“Cisl” Sindacato e giovani: vince la diffidenza

07/07/2005
    giovedì 7 luglio 2005

    ECONOMIA ITALIANA – pagina 13

    VIAGGIO NELLA BASE DELLA CISL

      Sindacato e giovani: vince la diffidenza

        Per i delegati under 35 la sfida è coinvolgere i coetanei e conquistare i lavoratori «flessibili»

        Per un giovane decidere di fare — da grande — il sindacalista è sicuramente una scelta controcorrente. Già perché l’età è dalla sua parte ma i numeri proprio no. Dal 1986 al 2004, i lavoratori attivi iscritti alla Cisl e alla Cgil sono diminuiti del 9%, il tasso di sindacalizzazione è sceso— nello stesso periodo — fino al 17 per cento. Dati ancora più critici — come fa notare Paolo Feltrin nel suo libro " La sindacalizzazione in Italia"— se si considera che « la flessione interviene in un contesto di incremento occupazionale » . E poco più avanti, Feltrin si chiede « quale sarebbe il peso dei sindacati se non fosse intervenuto un aumento degli occupati? » .

        La domanda se la pongono le confederazioni— se lo chiedeva anche Savino Pezzotta nella relazione del congresso Cisl di questi giorni a Roma— ma soprattutto i giovani sindacalisti. Che esistono, anche se non sono molti. Sono quelli che hanno di fronte battaglie già vinte sui diritti e sulle tutele e che ora devono inventarsi altre battaglie e « un altro modo » di fare proselitismo. Perché — appunto — il lavoro standard diminuisce, l’occupazione ora non cresce, la crisi dell’industria aumenta e i nuovi occupati sono soprattutto nelle piccole imprese dove il sindacato non entra. Insomma, lo scenario si incupisce rispetto a quello che ha avuto di fronte Feltrin.

        «Iscrivermi? Che ci guadagno?» Uno scenario che peggiora a fronte di luoghi comuni che resistono. «Quando mi avvicino a un giovane e gli parlo del sindacato normalmente fa una risatina. Poi mi chiede: che ci guadagno? E poi dipinge il sindacalista come uno che ha smesso di lavorare e si è coperto le spalle » , racconta Francesca Melagrana, 32 anni, capelli rossi, piglio sicuro, sindacalista nei metalmeccanici della Cisl ( Fim) della Valle d’Aosta. Non ci sta all’immagine del sindacato che gli rimbalza addosso, a quella « diffidenza » che spesso sente tra gli amici e anche colleghi. Eppure quell’immagine si traduce in numeri: la Cisl raccoglie tra i lavoratori attivi poco meno di 2 milioni di persone ( meno della metà) contro i 2 milioni e 400mila della Cgil (ugualmente poco meno della metà).

        I nuovi luoghi: i concerti » . Tanti pensionati, quindi. E pochi giovani. «Ma è difficile avvicinare i giovani che non hanno un lavoro. Difficile convincerli con le parole, per questo dobbiamo lavorare sull’informazione, sui servizi: per esempio, dovremmo creare sportelli sui concorsi che ci sono, sulla formazione, sulle occasioni di lavoro. Mettere queste cose in rete e semplificarle.

        E poi andare dove vivono i giovani: non più la fabbrica ma i concerti, non più le assemblee in azienda ma la casa dello studente » . Abdon Ndiaye è un trentenne sengalese trapiantato a Cagliari dove lavora all’associazione Cisl per gli immigrati, la Anolf. Ha un tratto concreto Abdon che ammette: «Con gli immigrati non è difficile fare sindacato: sono loro che vengono da noi per sapere dei loro diritti, del permesso di soggiorno, per conoscere le regole del lavoro in Italia» .
        «Contratti decentrati e giovani leve» . Già perché tra gli immigrati il sindacalista riscopre le sue origini.

        Deve parlare di tutele, di diritti, che non sono cosa scontata per chi arriva dai Paesi in via di sviluppo. «Il problema è proprio questo: che i giovani trovano tutto scontato. Dicono: il contratto tanto si rinnova comunque anche se non sono iscritto» , dice Riccardo Ignoti, 30 anni, milanese, sindacalista negli alimentaristi della Cisl. «Per questo serve cambiare i modelli contrattuali e spostare il peso sul territorio, sulle aziende: per creare un nuovo interesse, dare spazio alle nuove leve», dice Stefania Montagner della Fim. Già perché «ora accade spesso che si libera un posto nel sindacato e non c’è nessuno dietro. Non ci sono nuove figure» , dice Abdon.

        «Credito e pensioni, le nuove domand » . La nuova frontiera sono i giovani lavoratori flessibili. Ed è una frontiera anche fisica, di luoghi, di contatti. Ne sa qualcosa Ivan Guizzardi che è alla guida della categoria più giovane della Cisl, quella dei lavoratori interinali e dei collaboratori (Alai). Gli iscritti sono 25mila— più dei 18mila della concorrente Cgil — ma in un " mercato" potenziale che è fatto di circa 1 milione e 300mila lavoratori flessibili. « Contattarli non è facile, la durata dei loro contratti è di 2 mesi. Allora abbiamo creato nuovi luoghi: le assemblee del Formatemp ( il corso di formazione per gli interinali, ndr). E abbiamo inventato nuove tutele. Credito, assicurazione sanitaria e previdenza sono le nostre nuove " offerte": la possibilità di iscriversi al nostro fondo per accedere ai mutui e, adesso, stiamo mettendo a punto anche forme di previdenza complementare » .

        Dall’ 86 al 2004 il tasso di partecipazione alle attività sindacali è sceso del 17%