Cisl, Pezzotta pensa in grande

11/07/2005
    sabato 9 luglio 2005

    Cisl, Pezzotta pensa in grande
    «Puntiamo a diventare il primo sindacato». E lancia la formula del «pluralismo convergente»

      di Felicia Masocco/ Roma

        PRIMATO La Cisl non è seconda a nessuno, è fiera e orgogliosa di quanto fa e dice e si pone ora un traguardo ambizioso. L’idea del sorpasso (tra Cgil e Cisl ci sono 1 milione e 300mila tessere di differenza), la sfida a Corso d’Italia che se vinta sarebbe storica, l’ha lanciata ieri Savino Pezzotta alle battute finali del quindicesimo congresso prima di ricevere due minuti di ovazione, preludio alla riconferma del leader che formalmente avverrà il 19 luglio. «Un bravo prete deve avere l’ambizione di diventare vescovo», ha argomentato il cattolico Pezzotta. «Diventare la prima organizzazione non farebbe male» ha concluso.

          Capovolgere i rapporti di forza potrebbe imprimere una diversa orma al sindacalismo italiano tanto più che proprio la Cisl con questo congresso volta pagina sull’unità sindacale e sulla sua «retorica roboante». Meglio il «pluralismo convergente», valorizzare le differenze, il che significa ancor di più mettersi in competizione. In questi quattro giorni di confronto al Palazzo dei congressi dell’Eur si è molto discusso sul futuro del sindacalismo confederale. Si è interrogato il popolo cislino e lo hanno fatto i leader, oltre a Pezzotta gli ospiti Guglielmo Epifani e Luigi Angeletti.

            I rapporti con la politica in tempi di bilateralismo e il rapporto tra confederazioni sono i grandi temi di questi anni. La riforma del modello contrattuale e la politica dei redditi sono l’attualità.

              Sui contratti ieri Pezzotta ha replicato a Epifani. Posto in premessa l’apprezzamento alla Cgil per essersi detta pronta a riprendere subito il lavoro per cercare un’intesa unitaria, il leader cislino ha fatto sapere che nella sua agenda la data del 15 settembre è segnata come la fine del confronto. Dopodiché Pezzotta andrà avanti da solo o con chi c’è. Ritiene che differenze sostanziali non ce ne siano con la Cgil e tantomeno con la Uil con cui ci sono maggiori assonanze. C’è invece la necessità di giocare d’anticipo su Confindustria per evitare che in campo finisca con l’esserci solo «la proposta dei padroni» e che «scorrazzi sui giornali e in tv creando confusione tra i lavoratori».

                Savino Pezzotta ha poi rimarcato quelle che a suo avviso sono «contraddizioni» nell’elaborazione della Cgil sulla politica dei redditi e il patto del ‘93. Epifani sostiene che quel patto «non va snaturato, semmai risistemato», l’inflazione programmata va cancellata come riferimento per i contratti. «È una posizione debole e contraddittoria», spiega dal palco Pezzotta, per il quale quel patto non sta in piedi senza l’inflazione programmata e visto che non si può ripristinare tutto «bisogna avere il coraggio di cambiare. L’autonomia, essere «solo sindacato» è invece la bussola con cui la Cisl intende orientarsi nel rapporto con la politica.

                «Dobbiamo pensare a un paese amico, non a un governo amico» è la sintesi. A proposito del governo, la forte critica sul suo operato è stata ieri ribadita insieme alla richiesta di un programma «minimo» di fine legislatura per affrontare «l’emergenza economica». «L’autunno può riservarci sorprese amare» è il timore.

                  Il congresso della Cisl ha eletto il consiglio generale: primo degli eletti è stato Pezzotta con il 90% dei consensi. L’organismo si riunirà il 19 luglio ed eleggerà il leader e la segreteria. L’attuale segretario è candidato unico, verrà riconfermato. Con lui la squadra dei segretari confederali tra i quali – verosimilmente – verrà scelto il prossimo leader. Ma «non ci sono né delfini, né esclusi», ha chiarito Pezzotta. La corsa alla leadership di via Po è aperta.