“Cisl” «Sui contratti lavoriamo insieme»

08/07/2005
    venerdì 8 luglio 2005

    POLITICA ITALIANA – pagina 13

    IL CONGRESSO CISL • Apertura del leader Cgil Epifani: l’accordo del ‘ 93 va rivisto ma non smantellato

      «Sui contratti lavoriamo insieme»

        Tra i cislini consensi, ma anche diffidenza

        L’autocritica di Maroni: il Governo non ha mantenuto tutte le promesse
        Da Angeletti ( Uil) pressioni per intese rapide

          ROMA • Un minuto di silenzio. Il congresso della Cisl, alla sua terza giornata di lavori, inizia quando ancora non c’era la notizia degli attacchi terroristici a Londra. Si ferma a metà mattinata — per un minuto — per testimoniare la partecipazione del mondo del lavoro al lutto degli inglesi. I delegati della confederazione di Savino Pezzotta — riuniti al Palazzo dei Congressi di Roma — ascoltano gli aggiornamenti delle informazioni, fanno il passaparola mentre i vertici decidono di proseguire i lavori. Il clou è l’intervento del leader della Cgil, Guglielmo Epifani, che apre — sia pure con accortezza — alla riforma della contrattazione. L’intervento era molto atteso dopo l’ultimatum che Savino Pezzotta gli aveva dato nella sua relazione di apertura del congresso: o arriviamo a una proposta unitaria sui modelli contrattuali e sulle relazioni industriali, oppure a ottobre la Cisl va avanti da sola.
          Epifani risponde con una disponibilità. « Le commissioni sindacali — dice Epifani nel suo intervento al congresso — sia sulla riforma dei contratti che sulla democrazia sindacale riprendano a lavorare. Da domani. Anche con la partecipazione dei tre segretari generali.

          Si era avuta l’impressione che i lavori si fossero bloccati per colpa della Cgil: non è così. Se saremo in condizione di fare un’intesa unitaria, la Cgil non solo non si sotrarrà ma sarà disponibile a un’eventuale validazione tra tutti i lavoratori» . E aggiunge: «Noi non vogliamo perdere tempo. Ma è bene sapere che quello che il sindacato vuole, molto probabilmente non sarà quello che vuole Confindustria: temo che con la sua proposta voglia puntare alla deroga di una serie di tutele e di diritti collettivi » .

          Il leader della Cgil, quindi, non chiude la porta e concede la massima apertura possibile anche in considerazione delle conclusioni a cui è arrivato l’ultimo direttivo. Insomma, non ci potevano essere fughe in avanti, come avrebbe voluto la Cisl che si dichiara delusa. Le attese cisline di maggiori aperture, forse, non sono del tutto giustificate. La Cgil ha di fronte scadenze importanti: il suo prossimo congresso (nei primi mesi 2006), ma anche più immediate come il contratto dei meccanici, la Finanziaria e, soprattutto, la campagna elettorale e il voto. È noto che la confederazione di Epifani non voglia vincolare un eventuale accordo sulla riforma a tempi precisi. Oltre ai tempi ci sono anche i contenuti. Che Epifani chiarisce: « L’accordo del ‘ 93 va risistemato, non snaturato » . E sui metalmeccanici, Epifani insiste «sull’unità » della vertenza e sull’unità sindacale in senso più ampio, come valore della Cgil. La platea applaude soprattutto quando parte all’attacco del Governo e difende l’autonomia dei sindacati.

          Prima di Epifani, era salito sul palco il leader Uil, Luigi Angeletti, che aveva provato a stringere in un angolo la Cgil: « È già un anno che aspettiamo, e non possiamo certo attendere il vostro prossimo congresso. E magari aspettare il prossimo Governo, sperando in condizioni migliori. Saremmo matti » . Matti, perchè, spiega Angeletti «senza una riforma del modello sindacale e contrattuale non riusciremo a raggiungere il più alto numero possibile di lavoratori e ci condanneremo a essere una riserva, col rischio di diventare sempre più marginale» .

          Parole condivise dai delegati cislini che invece esprimono delusioni per le aperture giudicate troppo deboli di Epifani. « Abbiamo apprezzato la disponibilità al dialogo — commenta Pierpaolo Baretta, segretario confederale Cisl — ma ci aspettavamo una maggiore accelerazione sulla riforma contrattuale. Del resto, sulla Cgil di Epifani, un investimento c’è stato. Non c’è dubbio, comunque, che dal discorso di Epifani si vede un’agenda e un terreno di confronto che non va perso » . Non sono d’accordo i " colleghi" della Cgil che non capiscono la delusione cislina. «Quella di Epifani — dice Nicoletta Rocchi, segretario confederale " riformista" — è stata la dilatazione massima di disponibilità rispetto al dibattito della Cgil e alle conclusioni del nostro ultimo direttivo. Di più non si poteva fare e, del resto, mi pare abbia aperto una fase concreta di confronto tra noi. Inoltre, non ha parlato della legge sulla rappresentanza ed è un segnale di attenzione alla Cisl».

            A chiudere i lavori congressuali, è il ministro del Welfare, Roberto Maroni. Anche ieri c’è stato qualche fischio dalla platea ma il ministro leghista è stato apprezzato per l’autocritica. «Su alcune cose bisogna riconoscere che il Governo non ha mantenuto le promesse», ha detto Maroni è ha rilanciato il confronto perchè «fino a fine legislatura si possono ancora fare delle cose». Soprattutto sulla previdenza complementare che «è una sfida che si può vincere solo con il sindacato».