Circolare Ministero Lavoro 18 marzo 1997, n. 39 “Lavori di pulizia e facchinaggio. Autorizzazioni appalti ai sensi lett. g) art. 5 Legge n. 1369/60″


      CIRC. N.39/97
      Ministero del Lavoro
      e della Previdenza Sociale
      DIREZIONE GENERALE DEI RAPPORTI DI LAVORO
      DIV. V

      Roma, 18 Marzo 1997

      Prot. n. 5/25620/70/FAC
      Alle Direzioni Regionali
      e Provinciali del Lavoro


      OGGETTO: Lavori di pulizia e facchinaggio. Autorizzazioni appalti ai sensi lett. g) art. 5 Legge n. 1369/60

      e.p.c.Alla Presidenza del Consiglio Ministri Dipartimento per la
      Funzione Pubblica

                                  Al Ministero dell’Interno
                                  Direzione Generale
                                  Dell’Amministrazione Civile

                                  Al Ministero del Tesoro
                                  Provveditorato Generale dello
                                  Stato

                                  Al Presidente della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e
                                  Province autonome presso
                                  CINSEDO Via Parigi 11
                                  00185 ROMA

                                  All’ANCI
                                  Vie dei Prefetti 46
                                  00186 ROMA

                                  All’INPS – Dir. Gen.

                                  AlI’INAIL – Dir. Gen.

                                  Alla Dir. Gen. degli AA. GG. e del personale Div.VII

                                  Alla Dir. Gen. per l’Impiego Div.Il

                                  All’Agenzia per l’Impiego

                                  Alla Regione SiciIiana
                                  Assessorato Regione Lavoro e
                                  Previdenza Sociale

                                  Alla Provincia Autonoma di
                                  Trento
                                  Dipartimento per le Attività
                                  Economiche e Lavoro
                                  Servizio Lavoro

                                  Alla Provincia Autonoma di
                                  Bolzano
                                  Assessorato per gli Affari Sociali

                                  Al Servizio per i problemi dei lavoratori immigrati extracomu-nitari e delle loro famiglie

                                  All’Ufficio del Consegnatario

                                  LORO SEDI

      Si fa seguito alla precedente lettera circolare n. 25157/70 DOC del 2 febbraio 1995, diramata a seguito dell’emanazione del D.P.R. 18 aprile 1994, n.342 (art. i e 2) che nel semplificare le procedure amministrative già previste in materia di facchinaggio art. 121 del T.U.L.P.S. n. 773/31 dalla legge 3 maggio 1955, n. 407 ha nel contempo abrogato l’intera disciplina sostanziale dettata per tali lavori da quest’ultima legge.

      In relazione agli aspetti problematici sollevati dal richiamato regolamento si comunica che il Consiglio di Stato – Sez. II a suo tempo interpellato dallo scrivente, con parere e n. 840/95 ha fornito le seguenti indicazioni interpretative.

      1 – Denuncia dell’inizio di attività

      Circa tale punto, relativo cioè al campo di applicazione della nuova disciplina semplificata nella parte in cui prevede che l’onere di denuncia. dell’inizio dell’attività in questione (art. 2 del D.P.R. n. 342 del 1994) con l’attestazione da parte dei soggetti interessati ex art. 19 della L. n: 241 del 1990 e successive modifiche dell’esistenza dei presupposti nonché dei requisiti previsti dalle disposizioni vigenti – si fa presente che il Consiglio di Stato ha affermato", che tale onere va inteso, come ricadente – anzitutto – sui facchini singoli lavoratori. Essi, infatti, costituiscono una categoria di lavoratori ("facchini liberi esercenti") che veniva espressamente disciplinata dalla precedente legge 3 maggio 1955 n. 407 (poi abrogata per effetto del recente D.P.R. 18 aprile 1994 n. 342 che, peraltro, si richiama – per definire il suo ambito di applicazione – proprio a tale legge)".

      Sempre a parere dell’Alto Consesso – tale constatazione consente da un lato di identificare i destinatari del precetto in questione certamente nei "facchini singoli" o (con esclusione, quindi, delle imprese che pur possono svolgere nell’ambito del loro oggetto sociale, una "attività dì facchinaggio" secondo quanto precisato in materia dal precedente parere Consesso n. 1406/92 del 4 novembre 1992), ma – dall’altro – "non esime dall’osservanza dell’onere personale di comunicazione di cui sopra i singoli partecipanti "ai loro "organismi collettivi (distinti evidentemente dalle imprese) mediante i qualità di facchino "libero esercente" può, a sua volta, venire esercitata".

