Cisl, allarme industria “Persi 659.000 posti altri 200mila a rischio”

19/05/2010

ROMA – La Cisl lancia l´allarme occupazione. Da aprile 2008 fino alla fine del 2009 sono stati persi 659mila posti di lavoro (meno 2,8%) di cui più della metà, 350mila, solo nell´industria manifatturiera mentre altri 200mila sono a rischio. E nei prossimi tre anni la stretta della crisi si farà sentire ancora: sul carro della ripresa non saliranno tutte le imprese italiane. Le tradizionali, profonde, carenze strutturali che appesantiscono il nostro Paese faranno sì che solo un terzo delle aziende saranno in grado di agganciare la ripresa internazionale con un rilancio consistente delle esportazioni.
È questo il senso del rapporto Industria 2010 della Cisl, presentato ieri dal numero uno Raffale Bonanni, e dal segretario confederale Luigi Sbarra. La situazione economica è ancora pesante e dall´aprile 2008 fino al febbraio 2010, l´industria nazionale ha perso il 20,8% di produzione, il 22% di fatturato e il 24,5% di ordinativi, mentre nel 2009 il fatturato estero dell´industria manifatturiera si è ridotto vistosamente del 21%. «Segno evidente – secondo la Cisl – della crescente difficoltà ad esportare, pur in presenza di una riduzione dei prezzi alla produzione».
Una situazione che per la confederazione si rispecchia nella grave situazione occupazionale. Che non è esplosa soltanto grazie ad un volume di cassa integrazione che risulta sei volte più grande rispetto a quello del 2008. Secondo la Cisl per quanto riguarda il 2010, le stime provvisorie evidenziano un ulteriore calo del numero degli occupati complessivi, pari a febbraio a 22 milioni 806 mila unità, segno che la crisi sta riducendo ancora i livelli d´occupazione. Tenendo conto anche della Cassa in deroga, nell´industria ed artigianato sono state autorizzate nel 2009, tra Ordinaria e Straordinaria, oltre 882 milioni di ore. Ciò equivale a 551.278 lavoratori coinvolti, se li considerassimo tutti a zero ore (per 1.600 ore l´anno). Con varie ipotesi di rotazione, sono ovviamente molti di più. Tenendo conto del tiraggio, come rapporto fra ore autorizzate ed utilizzate, si arriva a 308.715 lavoratori. Circa 150-200mila unità, sulle 600mila entrate nella Cassa, sarebbero oggi a forte rischio occupazionale.
Nella mappa della crisi le regioni più colpite sul fronte occupazione sono quelle del Nord: la Lombardia, che ha il 25,2% degli occupati ed il 31,9% delle ore di cassa, e il Piemonte, con il 9,9% degli occupati ed il 17,5% delle ore di cassa integrazione. In sofferenza anche il Lazio, con il 4,9% di occupati ed il 7% delle ore di Cig mentre al Sud sono in difficoltà la Puglia, con il 3,9% di occupati ed il 5,7% delle ore di cassa e la Basilicata, con lo 0,6% di occupati e l´1% delle ore di cassa. Tra i settori più colpiti emerge quello metallurgico che denuncia un aumento più che esponenziale di ore autorizzate di Cig, ordinaria e straordinaria, con un impressionante più 854,7%. A seguire quello meccanico (+411,1%), poi il settore del legno (+363,3%) ed infine il comparto chimico (+308,1%).