomeno una retromarcia. Inoltre, la relazione introduttiva ha evidenziato nei primi cinque mesi del 2004 una maggiore perdita operativa per il gruppo rispetto a quanto previsto e rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente a causa «dell’attuale andamento negativo del settore che ha registrato una diminuzione di volumi dell’ordine del 12-14 per cento».
          L’obiettivo primario dell’azienda, secondo le linee del piano industriale, è il recupero dei volumi, dei passeggeri trasportati e delle quote di mercato.
          Il risultato operativo e il cash flow sono previsti positivi a partire dal 2005 mentre l’utile netto è previsto positivo nel 2006. La priorità nel breve periodo resta comunque l’immissione di risorse fresche nel gruppo. Se Banca Intesa appare attendista sull’aumento di capitale, un appoggio potrebbe arrivare da Lazard. Gianvittorio Gandolfi ha confermato i contatti avviati con la banca d’affari francese: «Il mandato resta, ma riguarda un progetto più generalizzato per il finanziamento del gruppo. Rientra in un più ampio rapporto privato che la nostra famiglia e 17 Holding hanno con la banca d’affari. Stiamo perseguendo rapporti a tutto campo con istituti finanziari e industriali per rafforzare Cit».