Cisl «spara» su pensioni e contratti

09/02/2007
    venerdì 9 febbraio 2007

    Pagina 13 – CAPITALE & LAVORO

    Cisl «spara» su pensioni e contratti
    Cgil non esclude l’aumento dell’età

      Cgil e Fiom: no sui contratti nazionali. Ma il direttivo Cgil è ambiguo sull’età Bonanni: ok allo «scalone», spostare le rivendicazioni sul secondo livello

        An. Sci.

          Roma

          Doppia sortita ieri, del segretario generale Cisl Raffaele Bonanni. Rimangiandosi parte del documento unitario siglato con Cgil e Uil, si è detto aperto all’ipotesi di tenere lo «scalone» Maroni pur di non far tagliare i coefficienti. In serata ha poi fatto marcia indietro, ribadendo i contenuti del documento. Dall’altro lato, ottenuto l’ok da Cgil e Uil sulla detassazione degli aumenti di secondo livello, Bonanni ha chiesto che Fim, Fiom e Uilm «spostino le richieste sul secondo livello, senza dissanguarsi sul nazionale»: da tempo la Fim si vorrebbe attestare sui 100 euro di aumento, mentre le altre due categorie stanno sui 130, e dunque Bonanni appoggerebbe una richiesta al ribasso. Secca la risposta di Guglielmo Epifani: «Il testo del documento unitario non si presta ad equivoci, anche per quanto riguarda il secondo livello di contrattazione e le prerogative del contratto nazionale». Per il segretario Fiom Gianni Rinaldini «non è scritto da nessuna parte che il contratto nazionale copre solo l’inflazione. Non siamo disponibili ad accettare diktat. Se il documento unitario significa demolire il contratto nazionale lo si dica chiaramente». Rinaldini spiega che «se Bonanni non chiarirà l’incidente il percorso unitario sulla piattaforma si potrebbe interrompere». Intanto ieri il Direttivo Cgil non ha completamente escluso la possibilità dell’innalzamento dell’età pensionabile. E’ stato infatti bocciato un emendamento «chiarificatore» avanzato da Dino Greco, che chiedeva alla confederazione di essere esplicita su due punti: assicurare con il pilastro pubblico il 60-65% dell’ultima retribuzione; porre un rigido paletto sui 57 anni di età e 35 di contributi, prevedendo solo volontarietà e incentivi per l’aumento, ed escludendo i disincentivi. Forse proprio per la sua chiarezza è stato votato a favore solo dall’area Fiom e dalla Rete 28 aprile (11 voti), mentre il resto dei votanti, incluso Lavoro e società, lo ha respinto. Il documento scritto con Cisl e Uil, insieme alla relazione di Guglielmo Epifani, è dunque stato approvato con 4 astenuti (area Rinaldini) e 4 contrari (Rete Cremaschi) su 134 votanti. Verrà sottoposto alla consultazione dei lavoratori (il percorso sarà definito con Cisl e Uil lunedì). La Cgil parteciperà con una sua delegazione alla manifestazione di sabato 17 a Vicenza. «La conclusione del direttivo è pessima – commenta Giorgio Cremaschi – Con questo voto la Cgil apre di fatto all’innalzamento dell’età pensionabile. A questo punto bisognerà lavorare nelle assemblee perché questa posizione venga cambiata: non possiamo dare ulteriori regali alle imprese». Più sfumata la posizione di Gianni Rinaldini, che spiega di essersi astenuto «perché il documento comune con Cisl e Uil, pur avendo un’impostazione generale condivisibile, non è chiaro su alcuni punti». «Il termine "superamento" riferito allo scalone è generico, non si capisce quale idea viene fuori sull’età pensionabile e su quale percentuale vogliamo attestare il minimo di copertura della pensione pubblica: il comitato centrale della Fiom ha espresso un’idea chiara, non meno del 60-65% dell’ultima retribuzione». Rinaldini chiede anche maggiore chiarezza sui tre tavoli che si apriranno con il governo: «Non si deve arrivare a unificarli, per fare magari una riedizione dell’"accordone generale", del Patto del ’93». Sugli incentivi fiscali al secondo livello, Rinaldini spiega che «certo non è la posizione di partenza della Cgil, ma è una mediazione: l’importante è che sia un processo limitato e che si calibri con l’altro concetto pure contenuto nel documento: elevare le retribuzioni». Il vero «trappolone» potrebbe essere la proposta di un salario aziendale tutto variabile. Sull’orario di lavoro il documento non dice nulla, eppure è una delle richieste della Confindustria: ma Epifani avrebbe escluso che la Cgil accetterà mai di porlo tra i problemi su cui discutere. Sulla legge 30, Rinaldini dice che «certo la contrattazione è importante, ma non può risolvere tutti i problemi, perché ci sono temi che la legge proibisce: non dobbiamo mollare sulle modifiche legislative. Bisogna capire se il documento, non nominando la 30, interdice al governo di fare una propria proposta di modifica, o se la Cgil ritenga che il governo debba presentarne una». Epifani avrebbe risposto che la Cgil è ancora decisa nel chiedere al governo di avanzare una proposta.