Cisl e Cgil sono ai materassi, Confindustria può attendere

13/10/2004



il nuovo Riformista

 
mercoledì 13 ottobre 2004





RIFORME 2. VERSO L’OK CORRAL DI LUNEDÌ
DI ETTORE COLOMBO
Cisl e Cgil sono ai materassi
Confindustria può attendere
Epifani invia un memorandum a Prodi, Pezzotta alza il telefono

In pieno Transatlantico lo storico segretario della Uil Giorgio Benvenuto, oggi deputato Ds, allarga le braccia sconsolato: «Quando dentro il sindacato confederale non si trova l’unità, nessuno dei suoi componenti riesce a imporla alle controparti». Ieri mattina, come un fulmine a ciel sereno ma le cui avvisaglie di tempesta erano tutte di solare evidenza, l’incontro che doveva tenersi in viale dell’Astronomia e che doveva servire a far “ripartire il dialogo” tra i tre sindacati confederali da un lato e Confindustria dall’altro, è saltato. Per colpa di Montezemolo? «Dopo aver verificato che su punti importanti dell’agenda le posizioni tra i sindacati permangono molto diverse – recita un laconico comunicato di Confindustria – meglio rinviare». La decisione di rimandare l’incontro sarebbe maturata lunedì sera, dopo una lunga serie di telefonate tra i segretari di Cgil, Cisl e Uil e il direttore generale di Confindustria, Maurizio Beretta. Constatato che non c’era intesa nemmeno sui titoli da discutere, meglio il rinvio, si sarebbero detti. I dietro le quinte, però, parlano di un Pezzotta talmente furibondo a causa delle «proposte di programma» scodellate da Epifani sul tavolo di Prodi da alzare il telefono e dire a Beretta e Bombassei: «Siamo in disaccordo su tutto, perché incontrarci? Per vederci litigare come a luglio?».

Sulla decisione di far slittare l’appuntamento con Confindustria avrebbe pesato, e non poco, la polemica scoppiata tra Cgil da un lato e Cisl e Uil dall’altro sui rapporti da tenere con l’Ulivo e col governo, cioè sulla politicità o meno del sindacato. Alfonso Gianni, deputato del Prc e colonnello di Bertinotti, ha le idee chiarissime in proposito: «A fare politica è stata la Cisl, firmando l’odioso Patto per l’Italia. Rimproverarlo oggi alla Cgil è solo ipocrita. La legge 30? Anche Treu (responsabile economico della Margherita) è pronto ad abrogarla…». Pierluigi Bersani, responsabile economico dei Ds, cerca una difficile mediazione: «I contatti sono in corso, i tre leader si rivedranno presto, bisogna trovare una mediazione alta – dice al Riformista – e la vedo possibile, anche per la ripresa di dialogo nel settore più ostico, quello dei metalmeccanici».


Certo è che i rapporti tra la Cisl di Pezzotta e la Cgil di Epifani sono attualmente «ai materassi», direbbero nel Padrino. Epifani, a un Prodi in viaggio verso Hanoi, avrebbe detto: «Avremmo pronto un documento che in 11 punti (e 17 cartelle fitte fitte, ndr) fa delle proposte serie e programmatiche all’Ulivo. Le vuoi subito prima o subito dopo l’incontro dell’11 ottobre?». «Prima, grazie!», ha risposto un Prodi entusiasta che riesce, in questo modo, a mettere nell’angolo, in un colpo solo due aree. I riformisti alla Nicola Rossi e Michele Salvati (per non dire di Libertà Eguale) che vorrebbero salvare – tra le leggi varate dalla Cdl – quanto meno la riforma delle pensioni e quella Moratti bocciate senz’appello dalla Cgil. E un’altra genia di riformisti, per quanto cattolici e sociali, quella che sta a cavallo tra la Cisl di Pezzotta, la Margherita di Rutelli e le teste d’uovo allieve di Marco Biagi (da Treu a Tiraboschi) i quali, in vista dell’accordo di programma col Prc, buttano sul piatto un macigno dal forte peso politico e simbolico, la legge 30 a firma Biagi. «Meglio un rinvio degli incontri per preparare una proposta unitaria che una falsa partenza», spiega saggio Agostino Megale, presidente dell’Ires, esponente dell’area riformista della Cgil. Il «chiarimento» chiesto da Pezzotta a Epifani ci sarà, pare, lunedì prossimo. In sospeso non solo il confronto con Confindustria ma anche l’avvio delle Commissioni interconfederali su regole e modelli contrattuali (annunciate e mai riunite), oltre che il lavoro (unitario?) di approfondimento sulla Finanziaria e l’elaborazione di contro-proposte da presentare al governo e del percorso di mobilitazione in vista di un sempre più vicino sciopero generale. Per la Cgil è certo. Per Cisl e Uil? Forse.



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