Cisl: «Attuazione integrale del Patto»

25/09/2002




            25 settembre 2002

            I NODI DELL’ECONOMIA


            Cisl: «Attuazione integrale del Patto»

            Per Pezzotta nessuno strumento di lotta è escluso – Angeletti (Uil): lo Stato sociale non si tocca


            ROMA – Savino Pezzotta tiene duro sull’attuazione del Patto per l’Italia: in caso contrario «la reazione della Cisl sarà inevitabile, senza escludere nessuno strumento di lotta». Luigi Angeletti dice no a qualsiasi ipotesi di taglio alla spesa sociale, convinto che «la questione delle pensioni in Italia non esiste». Mentre il neosegretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, giudica «sbagliate» le anticipazioni della Finanziaria che stanno emergendo e continua a dire no alla «politica dei concordati e dei condoni». Cgil, Cisl e Uil si presenteranno con queste posizioni stasera all’incontro con il Governo sulla manovra. Un appuntamento che si prospetta difficile per l’Esecutivo, stretto da una parte dalla richiesta dei sindacati di mantenere fede alla riduzione Irpef per i redditi più bassi, le difficoltà dei conti pubblici e la ferrea protesta degli industriali al decreto fiscale che taglia la Dit. Se il Governo non dovesse rispettare i patti, la Cisl, come dice Pezzotta, non esiterà a scioperare, anche se non con la Cgil: «Quello del 18 ottobre è uno sciopero contro il patto, noi siamo per attuarlo», ha detto ieri. Il Governo sta studiando come stimolare i consumi: per Pezzotta la principale politica anticiclica è proprio il Patto per l’Italia, con gli sgravi Irpef ai lavoratori al di sotto dei 50 milioni di euro. Ma servono anche altre risorse, che il leader della Cisl sollecita, a partire da quelle per gli ammortizzatori sociali. Angeletti risponde sarcasticamente alla sollecitazione del premier a spendere: «Per farlo servono i soldi. Per stimolare la domanda interna bisogna ridurre le tasse e aumentare i salari». E anche il leader della Uil, pur senza pronunciare mai la parola sciopero, afferma che di fronte alla violazione del Patto per l’Italia «il sindacato reagirà con tutte le armi a disposizione». Secondo il leader della Uil, sarebbe la Confindustria a temere l’applicazione del Patto, perché il decreto fiscale servirebbe a finanziare la riduzione delle tasse prevista dal Patto. «Per gli industriali, quindi, sarebbe meglio non rispettarlo», dice provocatoriamente Angeletti. Altro terreno di scontro, il rinnovo dei contratti e il tetto di inflazione. Da uno studio del Dipartimento della Uil guidato da Paolo Pirani emerge che dal 1992 a oggi le retribuzioni contrattuali hanno tenuto rispetto all’inflazione, ma che i salari di fatto hanno perso 9 punti, uno scarto dovuto alla scarsa capacità del secondo livello contrattuale di distribuire la produttività. «L’efficacia del secondo livello è un elemento decisivo per garantire gli assetti della contrattazione, in uno scenario di bassa inflazione e di crescita contenuta della produttività», dice Pirani, che sollecita una revisione del patto del 1993. Il tema della riforma contrattuale e dell’accordo del 23 luglio 1993 è tornato da qualche settimana al centro delle problematiche sindacali: Pezzotta ha lanciato a Uil e Cgil l’idea di aprire un tavolo unitario. Per Epifani si può fare, ma a due condizioni: non intralciare il rinnovo dei contratti, rafforzare l’impianto attuale su due livelli. «L’idea di qualche esponente di Governo di contratti provinciali di categoria sarebbe un danno per il Paese e per i lavoratori», dice Epifani. Il neo segretario generale commenta anche l’aumento dell’occupazione: è frutto delle vecchie politiche, ha detto, mentre è scettico sulla previsione di Confindustria di un aumento di 50mila occupati per il 2002.
            N.P.