Cisl e Uil: così salta il Patto per l’Italia

30/09/2002



        29 settembre 2002



        Protestano i sindacati: dopo il credito d’imposta, ora i contributi – Per Santini e Pirani si bloccano gli investimenti nel Mezzogiorno

        Barbara Fiammeri


        ROMA – La decisione del Governo di riformare gli incentivi alle imprese, dimezzando l’attuale contributo a fondo perduto, è in netta contraddizione con gli obiettivi sottoscritti dall’Esecutivo nel Patto per l’Italia. A sottolinearlo sono Cisl e Uil che chiedono esplicitamente al Governo di rivedere le ultime decisioni sul Mezzogiorno grazie alle quali al ministero dell’Economia stimano di poter detrarre dal deficit 1,5 miliardi di euro. «Se dovessimo sommare la riduzione degli incentivi a quanto già prodotto dallo stop al bonus occupazione dovremmo prendere atto che il Governo sta apertamente violando il Patto e ne trarremmo le conseguenze». Queste le dure parole pronunciate dal segretario confederale della Cisl, Giorgio Santini, che sottolinea come «da alcune settimane ci siano state da parte del Governo una serie di gravi decisioni che di fatto annullano le convenienze ad investire e ad assumere nel Mezzogiorno. Analoga la posizione del segretario confederale della Uil, Paolo Pirani: «Se si fermano gli investimenti al Sud si ferma anche il Patto, questo è ovvio». Per il sindacalista della Uil «l’azione del Governo rischia di compromettere in modo sostanziale la centralità attribuita al Mezzogiorno dall’accordo del 5 luglio», che indicava anche gli interventi da assumere: aumento delle risorse destinate al Sud, finanziamento di patti territoriali e contratti di programma, rilancio degli interventi infrastrutturali e cumulo tra credito d’imposta sugli investimenti e Tremonti bis». Di qui l’invito «a un ripensamento». La gravità della situazione della finanza pubblica, secondo Cisl e Uil, non può essere affronatata facendone sopportare l’onere al Mezzogiorno. «È incomprensibile che il Governo abbia bloccato il bonus assunzioni invece di limitare l’agevolazione al solo Mezzogiorno – aggiunge Santini – così come sono altrettanto incredibili le misure decise sul credito d’imposta per i nuovi investimentimenti invece di eliminare la Tremonti bis per la quale il Governo si è ben guardato da indicare tetti o coperture». Il giudizio definitivo a questo punto arriverà domani quando si conoscerà il testo della Finanziaria. «Aspettiamo di ragionare sulle cose concrete – ha detto Guidalberto Guidi, consigliere incaricato di Confindustria per le relazioni industriali – l’importante è che il flusso di aiuti continui ad arrivare, non si interrompa. In quale modo questo avvenga lo si può valutare». L’interruzione degli aiuti peraltro non è un’ipotesi inverosimile. L’eventuale modificazione di leggi che la Ue considera «aiuti di Stato», comporta infatti un passaggio obbligato a Bruxelles. Ma al di là della vicenda sul dimezzamento del contributo a fondo perduto, il 50% del quale verrà ottenuto dalle imprese sotto forma di prestito a un tasso agevolato dello 0,5% annuo, resta da capire quale sia la strategia complessiva del Governo sul Mezzogiorno. A partire dalla quantificazione delle risorse destinate al Sud, dall’utilizzazione dei residui, dalla facilità o meno di accedere ai contributi o di usufruire dei bonus fiscali. Nulla si sa ad esempio di cosa avverrà dei miliardi di euro prenotati il 25 luglio scorso con il bonus investimenti e gran parte dei quali non si tradurrà certamente in opere concrete. Così come nulla si dice a proposito del cumulo tra Tremonti bis e credito d’imposta. Nella bozza della Finanziaria in circolazione in queste ultime ore la proroga non c’è. Eppure nel Patto la riduzione all’85% del credito d’imposta era stata accordata dalle parti sociali proprio con la promessa del cumulo e di una proroga «per un congruo periodo di tempo» della Tremonti che scade alla fine di quest’anno.