“Cisl” Unità? Ora c’è il «pluralismo convergente»

06/07/2005
    mercoledì 6 luglio 2005

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      I rapporti con la politica / La «questione sindacale»

      Unità? Ora c’è il «pluralismo convergente»

        ROMA • Savino Pezzotta aveva posto la «questione sindacale» già otto mesi fa proprio su queste colonne, additando le carenze del sindacato, la sua incapacità di agire, chiedendo una riforma profonda, che desse nuovo smalto al ruolo della rappresentanza dei lavoratori nella società che cambia. Ieri al congresso della sua confederazione ha posto nuovamente questo tema, chiedendo a tutto il sindacato un salto di qualità a fronte dei pericoli che sta correndo il Paese, attaccato dall’esterno da una concorrenza sempre più agguerrita e non sufficientemente supportato dalla politica economica del Governo.

        Ha posto anche degli aut aut, il segretario della Cisl, per la messa a punto di una posizione comune sulla riforma del modello contrattuale, minacciando di procedere per conto suo. Ma sostanzialmente ha chiesto alle altre confederazioni di mettere da parte gli egoismi e le caricature di identità e, in nome degli interessi comuni, quelli dei loro rappresentati, i lavoratori, di affrontare a viso aperto il Governo, già in occasione della prossima occasione, la discussione del Dpef e poi della legge finanziaria, sulla base di una posizione comune.

        Lo sanno tutti che uniti si è più forti. Pezzotta non ha chiesto che il movimento sindacale si ricompatti solo per rinvigorirlo, ma per ridargli vero status di soggetto politico e perché come tale venga riconosciuto dai suoi interlocutori. Tre sindacati che hanno lo stesso obiettivo, appunto la difesa degli stessi interessi, ma non sono in grado di proporre una rivendicazione condivisa dalle diverse componenti; oggettivamente non possono porsi come autorità contrattuale. Ma così si viene meno al dovere primario di sindacalista, quello di farsi riconoscere quale controparte. C’è questo bisogno dietro le sue parole. E il fatto di aver volutamente messo da parte, anche nella scelta dei termini, il tema dell’unità sindacale per parlare più realisticamente di «pluralismo convergente», dimostra la sua decisione a superare le divisioni, riconoscendo il pluralismo e su questo fondando il nuovo ruolo del sindacato.

        Cgil e Uil in queste parole si sono riflessi e si sono riconosciuti. Lo dimostrano le parole encomiastiche di Guglielmo Epifani e di Luigi Angeletti, tutti e due d’accordo con la relazione di Pezzotta, ma soprattutto la decisione forte in tutte e due le confederazioni, di riprendere al più presto il confronto interno al sindacato per giungere a posizioni comuni, sia sulla riforma contrattuale che sulla politica economica. «Dobbiamo riprendere subito ha detto Carla Cantone, segretaria Cgil — il confronto unitario sulle politiche di sviluppo, su Legge finanziaria e Dpef e sull’insieme della politica contrattuale» .
        Adriano Musi, numero due della Uil, ha dei rimpianti per il passato.
        «Il sindacato — dice — poteva fare di più, poteva chiedere di contare. Ha sempre ceduto il passo alla politica, che però non ha mai risposto adeguatamente. Ma adesso possiamo rimediare» . Achille Passoni, segretario Cgil, guarda al confronto che il sindacato dovrà avere con gli schieramenti sui programmi elettorali. «Il sindacato può influenzarne la stesura, esaltando così le rispettive autonomie. Ma deve prima riuscire a discutere al proprio interno, sapendo che nessuno può ormai ancora pensare a vocazioni egemoniche. Non "può" farlo, " deve" farlo» .

          Una determinazione diffusa a mettere da parte le gelosie, le posizioni di parte per poter così tornare a contare. La Cisl non ha mai considerato la concertazione un fine, ha sempre creduto che fosse uno strumento per cogliere alcuni obiettivi e soprattutto fosse lo specchio del proprio essere. E tale può tornare a essere. L’emergenza sulle scelte per la crescita impone di lasciare gli egoismi di bandiera