      Il Consiglio di Stato ha osservato al riguardo che " infatti, la legislazione in materia (Cfr. la menzionata legge n.407 del 1955) prendeva espressamente in considerazione anche particolari figure associative mediante le quali può comunque svolgersi il libero esercizio dell’attività di facchino quali le "cooperative", le "carovane di facchini" o altri organismi similari), talché si deve senz’altro ritenere che il precetto di cui aIl’art. 2 del più volte menzionato D.P.R. n.342 del 1994 si estenda a sua volta anche ai singoli lavoratori riuniti in simili figure associative (essendo evidentemente identica la "ratio legis" relativa all’applicabilità della norma in questione)".

      2 – Ambito di applicazione del regime tariffario

      Circa, poi l’ambito di diretta applicazione del regime tariffario previsto dall’art.4 del D.P.R. n.342 del 1994 – lo stesso o Consiglio di Stato ha ritenuto, che detto regime è da ritenersi operante, Sotto un profilo strettamente giuridico, nei confronti dei facchini liberi esercenti o dei loro organismi collettivi.
      Pertanto, si rende necessario che codesti Uffici – al fine di evitare per l’effetto possibili forme di anomala concorrenza e conseguenti distorsioni di mercato – si attengano a quanto indicato nei successivi punti i 4-5 e 6 della presente circolare.

      Ciò’ anche con riferimento alle precedenti disposizioni impartite in materia con la circ. n. 51/94 del 18/4/94 e con lett.: circ. not. n. V/25157 del 2/2/1995.

      3 - Determinazione delle tariffe

      In proposito si ribadisce quanto già chiarito con la precedente lettera circolare del 2/2/95.

      Circa la determinazione delle -tariffe minime di cui all’art. 4 del D.P.R. 18 aprile -1994, n. 342, queste saranno determinante da codeste Direzioni Provinciali ( Servizio politiche del lavoro) con riferimento alle retribuzioni previste dai contratti collettivi nazionali di lavoro ovvero dà accordi stipulati da organizzazioni aderenti a confederazioni maggiormente rappresentative, sentite congiunta mente le organizzazioni sindacali di categoria territoriali aderenti alle organizzazioni sindacali firmatarie dei relativi contratti, conformemente a quanto già indicato con la precede ente circolare.
      A tale componente di costo, vanno aggiunti, ovviamente, gli altri oneri "complessivi di impresa".

      In mancanza dei contratti di cui sopra tali tariffe dovranno essere determinate sentite congiuntamente le organizzazioni sindacali dei datori di lavoro , della cooperazione e dei lavoratori di categoria aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sulla base delle medie delle retribuzioni orarie o dei minimi tabellari previsti per le qualifiche equivalenti dai contratti collettivi nazionali di lavoro che prevedono tali profili professionali (es. contratti collettivi nazionali di lavoro nelle agenzie di spedizione, quello degli ausiliari del traffico etc.) ovvero da accordi territoriali settoriali

      4 – Rilascio autorizzazioni Ex art 5 lett. g) L.136911960

      In via generale si richiama l’attenzione di codeste Direzioni (Servizio ispezione del lavoro – tenuto anche conto della nota impossibilità di attuare estese e sistematiche forme di vigilanza in materia anche ai fine di evitare forme di concorrenza anomale – di valutare con particolare attenzione sulla base, tra l’altro, delle risultanze degli atti già in possesso dell’Ufficio – le dichiarazioni e gli elementi di fatto forniti dalle aziende interessate in sede di presentazione delle relative domande o successivamente.
      In particolare occorre, richiedere alle ditte interessate una espressa dichiarazione di impegno riguardante

      1.l’esecuzione del lavoro di facchinaggio (o di pulizia) con propri dipendenti in possesso delle relative qualifiche professionali; con la specificazione della loro consistenza numerica

      2.il contratto collettivo nazionale e/o territoriale osservato anche in relazione al settore produttivo di appartenenza e affiliazione sindacale

