“Cisl” Aperta la strada a nuovi modelli

08/07/2005
    venerdì 8 luglio 2005

    POLITICA ITALIANA – pagina 13

    Scenario / Le relazioni industriali

    Aperta la strada a nuovi modelli


      Forse ieri al congresso della Cisl è stato compiuto un sostanziale passo verso l’apertura di un negoziato tra le parti sociali per mettere a punto un nuovo modello di relazioni industriali. Gli interventi di Luigi Angeletti e di Guglielmo Epifani hanno fatto intravedere una disponibilità di fondo delle tre confederazioni a cercare una posizione comune che le metta in condizione di avviare, dopo i passaggi democratici del caso, un discorso serio con la controparte naturale, gli imprenditori. Sarebbe molto importante se alle parole seguissero comportamenti coerenti, perché molta parte del blocco delle relazioni industriali di cui soffriamo nasce proprio dall’inadeguatezza del modello in vigore.

      Il primo passo era stato compiuto martedì da Savino Pezzotta nella relazione di apertura del congresso, quando aveva chiamato le altre due confederazioni a questo negoziato interno al movimento sindacale, sottolineando la necessità di chiudere la fase di inerzia che ha caratterizzato gli ultimi mesi. Angeletti ed Epifani hanno aggiunto la loro disponibilità. Ancora con timidezza, almeno per quanto si riferisce al segretario generale della Cgil, sul quale tutti gli occhi erano puntati.
      Forse qualcuno, soprattutto all’interno della Cisl, si aspettava una dichiarazione più esplicita da Epifani, più chiara, che fugasse i timori di un perpetuarsi delle indecisioni che caratterizzano il recente comportamento della Cgil.

      Ma, oggettivamente, Epifani ha detto quello che doveva dire. Ha dato piena disponibilità al confronto, da subito e al livello che i suoi interlocutori riterranno opportuno, fino al coinvolgimento, se mai si dovesse rendere necessario, dei segretari generali. Ha detto che il nuovo modello va trovato tutti assieme, ma questo nessuno l’ha mai messo in dubbio. Ha chiesto che non si stravolga il modello del ‘ 93, ma anche questo non dovrebbe mettere nessuno in allarme, perché nessuno ha mai mostrato di voler capovolgere l’assetto di dodici anni fa. Si può pensare di dare più o meno peso a un livello contrattuale o all’altro, ma la base quella è e non si cambia.

      Non è entrato nel merito, questo è vero, non ha dato indicazioni di come potrebbero essere superate le differenze che tuttora esistono tra le confederazioni. Ma è ancora da stabilire se questo sia uno svantaggio o, invece, un dato positivo. Perché se avesse avanzato delle indicazioni precise, sui punti che oggettivamente rappresentano oggetti di divisione tra le confederazioni, avrebbe allargato queste divisioni, non le avrebbe ristrette. Non prendendo posizione ha lasciato spazio al negoziato. Come, del resto, ha fatto Pezzotta nella sua relazione, con la quale ha posto i problemi, non ha indicato le soluzioni possibili o auspicabili.

      Epifani ha detto invece una cosa importante nel suo intervento quando ha ricordato come l’accordo del ‘ 93 fu approvato da tutti i lavoratori italiani a maggioranza, e con parti rilevanti della Cgil contrari. Lo ricordano tutti, " Essere sindacato", la forte corrente guidata da Fausto Bertinotti nella Cgil, votò contro l’accordo. Un’indicazione importante perché questo potrebbe indicare la disponibilità del segretario della Cgil a stringere i tempi, arrivando all’accordo con Cisl e Uil in tempi brevi — si dice già a settembre o a ottobre —, anche a costo di provocare il dissenso di una parte della sua confederazione. Senza paura di andare al congresso confederale a fine febbraio privo di quell’unanimità o quasi che sta, invece, rincorrendo con forza.

      Se le cose stessero davvero in questi termini, qualche problema sarebbe forse già risolto. Non è detto che sia così e non è detto che non succeda qualcosa che rimetta tutto il discussione. Ma già sarebbe un dato importante. Confindustria è pronta, il loro documento in via di definizione. Restano aperti problemi di tattica, ma la strategia è già segnata. Possibile una posizione comune delle tre confederazioni per avviare il negoziato con gli imprenditori