Cisl e Uil senza più dubbi: sciopero generale

15/03/2002





Una riunione unitaria delle segreterie confederali deciderà la data della protesta – Domani il «work day»
Cisl e Uil senza più dubbi: sciopero generale
Pezzotta: una risposta forte a una linea sbagliata – Cofferati: al Governo la responsabilità della rottura sociale
ROMA – Cisl e Uil non hanno più dubbi. «Non resta che lo sciopero generale», ha detto Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, dopo la decisione presa dal Consiglio dei ministri. «Lunedì – ha fatto eco Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl – proporrò all’esecutivo della mia organizzazione la proclamazione di uno sciopero generale». Con tutta probabilità si tratterà di uno sciopero unico, che le tre confederazioni faranno assieme. La decisione verrà presa nel corso della riunione delle tre segreterie che dovrebbe svolgersi nei prossimi giorni. Il giorno preciso non è ancora stato fissato, perché, lo ha sottolineato lo stesso Sergio Cofferati, il segretario generale della Cgil, tutto dipende dagli impegni delle tre confederazioni. È stato del resto lo stesso Cofferati ad affermare che ora sono possibili azioni comuni. «Decideremo – ha detto – nell’ambito della riunione unitaria quali cose conviene fare per arrivare agli obiettivi che ci eravamo dati». È evidente che la manifestazione del 23 marzo sarà organizzata dalla sola Cgil, tanto è vero che Cisl e Uil hanno già fatto sapere che non vi parteciperanno, mentre le altre sigle avranno loro manifestazioni come il «work day» della Uil di domani, ma non è possibile chiamare i lavoratori a tre scioperi diversi. Naturalmente per avere consenso generale sarà necessario fissare una data diversa dal 5 aprile, che la Cgil aveva indicato nelle settimane passate: si tratterebbe infatti di una semplice «adesione» da parte delle altre due sigle e questo nessuno lo accetterebbe. Tutti verso uno sciopero unico, ma indubbiamente resta un po’ di ruggine nei rapporti tra le tre organizzazioni. Cofferati ha detto di essere contento del fatto che si sono «ricreate le condizioni per fare delle cose assieme», ma non ha rinunciato ad affermare che i leader di Cisl e Uil devono adesso «chiarire le loro intenzioni». È stato lui il primo però a ricordare che «anche nel corso di queste settimane è rimasto un rapporto unitario che ha consentito di fare delle cose assieme, per esempio sulla scuola». Il segretario generale della Cgil è stato comunque attento a ribadire che non esistono problemi «né di primati, né di figlioli prodighi», ma solo quello di cercare come andare avanti assieme. Forte invece la polemica di tutti con il Governo. Angeletti ha contestato il presidente del Consiglio, secondo il quale il Governo ha assunto una decisione dolorosa per colpa dei sindacati. «Siamo noi – ha detto il segretario della Uil – ad essere stati obbligati a una scelta dolorosa, perché da mesi chiediamo all’Esecutivo di non modificare l’articolo 18 per evitare di innescare un pericoloso conflitto sociale. Ora – ha aggiunto – saremo conseguenti e faremo ciò che avevamo annunciato». Sulla stessa linea Pezzotta. «Il Governo – ha detto – ha abbandonato la strada del confronto e della trattativa e ha scelto lo scontro: un fatto grave che avrà ricadute pesantissime sulle relazioni sociali, sulle condizioni economiche del Paese, sulle imprese». Secondo il segretario della Cisl il risultato finale sarà un abbassamento del livello della produttività, perché, ha spiegato, «i lavoratori si sentiranno poco legati all’impresa dove lavorano, visto che il loro rapporto sarà a scadenza. Sarà – ha insistito – la balcanizzazione del mercato del lavoro. L’accesso al primo impiego sarà sempre e solo a termine, perché nessuno rinuncerà a modificare il rapporto di lavoro in un secondo tempo per non applicare l’articolo 18». Anche Cofferati ha polemizzato con Silvio Berlusconi. Al presidente del Consiglio che aveva affermato come lo sciopero generale sarà in pratica diretto contro i giovani, per cui i lavoratori lotteranno contro i loro figli, il segretario generale della Cgil ha detto che è il Governo a voler «togliere diritti ai figli». Noi, ha detto il sindacalista, «vogliamo al contrario che i figli abbiano le stesse tutele dei padri». Su linea identica anche la Ugl, il sindacato vicino ad An, pronto allo sciopero generale, che ha tappezzato Roma di manifesti con uno slogan molto efficace: «Il lavoro dà diritti, i diritti non si toccano».
Massimo Mascini

Venerdí 15 Marzo 2002