Cisl, Uil e la scettica attesa di una nuova Cgil

01/03/2006
    mercoled� 1 marzo 2006

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    CONGRESSO. OGGI A RIMINI LA RELAZIONE DI EPIFANI

      Cisl, Uil e la scettica attesa di una nuova Cgil

        di Ettore Colombo

          Grande attenzione, qualche speranza, molto disincanto. Questi i sentimenti che albergano in Cisl e Uil di fronte al congresso della Cgil che si apre oggi a Rimini. I segretari generali Pezzotta e Angeletti parleranno domani e preferiscono entrambi aspettare di sentire la relazione di Epifani per esprimere giudizi. In platea sieder� per la prima volta anche una delegazione dell’Ugl, il sindacato della destra sociale guidato dalla neoeletta Renata Polverini. N� mancher� una delegazione di Confindustria di alto livello, composta dal vicepresidente con delega alle relazioni industriali Alberto Bombassei e dal direttore generale Maurizio Beretta. Il fatto � che, ad ascoltare Epifani, gli interlocutori �classici� di un sindacato, le parti sociali, rischiano di perdersi in un mare magno di presenze politiche, e tutte targate centrosinistra. Da mezza segreteria Ds a Bertinotti, da esponenti di peso della Margherita agli altri segretari dei partiti dell’Unione fino, naturalmente, a Romano Prodi, che parler� venerd�. �La Cgil ha scelto di giocarsi tutto sulla sua identit� e sul rapporto con il quadro politico�, alzano le spalle tra via Po e via Lucullo, sedi dei due sindacati “cugini”. E non si aspettano novit� di rilievo, anche se gli accenti e le predisposizioni d’animo sono diverse. Paradossalmente pi� chiuse e meno disposte al dialogo quelle della Uil, pi� possibiliste quella della Cisl, nonostante le polemiche siano state anche ruvide, tra Pezzotta ed Epifani. Sia per gli strascichi del patto per l’Italia firmato con il governo che per il rapporto con la politica e il delicatissimo tasto dell’autonomia, difesa sempre a spada tratta dal segretario cislino. Certo, nulla rispetto al muro contro muro Pezzotta-Cofferati, ma pur sempre un rapporto burrascoso (nel quale Epifani avrebbe un po’ subito la forte personalit� di Pezzotta) che la delicatezza del passaggio di consegne che si profila alla guida della Cisl forse attenuer�, rimettendo al centro della scena e dei rapporti di forza, magari anche grazie alla sponda del probabile, futuro, governo amico (per ora il pressing serrato della Cgil � sull’asse ulivista dell’Unione) il “timido Guglielmo”, specie se dispiegher� in pieno il suo sicuro profilo riformista e far� adeguare a esso l’intera organizzazione. La Cisl, sindacato riformista per eccellenza, potrebbe soffrirne l’iniziativa. Non a caso, il futuro segretario generale Raffaele Bonanni si � gi� fatto sentire, accusando la Cgil di �aver brillato per conservatorismo, non certo per riformismo, in questi anni�.

          Con il Riformista il futuro segretario cislino aggiunto di via Po, Pier Paolo
          Baretta, � pi� cauto ma possibilista: �Auspico passi avanti su tre punti cruciali. Dare il via libera a una discussione sulla riforma contrattuale, tema ormai maturo e prioritario anche per affrontare le emergenze del Paese. Poi un netto segnale sull’idea di autonomia del sindacato, che non vuol dire neutralit� ma nemmeno appartenenza. Infine, un tema forse spinoso, per la Cgil, ma importante per impostare un buon sistema di relazioni industriali: il sindacato vuole andare verso una maggiore democrazia economica e la partecipazione dei lavoratori nelle aziende o tornare a forme di antagonismo?�. Per Baretta il patto fiscale di Epifani
          va analizzato bene nei contenuti ma sente appieno l’importanza strategica
          della questione fiscale: �Il problema generale � se su questo come su altri
          temi l’approccio riformista la Cgil vuole cercarlo sui contenuti o applicarlo a seconda di chi siede al governo come controparte�.

          Ha pi� dubbi invece un altro segretario confederale cislino, Giorgio Santini, che ha seguito da vicino la (inconclusa) partita della riforma
          della contrattazione: �Non mi aspetto granch�. La Cgil sembra voglia
          parlare pi� ai suoi e alla politica. Ricompattarsi, pi� che discutere di “questione sindacale”. Spero solo che, dopo, un gruppo dirigente ben legittimato sia in grado di riprendere le fila di un dialogo e che un nuovo contesto politico permetta di trovare sintesi unitarie non prima ma durante le trattative, quando bisogner� fare i conti con la realt� tra tutte le parti sociali, sia sui problemi macroeconomici (risanamento) che sul piano delle relazioni industriali (contratti)�. Poche speranze e fortissimo scetticismo verso la Cgil regnano in casa Uil, invece, specie su quest’ultimo punto. Proprio il segretario Angeletti l’ha messa gi� dura, di recente: �Le regole del ’93 non esistono pi� come dimostra la chiusura del contratto dei meccanici ma una piattaforma unitaria sulla riforma
          degli assetti contrattuali � impossibile, meglio andare avanti ognuno per s�. E al Riformista il segretario confederale Paolo Pirani conferma la tesi e allarga lo scenario: �Non vedo grandi novit�, nelle tesi della Cgil, un po’ datate e problematiche su competitivit� e liberalizzazioni. E vedo ancora una certa presunzione di autosufficienza esiziale, a partire dal rapporto con la politica. I conti veri, comunque, li faremo con il nuovo governo.
          L� vedremo le posizioni in campo. Noi, infatti, il congresso lo facciamo
          dopo le elezioni, non prima�. E questo s� che si chiama disincanto.