Cisl e Uil «studiano» la svolta Cgil

17/09/2003



      Mercoledí 17 Settembre 2003


      Cisl e Uil «studiano» la svolta Cgil

      La scelta unitaria contro la riforma apre uno scenario nuovo nei rapporti tra le sigle


      ROMA – Gli accordi ufficiosi del Governo sulle pensioni aiutano anche a ricostruire un percorso sindacalmente corretto. La curva della Cgil che solo un anno fa proclamava uno sciopero preventivo sulla Finanziaria e ora sceglie il confronto e le proposte insieme alle altre confederazioni, non stupisce Cisl e Uil. Ma nemmeno le convince. Si è fermato a Bologna il progetto politico di Sergio Cofferati, si è persa una prospettiva, dei riferimenti. Il coté di girotondi e movimenti hanno fatto da spalla a un sindacato che scommetteva di fare l’opposizione, tenuto un po’ in caldo il ricordo del Circo Massimo. Poi, il referendum sull’articolo 18, l’astensione di Cofferati, la sconfitta di una Cgil schierata sul sì, la scelta dell’ex leader di candidarsi sindaco nella città di Prodi. Si è perso un orizzonte strategico che resta intatto per la Fiom e per una sinistra sindacale che detta ancora le sue condizioni. Intanto sono emersi i "riformisti" cigiellini, si è rotto l’incantesimo dell’unanimismo dell’ultimo congresso di Cofferati.
      A chi interessa ora una Cgil che fa opposizione? Serve ancora al sindacato di Epifani attestarsi su un’altra ispirazione politica, ora che a sinistra i giochi sono più che mai aperti? O piuttosto conviene rimettere piede nel mercato sindacale? In Cisl e Uil non stendono tappeti rossi né chiudono la porta al "rientro" della Cgil, si sta a guardare valutando che molto è cambiato. «Tramontato il progetto politico di Cofferati, la Cgil può liberarsi da una posizione oltranzista ma, per il momento, si vede solo la tattica. Non c’è ancora una strategia diversa che può passare solo attraverso una discussione interna sul sindacalismo confederale», dice Paolo Pirani, segretario confederale della Uil. «Il sindacato-partito è stato sconfitto. È calata l’ombra sul gioco egemonico della Cgil. Non dico che siamo alla svolta, aspetto di vedere se la tattica cede il passo a una sostanza sindacale nuova. Di nuovo c’è già qualcosa: la consapevolezza di tutti che non ci sono solo rotture o unità a ogni costo, c’è un’idea laica di pluralismo sindacale che è fatto di sintonie da coltivare e distanze da non drammatizzare. Serve ora trovare un approdo, una sintesi. In questo senso l’incontro di lunedì dei tre leader ha fatto fare un pezzo di strada in più: non tanto sulle pensioni, che ci obbligano a una posizione difensiva ma sugli altri temi su cui si è deciso di fare proposte unitarie e non il calendario delle mobilitazioni», commenta Pierpaolo Baretta, segretario confederale della Cisl.
      La riscoperta della proposta, quella fatta per trattare e non per il muro contro muro, serve a ridefinire un’identità sindacale che non è fatta più dei tre milioni di bandiere rosse del 23 marzo 2002. «Se si sceglie la strada dei contenuti si arriva al punto: al confronto con una Fiom che fa solo testimonianza politica e nessun contratto. In più oggi, con l’iniziativa dei riformisti, è riapparsa un’articolazione interna dopo che l’ultimo congresso di Cofferati aveva consegnato a Epifani un sindacato-monade, vincolato all’unanimismo. La battaglia sull’articolo 18 aveva poi rafforzato l’arroccamento, l’autoreferenzialità contraddicendo una tradizione fatta di componenti diverse che hanno sempre aiutato il dialogo e la ripresa del dialogo con gli altri sindacati. Penso, per esempio, alla vicenda della scala mobile. Negli ultimi anni, invece, l’unità organizzativa si è contrapposta all’unità sindacale», osserva Pirani.
      Non ci sono solo le vicende interne e i percorsi dell’ultimo leader. C’è anche uno scenario esterno che è cambiato. «Due anni fa – dice Baretta – eravamo davanti a un Governo forte politicamente e numericamente. Oggi si è persa la compattezza politica e le difficoltà economiche del Paese sono aumentate. Se prima la Cisl voleva evitare l’effetto Scargill e la Cgil puntava a fare opposizione, oggi ci sono temi oggettivi che costringono a stare insieme. È, quindi, anche il contesto generale a favorire la ripresa di un contatto giocato sui contenuti. Non tanto sulle pensioni, dove non ci sono margini negoziabili, quanto sullo sviluppo, sui prezzi e tariffe dove al silenzio del Governo va contrapposta un’idea».

      LINA PALMERINI