Cisl e Uil soddisfatte, strappo della Cgil

31/10/2002



          31 ottobre 2002


          CONTI E SVILUPPO


          Cisl e Uil soddisfatte, strappo della Cgil

          Dal sindacato di Pezzotta e Angeletti «sì» all’Esecutivo – Epifani: gli incontri separati colpiscono l’unità


          ROMA – Anche sul Mezzogiorno, uno dei pochi terreni su cui Cgil Cisl e Uil avevano ripreso a dialogare, si torna alla spaccatura sindacale. Ieri sia la Cisl di Savino Pezzotta («sul Sud il Patto è stato rispettato») sia la Uil, hanno giudicato un «passo in avanti» le risposte date dal Governo nell’incontro di ieri a Palazzo Chigi mentre la Cgil ha abbandonato il tavolo in netto dissenso, oltre che sul metodo in cui è stata gestita la trattativa, anche sul merito. Ad aver segnato una nuova distanza della Cgil con Cisl e Uil e con il Governo sono stati gli incontri di martedì sera al ministero dell’Economia: incontri bilaterali sul maxi-emendamento tra Esecutivo e i firmatari del Patto per l’Italia che più avevano contestato la Finanziaria sul capitolo Mezzogiorno, Confindustria, Cisl e Uil. «L’incontro separato fa più male all’unità sindacale di qualsiasi altra cosa e qualsiasi altra differenza di merito», ha detto ieri il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, all’assemblea della Fiom dove ha preferito andare piuttosto che partecipare all’incontro a Palazzo Chigi previsto nelle stesse ore. Ma la sferzata a Cisl e Uil non mette in discussione il valore che la Cgil dà all’unità sindacale, nonostante il momento non sia dei più adatti: «Noi teniamo al valore dell’unità perché rafforza il lavoratore. Le vicende di queste ultime ore pesano nei rapporti ma la bandiera dell’unità è nostra, è della Cgil». Rimane a questo punto un’unica liana per l’unità: la crisi della Fiat visto che sui meccanici (vedi anche articolo a pag. 19) si prendono direzioni opposte. Ancora più forte, se è possibile, è lo strappo della Cgil con il Governo. «Che bisogno c’era di sentire separatamente Cisl, Uil e Confindustria? Che volontà c’è dietro? Questa esclusione non offende la Cgil, ma il ruolo del Governo, la sua credibilità, la sua serietà istituzionale. Anche perchè a quel tavolo, martedì sera, non c’erano anche altre 32 sigle che hanno firmato il Patto per l’Italia». Ma ieri, dopo la frattura sancita dalla forma, si è arrivati anche alla sostanza. «Le rimodulazioni portate avanti dal Governo sono, di fatto, una partita di giro: le risorse sono diminuite rispetto a quelle che erano state previste e la metodologia è stata modificata. Resta il fondo unico, ma con meccanismi automatici e discrezionali – spiega il segretario confederale Cgil, Paolo Nerozzi -. Abbiamo lasciato il tavolo in polemica con il Governo anche se abbiamo mantenuto nostri rappresentanti per gli incontri tecnici: ogni volta che siamo invitati noi partecipiamo per dare sempre il punto di vista di un’organizzazione che rappresenta 5 milioni di lavoratori». Cisl e Uil che invece perseguono un obiettivo diverso anzi, opposto a quello della Cgil, cioè l’attuazione del Patto per l’Italia, riconoscono al Governo di aver fatto «passi avanti» anche se restano scoperti ancora dei capitoli, come quello fiscale e quello delle infrastrutture. Insomma, il giudizio sulla Finanziaria non si chiude qui, avvertono le due confederazioni. «Credo che sia stato fatto un passo avanti – ha commentato il leader Cisl Pezzotta – perchè per quanto riguarda il Mezzogiorno abbiamo portato a casa mille miliardi delle vecchie lire in più sulla manovra complessiva». Anche la Uil, rappresentata dal responsabile per il Mezzogiorno, Paolo Pirani (non era presente il leader Luigi Angeletti, nè il numero due Adriano Musi) ammette che sulla Finanziaria «sono stati fatti alcuni importanti passi in avanti sul fronte del Mezzogiorno. Di buono c’è – ha precisato Pirani – l’aver bloccato il tentativo di mettere in discussione strumenti come il bonus per l’occupazione e il credito d’imposta per le imprese che investono nel Mezzogiorno». Malumori invece in casa delle altre organizzazioni datoriali. Dalla Confcommercio, in particolare, che con il presidente Sergio Billè ha criticato aspramente «gli incontri con parte delle parti sociali perché rappresentano un metodo politicamente assai scorretto». Insomma, non solo la Cgil non ha "gradito" l’esclusione: «Il fatto che questo confronto sulla Finanziaria sia stato preceduto da incontri e riunioni tra Governo e alcuni settori di impresa, e parte del sindacato – ha detto critico Billè – lascia pensare a forme di pre-patteggiamento che non possono certo essere condivise». Sul piede di guerra gli artigiani che con Confartigianato e Cna arrivano a minacciare una mobilitazione: «Il nostro è un grido d’allarme perchè questa Finanziaria non dà risposte alle esigenze delle piccole imprese». E bocciano il Governo anche i commercianti della Confesercenti: «Siamo insoddisfatti – ha detto il presidente Marco Venturi – e manteniamo il giudizio di inadeguatezza su questa finanziaria perchè non rilancia i consumi nè affronta il nodo del turismo al Sud». Scontente anche le associazioni agricole (Confagricoltura, Cia, Coldiretti e Copagri).
          Lina Palmerini