Cit continua a sperare nel piano di rilancio

08/02/2005

    SUPPLEMENTO AFFARI & FINANZA di lunedi 7 Febbraio 2005

      FINANZA pag. 42

      Cit continua a sperare nel piano di rilancio
      boccata d’ossigeno dalle banche

      Non è certo la panacea che possa guarire tutti i mali di cui soffre Cit, la gloriosa Compagnia Italiana Turismo. Ma il prestito ponte da 14 milioni di euro garantito da un pool di primarie banche italiane è quello che si potrebbe definire una boccata d’ossigeno, necessaria per poter sperare in una possibile guarigione. Grazie ai soldi ottenuti da Banca Intesa il gruppo più esposto con Cit nonché da Capitalia, Montepaschi, Popolare Milano e Banco di Brescia i manager di Cit potranno concentrarsi sul piano di rilancio messo a punto da Livolsi & Partners e da Bain & co. Il cui coordinamento è stato affidato Giuseppe Vaccarone (ex Pirelli e Breda finanziaria), voluto proprio da Livolsi. Al prestito bisogna aggiungere i 6,6 milioni incassati dalla società araba Reda Alayawan che ha rinunciato all’acquisto dell’isola di Sacca Sassola nella laguna di Venezia, perdendo così la prima rata versata a titolo di deposito di garanzia.

      I 20,6 milioni consentiranno il pagamento degli stipendi (in alcune controllate gli arretrati arrivano fino a cinque mensilità) e la ripresa delle attività: secondo i sindacati alcuni rami di azienda sono pressoché fermi per mancanza di liquidità. Il tempo stringe. Perché rimettere in piedi la baracca si fa compito sempre più arduo. Come dimostrano gli ultimi dati di bilancio disponibili. A tutto il 31 ottobre 2004, Cit ha denunciato ricavi in calo del 23% a 290 milioni di euro, contro i 377 milioni dello stesso periodo dell’anno scorso. Mentre l’indebitamento netto (a novembre 2004) è salito da 41 a 174 milioni, dovuti soprattutto alla svalutazione di asset immobiliari e all’acquisizione della maggioranza della partecipata Progetto Italiano, con il conseguente consolidamento dei suoi risultati.


      L’arrivo del prestito ponte è stato quanto mai provvidenziale per contenere gli effetti negativi dell’aumento di capitale da 50 milioni che non riesce a trovare sottoscrittori. E soprattutto perché un gruppo di dipendenti, stanco di aspettare gli arretrati era già pronto a chiedere un decreto ingiuntivo per riscuotere il dovuto.


      (l.pa.)