“Cisl” Chi vuole accelerare i tempi (B.Ugolini)

16/06/2005
    giovedì 16 giugno 2005

    Pagina 15

    L’opinione

      Chi vuole accelerare
      i tempi per prendere
      il posto dell’«orso»

        Bruno Ugolini

          C’è ancora tempo ma evidentemente c’è chi i tempi li vorrebbe affrettare. Stiamo parlando della Cisl dove già si muovono le pedine per la successione all’orso bergamasco, come ormai è affettuosamente soprannominato Savino Pezzotta. La sua permanenza alla guida della Confederazione potrebbe tranquillamente allungarsi al 2008, quando compirà i 65 anni, limite massimo stabilito per statuto all’epoca di Pierre Carniti. Il cambio della guardia potrebbe svolgersi nel corso della tradizionale assemblea organizzativa del 2007. Anche se c’è chi ha fatto capire che potrebbe anticipare la partenza impegnandosi alle elezioni politiche del 2006. Illazioni, profezie fondate più sul si dice che sulla realtà dei fatti.

            Qualche increspatura su questi aspetti, più che sulle scelte strategiche pur impellenti, muove, ad ogni modo, il dibattito alla vigilia del congresso nazionale. Già si sono svolte le assise regionali e ieri ha aperto i propri lavori l’importante congresso della Fim. Una categoria, i metalmeccanici, che ha sempre avuto un ruolo importante in questa confederazione e che ha allevato, nel tempo, dirigenti d’indiscutibile livello che hanno contribuito alla storia del movimento sindacale italiano. Ed è proprio in quest’occasione che è tornata a galla la questione della futura successione a Savino Pezzotta. Nella sua relazione Piergiorgio Caprioli hanno, infatti, apertamente elogiato lo stesso Pezzotta per aver saputo ricondurre l’organizzazione sulla strada dell’autonomia «dopo un periodo in cui i rischi di deragliamento erano stati forti». Una critica dura ed esplicita alla precedente gestione di Sergio D’Antoni, impegnato, come si ricorda, in ambizioni politiche legittime, ma non sempre apprezzate dal suo stesso sindacato. La Fim, perciò, appoggerà pienamente la ricandidatura di Pezzotta al congresso di luglio. Mette però le mani avanti e fa il nome, per la futuribile successione, di Pierpaolo Baretta, uno degli attuali segretari confederali, proveniente dai metalmeccanici (è stato segretario dal ‘97 al ‘99). Una tale candidatura, promossa con tanto largo anticipo, ha già suscitato alzate di scudi in altre categorie, come il pubblico impiego. La partita per il dopo Pezzotta si gioca, infatti, tra un gruppo di segretari: Raffaele Bonanni, Giorgio Santini, lo stesso Baretta. Sono tutti in scadenza, ma il loro mandato sarà prorogato, proprio per poterli fare partecipare alla successione. Ma perché questo gioco d’anticipo della Fim di Caprioli?

              Abbiamo l’impressione che sia dettato dal timore di vedere emergere successori di Pezzotta in qualche modo intenzionati a ripercorrere le orme dantoniane con quel rischio, denunciato, di “deragliamenti”. E vedono (con una qualche audacia politica), l’erede dell’antica sinistra carnitiana in Pierpaolo Baretta. L’augurio è che queste scaramucce sul futuro lascino il posto ad una riflessione accurata, del resto già ampiamente affrontata dalla relazione di Caprioli sui metalmeccanici del 2005. Sono alle prese con quello che è forse il rinnovo contrattuale più difficile del dopoguerra, attorniati da macerie o quasi di fabbriche, con un pesante rischio d’isolamento. Non a caso il loro ultimo sciopero non ha avuto il rilievo che meritava. Hanno davanti una Federmeccanica che sbarra il passo alle richieste salariali e parla di scambi con la flessibilità. Come se le fabbriche italiane, anche metalmeccaniche, non vedessero già oggi piccoli eserciti di lavoratori flessibili, temporanei, esternalizzati, appaltati, con casacche diverse ma con lavori spesso eguali a quelli dei loro compagni a posto fisso.