“Cisl” Pezzotta piace a Prodi e Montezemolo

06/07/2005
    mercoledì 6 luglio 2005

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      CONGRESSO 1. QUALE CONTRIBUTO PER USCIRE DALLA CRISI

        La Cisl di lotta e di (nuovo) governo
        Pezzotta piace a Prodi e Montezemolo

          L’orso bergamasco, questa volta, non ruggire più di tanto ma espone analisi, propone soluzioni, offre risposte. Alla crisi economica del paese e alla necessità di riprendere l’iniziativa sulla contrattazione. Il segretario generale della Cisl, dal palco del palazzo dei Congressi dove ieri si è aperto il XV congresso del suo sindacato, ha tenuto una relazione d’apertura lunga e articolata parlando per quasi due ore e dicendo verità a muso duro, essenziali per una Cisl «sempre scomoda e sempre se stessa».

          Il suo giudizio-bilancio di questi quattro anni di legislatura non potrebbe essere più severo. «Negativo e critico» lo definisce tra gli applausi dei delegati che all’ingresso degli ospiti più illustri (oltre agli esponenti dell’esecutivo, c’erano Casini, Follini e tutti i leader dell’Unione) hanno fischiato il ministro Maroni e applaudito Prodi. Il Professore poi dirà che «la Cisl vuole aiutare il Paese a farci uscire dalla crisi» mentre Fassino parlerà di «lucida diagnosi della crisi italiana» e Rutelli di «una politica che è utile che accetti e faccia propria la sfida dell’autonomia di Pezzotta e della Cisl». Pezzotta accompagna la sua analisi a un invito: prendere atto che la situazione economica e sociale è «terribile» e varare un programma «minimo ma realizzabile», in questi ultimi mesi. Oppure «lasciare il campo in anticipo». I suoi giudizi critici investono tutto il mondo politico e i partner sociali del sindacato, Confindustria in testa (sull’Irap). Ma l’attenzione verso le richieste e le proposte degli imprenditori è alta. E il presidente di Confindustria Montezemolo, che di solito non partecipa in prima persona ad assise sindacali, è in prima fila e definirà la relazione di Pezzotta «in gran parte condivisibile, responsabile e coraggiosa: guarda avanti e condivide con noi la necessità di riforme».

          Del resto, l’analisi del segretario generale è tanto lucida quanto ironicamente spietata. «L’Italia è finalmente uscita dalla stagnazione, per entrare nella recessione» ma «a fronte dell’evidente bisogno di cambiare, quel che il governo continua a offrire invece è una grande, contraddittoria differenza di posizioni e la mancanza di una chiara linea di politica economica, come purtroppo abbiamo dovuto constatare anche nell’ultimo incontro a palazzo Chigi». Pezzotta, dopo la mancata attuazione del Patto per l’Italia come pure della legge 30 («inattuata»), per non dire della riforma degli ammortizzatori sociali, si sente più che scettico, del tutto disilluso, verso questo governo. Aspetta, più che il Dpef, la Finanziaria, e chiede la restituzione del fiscal drag.

          Pezzotta rilancia con forza la concertazione, ma quella “semplificata”, il patto sociale di legislatura. Poi ci sono anche patti “minori” (contro il lavoro nero, per la scuola, per la pubblica amministrazione, quello fiscale con i cittadini) non meno importanti, la riforma del welfare e l’impegno internazionale, molto sentito dal segretario, sull’Africa, a favore della pace e di una globalizzazione solidale. Infine c’è il tasto dolente, quello dei rapporti interconfederali: abbandonata ogni velleitaria “unità sindacale” Pezzotta ripropone il «pluralismo convergente». «A Cgil e Uil ci legano tante cose», dice, ma negli ultimi anni, a fronte di un «rapporto sereno» con la Uil, con la Cgil «abbiamo avuto forti contrasti». Il clima è cambiato, «con la nuova dirigenza» (Epifani dopo Cofferati), ma «le differenze restano». Pezzotta ne prende atto, mette in soffitta la «retorica unitaria» e spera arrivi il «tempo dell’aratura».

            Formalmente il suo è un ultimatum («noi non ci rassegniamo all’immobilismo», dice, e giù applausi) ma poi arriva l’apertura: «Un’intesa è possibile, ma va fatta non oltre l’autunno». «Sono convinto che le distanze tra noi e la Cgil non siano tanto profonde da non consentirci una mediazione positiva», spiega mentre il segretario della Cgil Epifani, seduto accanto ad Angeletti, ascolta attento. Poi propone, per settembre, ottobre, una grande consultazione unitaria tra i lavoratori, avvertendo che «se non ci sarà una proposta condivisa nei tempi indicati» la Cisl darà avvio a una “in proprio”.