Cisl a congresso: Pezzotta non ha eredi

29/03/2005

    martedì 29 marzo 2005

    Cisl. a congresso
    di Ettore Colombo

      Pezzotta non ha eredi
      Adesso conta solo l’unità

        «Nella Cisl non si diventa segretari generali venendo da una parte ma sapendo rappresentare tutti». Gigi Bonfanti, segretario confederale cislino che si occupa di welfare, diritti e società, ha alle spalle una lunga militanza nella Dc. Nella Cisl di una volta era un dantoniano di ferro. Oggi sta dalla parte di Pezzotta cui gli attacchi più fastidiosi sono arrivati proprio da quella parte, di recente. Da Sergio D’Antoni – leader della Cisl negli anni Ottanta, poi fondatore di Democrazia europea, confluito nell’Ulivo, lato Margherita – e da suoi ex fedelissimi. Primo sospettato il segretario confederale Raffaele Bonanni. Forse a qualcuno di loro dà fastidio che l’orso bergamasco, eletto segretario generale nel 2000, sia diventato molto forte, nel secondo sindacato più grande d’Italia. Alcuni suoi grandi elettori vedevano in Pezzotta un leader di transizione. Certi che non avrebbe resistito agli strattoni degli ex dc (dantoniani, certo, ma anche mariniani, cioè ex seguaci di Franco Marini, altro ex storico segretario cislino oggi uomo forte della Margherita), né alla diverse ipotesi strategiche perseguite dagli ex seguaci – pur se alla lontana – di Pierre Carniti. Di acqua ne è passata sotto i ponti. Le correnti di allora – la prima incentrata sui settori del commercio e degli statali e più forte nel Centro-Sud (punto di riferimento Bonanni) e la seconda, che si riconosce in Pier Paolo Baretta, segretario confederale con delega a fisco e previdenza, forte al Centro-Nord e nel settore industria – oggi non hanno più ragione di esistere, spiegano i pezzottiani.
        Pezzotta, non a caso, ha proposto per il XV congresso della Cisl che si terrà a luglio, una «nuova unità». In teoria, non si oppone nessuno. La «questione sindacale» aperta oggi in Italia, riguarda, secondo le tesi scritte da Pezzotta, economia, politica e rapporti sociali. Figurarsi se si possono mantenere intatte le divisioni del passato. Serve il massimo di unità nel gruppo dirigente e una discussione seria sulle strategie, non sugli equilibri interni. La proposta – sancita dalla riunione fiume dell’esecutivo di tre mesi fa e confermata dalle tesi congressuali ora sottoposte a dibattito e confronto in tutta l’organizzazione – è la nuova candidatura di Pezzotta alla segreteria e la riconferma in blocco dell’attuale segreteria.

        Savino, come lo chiamano tutti con familiarità in Cisl, ha restituito ai suoi orgoglio e indipendenza. Al congresso del 2008, dovrà comunque passare la mano per raggiunti limiti di età (65 anni il tetto stabilito per statuto). Il limite del doppio mandato verrà superato invece per tutti i suoi, amici e nemici, visto che avrebbe rischiato di creare contraccolpi. Negli ultimi mesi, però, le tensioni interne sono aumentate. Prima una storia di carte bollate, condotta a colpi di probiviri, ha coinvolto due segretari di categoria che si sono sentiti perseguitati in quanto dantoniani. Poi punture di spillo sull’utilità delle grandi opere pubbliche, a partire dal ponte di Messina, tra cislini del nord e del sud. Infine qualche malumore in segreteria sul presunto «andare a rimorchio» rispetto a Guglielmo Epifani. Come se Pezzotta non fosse stato il segretario del Patto per l’Italia e della legge Biagi, che sa alzare la voce con la Cgil e sfidare i fischi delle piazze. Ma se nessuno ne mette in discussione l’idea di autonomia, anche e soprattutto dalla politica, Bonfanti nota, amaro, che sia nella Cgil che spedisce contributi a Prodi sia tra gli ex cislini finiti in politica, qualcuno s’illude «di poter condizionare, dall’esterno, le scelte della Cisl».

        Il segretario organizzativo della Cisl Sergio Betti che può vantare la considerevole crescita degli iscritti, spiega sereno che «per noi il congresso non è pratica burocratica, ma un atto politico vero, intenso». Secondo Betti è indispensabile una Cisl salda all’interno e autonoma all’esterno. «Le tensioni vanno ricondotte a unità», dice, sicuro che la Cisl uscirà dal congresso «unita e forte». Sui giochi di successione replica secco: «Il segretario non è in discussione. La sua successione sarà argomento di dibattito post-congressuale. Il problema sarà selezionare il futuro gruppo dirigente».

          «La successione a Pezzotta sarà all’ordine del giorno solo quando lui stesso la porrà all’ordine del giorno», gli fa eco Bonfanti. Che però dice qualcosa in più: «Il suo prossimo mandato sarà l’ultimo, quindi il problema si porrà, prima o poi. Se Pezzotta facesse chiarezza subito sull’ipotesi maliziosa che alcuni ventilano, e cioè che non resterà in sella fino al 2008, sarebbe meglio per tutti». Poi punta il dito su una età media del gruppo dirigente troppo elevata e chiede di fare largo ai giovani: «quelli della mia generazione devono solo pensare a dare una mano, tutti, con grande serietà». E rifiuta le «girandole di nomi, buone solo a bruciarli. La discussione vera sarà sul futuro del welfare, sui rapporti interconfederali e con la politica», dice. «Altrimenti si lavora per altre soluzioni, di tipo personalistico, non per aprire nuove prospettive politiche e strategiche». Poi affonda: «Legittimo proporre linee alternative ma servono anche le idee alternative. Se ci sono e qualcuno intende rappresentarle si faccia avanti ma evitando di votare sempre all’unanimità nelle riunioni di segreteria per cambiare idea 24 ore dopo». Un punto è caro a Bonfanti, a Betti e a molti altri dirigenti: «I segretari generali devono saper rappresentare tutti». Nella Cisl Pezzotta lo è.

          1/Continua