      3.il rispetto della legislazione sociale, delle norme di sicurezza e igiene del lavoro. In particolare, per quanto concerne, gli obblighi in materia di sicurezza ed igiene del lavoro – ora meglio ridefiniti dall’art.7 del D.Lgs n.626/1994 e dal successivo decreto D.Lgs n. 242/1996 – si richiamano gli obblighi di cooperazione e di coordinamento in materia tra il committente e l’impresa appaltatrice, specie per quanto concerne la verifica, anche attraverso l’iscrizione alla camera di commercio dell’idoneità tecnico-professionale delle stesse. (°)

      Gli Ispettorati valuteranno altresì nella fase istruttoria l’opportunità di richiedere la documentazione relativa alla regolarità della posizione assicurativa della ditta richiedente monche l’esibizione del libro matricola (o documento “equipollente”) così come del resto già richiesto da alcuni Ispettorati nell’ambito della procedura di rilascio dell’autorizzazione.
      _________________________________________________________________
      (°) Si riproduce qui di seguito il testo dell’art. 7 del D.L.gs. n. 626/94:

      1. Il datore di lavoro, in caso di affidamento dei lavori all’interno dell’azienda, ovvero dell’unità produttiva. ad imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi:

        a) verifica, anche attraverso l’iscrizione alla Camera di commercio, Industria e Artigianato, l’idoneità tecnico professionale delle imprese appaltatrici o dei lavoratori autonomi in relazione ai lavori da affidare in appalto o contratto d’opera;

        b) fornisce agli stessi soggetti dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambito in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività.

      2. Nell’ipotesi di cui al comma li datori di lavoro:

        a) cooperano all’attuazione delle misure dì prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro incidenti sull’attività lavorativa oggetto dell’appalto;

        b) coordinano gli interventi di protezione e prevenzione dai rischi cui sono esposti i lavoratori, informandosi reciprocamente anche al fine di eliminare rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle diverse imprese coinvolte nell’esecuzione dell’opera complessiva.

      3. Il datore di lavoro committente promuove la cooperazione ed il coordinamento di cui al comma 2. Tale obbligo non si estende ai rischi propri dell’attività delle Imprese appaltatrici o dei singoli lavoratori autonomi”.

      5 – Conferma o revoca dell’autorizzazione

      E’ stato evidenziato da parte di alcune Organizzazioni sindacali che successivamente al rilascio dell’autorizzazione in questione intervengono talora rilevanti modificazioni circa la persistenza dei requisiti posti alla base del provvedimento senza che ne conseguano le necessarie iniziative sul piano operativo da parte degli Uffici in quanto non sempre a conoscenza di tali variazioni.

      Al fine di evitare il fenomeno – tenuto conto che l’atto, come è noto, di per sé non è soggetto a termine – si rende necessario prevedere una dichiarazione di responsabilità dell’azienda interessata che, pertanto, è tenuta , qualora operi in una sola provincia, a comunicare in futuro, ai fini di un eventuale riesame, ogni modificazione dei dati (nominativi dei committenti dei contratti in corso, il personale occupato ecc.) che sono alla base del provvedimento, nonché l’eventuale trasferimento della sede legale.

      Tale adempimento dovrà essere richiamato nel testo del provvedimento autorizzativo.

      Nel caso risultino venute meno successivamente le condizioni alla base del provvedimento già adottato, codesti ispettorati procederanno, sia pure previa diffida, alla revoca dell’autorizzazione dandone comunicazione ai committenti, alle stazioni appaltanti dei servizi per i quali essa è operante.

      Parimenti si procederà nel caso risultino – anche attraverso un opportuno raccordo tra l’attività ispettiva vera e propria e quella autorizzatoria dell’ufficio – reiterate e sistematiche violazioni delle norme di tutela sopra citate.

      In proposito, anche al fine di ovviare a forme di abuso da parte di soggetti che in possesso di autorizzazione unica continuano ad avvalersene anche quando siano venute meno le condizioni che ne hanno giustificato il rilascio (pluralità di appalti presso più aziende contemporaneamente ubicate in più province) si ritiene di far presente quanto segue.

      La ditta in possesso dell’autorizzazione unica, oltre agli adempimenti già previsti dalla citata circ. n. 34/93 (invio entro 10 gg. dal rilascio dell’autorizzazione unica nei contratti di appalto sia all’Ufficio che ha rilasciato l’autorizzazione unica dei contratti di appalto sia all’Ufficio che ha rilasciato l’autorizzazione che a quelli competenti ove si svolgono i lavori) dovrà annualmente inoltrare apposita autocertificazione che confermi la persistenza dei requisiti che hanno giustificato il rilascio dell’autorizzazione unica, mediante lettera A.R. entro 30 giorni dalla scadenza dell’anno di rilascio.

