Cisl e Uil spiazzano la Camusso

19/01/2011

È durata meno di 48 ore la speranza delle segreteria Cgil di poter riallacciare in tempi brevi il dialogo con Cisl e Uil. Fatta approvare di forza, dal direttivo nazionale, una «proposta su democrazia e rappresentanza », Susanna Camusso si è sentita rispondere «niet» in poche ore da Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. In modo persino irridente e offensivo, in qualche battuta («sembra più mirata alla soluzione di un problema interno di organizzazione che a trovare una base proficua per un accordo interconfederale»; o anche «quel che è certo è che noi non faremo mai da mediatori tra la Cgil e la Fiom»). Il punto che non va giù ai due «complici» è «l’uso abnorme del referendum» che sarebbe previsto nel testo della Cgil. Giudizio decisamente esagerato, visto che lì veniva preso in considerazione al pari della «consultazione certificata» e solo in caso di dissenso tra i sindacati al momento di firmare un accordo (in ogni caso con una «maggioranza qualificata superiore al 50% e con quorum da definire»). I «due» hanno quindi controproposto: «tiriamo fuori dal cassetto il documento del 2008 che ci costò otto mesi di mediazione», ma che non portò poi ad alcuna conclusione.
Gianni Rinaldini, coordinatore dell’area «La Cgil che vogliamo » ed ex segretario generale Fiom, sintetizza in poche parole il senso di questo rifiuto: «Cisl e Uil preferiscono quel testo perché lì non è previsto cosa si fa quando i sindacati non si trovano d’accordo». Un vuoto che ai loro occhi legittima sempre «la possibilità di fare contratti separati, senza nemmeno consultare i lavoratori». La stessa logica che ha portato agli «accordi» si Pomigliano e Mirafiori.
Merito a parte, ha sorpreso molto la rapidità sprezzante della risposta a un’offerta di «dialogo ». Specie perché arriva dopo diverse settimane di grandi lodi verso la Camusso (sia da parte Confindustriale che dagli stessi Bonanni e Angeletti), accompagnate da inviti espliciti a «far fuori la Fiom» e sottoscrivere al suo posto il diktat Fiat. Il voto delle Carrozzerie ha insomma evidenziato la subordinazione di Cisl e Uil ai desiderata dell’azienda e quindi ha consegnato alla Fiom (indirettamente alla Cgil) la possibilità di rappresentare quasi per intero il dissenso dei lavoratori. La reazione dei «complici» è quindi in qualche misura obbigata: va accentuato il presunto «isolamento» del primo sindacato italiano, rifiutando qualsiasi contatto se non successivo a un «pellegrinaggio a Canossa». La Cgil non può certo incamminarsi su questa strada senza perdere consensi importanti tra i lavoratori proprio quando si vanno moltiplicando. Vero è che il merito di questo successo di massa è da ascrivere soprattutto alla «tenuta» della Fiom stessa, anche davanti a pressioni o moral suasion esplicite provenienti dalla stessa Cgil (e persino dall’ala «camussiana» interna alla Fiom). Se tutto questo è vero, appare ora molto debole la «sortita dialogante» decisa sabato scorso. O quantomeno fuori tempo. Ah, Mirafiori, quanti equilibri hai scombussolato! Per fortuna