      L’inosservanza di tali adempimenti potrà comportare previa diffida l’immediata revoca dell’autorizzazione da parte dell’Ispettorato competente.

      Con l’occasione, si richiama quanto già comunicato con la circolare 87/93 del 10/9/93 sugli appalti di servizi di pulizia per quanto concerne l’osservanza delle norme di legge e dei trattamenti economici e contrattuali (e la determinazione del costo orario della manodopera) nonché delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi in applicazione della direttiva 92/50 CEE del 18/6/92, (recepita con D.Lgs. 17/3/95, n. 157, pubblicato sulla G.U. 6.5.1955, n. 104).

      In particolare si richiama l’attenzione delle Amministrazioni pubbliche interessate sulla corretta l’articolazione del capitolato in ordine alla preselezione e la valutazione delle capacità tecniche (art. 14), economiche e finanziarie (art. 139) delle Imprese di servizi nonché per le determinazioni da assumere in relazione alle offerte anomale (v. art. 25) e delle disposizioni di protezione dell’impiego e delle condizioni di lavoro (art. 19).

      6 – Autorizzazioni Consorzi di impresa

      E’ stato segnalato da parte di alcuni Uffici il fenomeno di autorizzazioni richieste da consorzi di imprese che non eseguono direttamente i servizi appaltati i quali invece di fatto vengono eseguiti da imprese consorziate, senza che il committente sia di fatto in grado di conoscere l’effettivo datore di lavoro dei dipendenti addetti ai lavori.

      Al riguardo appare opportuno chiarire quanto segue.

      L’autorizzazione può essere anche richiesta dal Consorzio, in nome e per conto delle imprese consorziate (art. 2602 e segg.), tuttavia l’autorizzazione stessa deve essere rilasciata soltanto all’azienda che, munita dei prescritti requisiti legali eseguirà effettivamente i lavori stessi.

      Ciò in quanto proprio quest’ultima – sempre che il consorzio non operi direttamente con il suo personale nell’esecuzione dell’appalto e sia destinatario di conseguenza esso stesso dell’autorizzazione – è la sola responsabile dell’esecuzione del contratto e delle connesse obbligazioni, anche in rapporto alla prevista esclusione nei confronti del committente della responsabilità solidale.

      Tale soluzione è imposta anche dall’ovvia necessità di consentire alla stazione appaltante o committente di conoscere preventivamente la denominazione dell’impresa cui fanno capo le obbligazioni scaturenti dall’appalto e rispetto alla quale è operante tale autorizzazione.

      E’ appena il caso di rilevare che nei confronti del committente è sempre l’impresa così individuata tenuta a documentare il rispetto della c.d. “correntezza” contributiva mediante il relativo certificato di regolarità.

      7 – Esibizione di provvedimenti contraffatti

      Inoltre poiché da parte di taluni Uffici è stato anche evidenziato il fenomeno della esibizione di provvedimenti contraffatti da parte di alcune imprese operanti nel settore, si ritiene opportuno, fermo restando ovviamente la perseguibilità del fatto sul piano penale che le stazioni appaltanti o gli altri committenti adottino nel loro interesse (e cioè ai fini dell’esclusione della loro responsabilità solidale) alcune cautele verificando se del caso, l’autenticità del documento presso l’Ufficio che l’ha rilasciato.

      8- Oneri del committente

      Il committente (o la stazione appaltante), considerato che esso è da considerarsi il principale beneficiario dell’autorizzazione in questione, ai fini dell’esclusione della sua responsabilità solidale ex art, 5 lett. g) della legge 1369/1960, è tenuto a comunicare alla Direzione Provinciale del lavoro – Servizio Ispettivo territorialmente competente – l’avvenuto affidamento dell’appalto con l’indicazione dei suoi dati essenziali (impresa esecutrice dei lavori appaltanti, numero degli addetti, ammontare economico dell’appalto e durata dello stesso).

      Ciò al fine di consentire, per ovvie esigenze di trasparenza, un effettivo riscontro circa il rispetto della normativa di tutela ed in particolare di quella previdenziale in sede di verifica della c.d. correntezza contributiva.

      Stante il rilievo delle questioni trattate nella presente circolare si prega di darne la massima diffusione.

      IL DIRETTORE GENERALE