Circolare Inps 5 marzo 1997, n. 50

I.N.P.S. (Istituto nazionale della previdenza sociale)
Circ. 5-3-1997 n. 50
Problematiche varie relative alle assunzioni con contratto a termine dalle liste di mobilità ai sensi dell’art. 8, comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223.
Emanata dall’Istituto nazionale della previdenza sociale, Direzione centrale contributi.

A seguito dei chiarimenti intervenuti con il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, si forniscono precisazioni per l’applicazione delle agevolazioni contributive per i lavoratori assunti con contratto a termine dalle liste di mobilità.

Con la circolare n. 197 del 30 luglio 1992 è stato reso noto il contenuto della circolare n. 55/92 del 23 aprile 1992, con la quale il Ministero del lavoro e della previdenza sociale ha precisato che il legislatore con la norma di cui all’art. 8, comma 2, della legge n. 223 del 1991, ha inteso configurare una fattispecie ulteriore, rispetto alla legge n. 230 del 1962 e successive modifiche ed integrazioni, di apposizione lecita di un termine finale al contratto di lavoro, per ampliare la possibilità di assunzioni a tempo determinato dei lavoratori in mobilità, al fine di incentivarne il reimpiego sia pure in occasioni temporanee, e di agevolare la successiva trasformazione di tali contratti in rapporti di lavoro a tempo indeterminato, con la previsione di ulteriori agevolazioni contributive in favore del datore di lavoro.

L’affermazione che il contratto a termine di cui all’art. 8, comma 2, della legge n. 223 del 1991 rappresenta una tipologia aggiuntiva rispetto alle fattispecie elencate nell’art. 1, comma 2, della legge n. 230 del 1962 comporta la necessità di sintetizzare le disposizioni applicative, che devono tener conto di un quadro normativo, nel quale interagiscono varie normative ed è quindi necessario coniugare la possibilità di stipulare contratti a termine ai sensi dell’art. 8, comma 2, sia con la disciplina della legge n. 230 del 1962 sia con quella dell’art. 8-bis della legge 25 marzo 1983, n. 79 e con quella di cui all’art. 23 della legge 28 febbraio 1987, n. 56.

A) Possibilità di stipula dei contratti a termine ai sensi dell’art. 8, comma 2, della legge n. 223 del 1991.

La legge n. 223 del 1991 detta la seguente disciplina:

- il contratto a termine non può avere una durata superiore a dodici mesi (art. 8, comma 2);

- durante il periodo di occupazione il trattamento di mobilità è sospeso, ma il lavoratore conserva l’iscrizione nella lista (art. 8, comma 6) a condizione che effettui una preventiva comunicazione all’I.N.P.S. (art. 9, comma 1, lett. d);

- tale possibilità non è "ad libitum" (art. 8, comma 7): trova il proprio limite nel periodo complessivo di spettanza del trattamento, che è individualizzato con riferimento all’età anagrafica del lavoratore, all’anzianità aziendale ed alle zone economico-territoriali nelle quali era occupato.

Conseguentemente il lavoratore può stipulare anche vari contratti a termine con diversi datori di lavoro: a tale proposito è stato ritenuto che la formulazione dell’art. 8, comma 7, non impedirebbe che si stipulino anche con la medesima azienda.

Tale disciplina va comunque inserita nel quadro normativo delineato dalla legge n. 230 del 1962, conseguentemente:

- l’apposizione del termine è priva di effetto, se non risulta da atto scritto (art. 1, legge n. 230 del 1962);

- proroga eccezionale del termine, con il consenso del lavoratore, non più di una volta e per un tempo non superiore alla durata del contratto iniziale (art. 2, comma 1, legge n. 230 del 1962), nell’ambito sempre della durata massima di dodici mesi (art. 8, comma 2, legge n. 223 del 1991);

- possibilità di reiterazione, nell’ambito della capienza complessiva del trattamento spettante al lavoratore (art. 8, comma 7, legge n. 223 del 1991), purché sia passato un periodo di quindici giorni ovvero di trenta dalla data di scadenza di un precedente contratto di durata rispettivamente inferiore o superiore a sei mesi (art. 2, comma 2, legge n. 230 del 1962).

Si è ritenuta difficilmente ipotizzabile l’applicazione dell’ultima parte del 2° comma dell’art. 2 della legge n. 230 del 1962 "Assunzioni successive a termine intese ad eludere le disposizioni della presente legge" in base alla posizione già illustrata che individua una tipologia di assunzione dalle liste di mobilità che sfugge a limitazioni di sorta.

Il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, pur condividendo le posizioni assunte dall’I.N.P.S., ha però precisato che il limite massimo di dodici mesi previsto dall’art. 8, comma 2, della legge n. 223 del 1991 per la stipula del contratto a termine ha la sua ragion di essere proprio nella tipologia soggettiva introdotta dalla norma, indipendentemente dalla ricorrenza di particolari esigenze produttive.

Per cui:

- è possibile la proroga del contratto, se inizialmente costituito per un periodo inferiore a dodici mesi e qualora il rapporto non superi, nel complesso, questo periodo stesso;

- non è esclusa la ipotesi della riassunzione decorso il termine di quindici o trenta giorni previsto dall’art. 2, comma 2, legge n. 230 del 1962, ferma restando la durata complessiva sopra specificata e la sua accertabilità nella fase di assunzione;

- è però escluso che la stessa azienda possa procedere a successive assunzioni dello stesso lavoratore in mobilità, se è già esaurito il periodo di dodici mesi e sia pure in presenza di situazioni di mobilità lunga.

Il Ministero del lavoro e della previdenza sociale ha quindi escluso che lo stesso lavoratore possa procedere alla stipula con la stessa azienda di più di un contratto a termine, oltre il periodo massimo di dodici mesi.

Pertanto non potranno essere concesse le agevolazioni contributive per gli avviamenti al lavoro effettuati dopo l’emanazione della presente circolare sulla base di contratti a termine stipulati dal lavoratore con la stessa azienda, oltre il periodo massimo di dodici mesi.

Peraltro, in analogia del criterio esposto nella nota 204) del Manuale "L’Istituto della mobilità", diramato con circolare n. 5 del 14 gennaio 1997, verranno fatti salvi i rapporti di lavoro instaurati anteriormente all’emanazione della presente circolare, nel rispetto delle procedure di legge sul collocamento.

B) Trasformazioni del contratto a termine stipulato ai sensi dell’art. 8, comma 2, della legge n. 223 del 1991.

Con la circolare n. 260 del 12 novembre 1991 è stato precisato che il legislatore ha espressamente previsto la concessione di ulteriori benefici solo nel caso che il contratto a termine venga trasformato nel corso del suo svolgimento: non possono quindi essere concesse ulteriori agevolazioni se il contratto a termine viene trasformato a tempo indeterminato dopo la scadenza.

Pertanto la comunicazione di trasformazione del contratto a termine deve essere trasmessa alla sezione circoscrizionale nel corso del rapporto (intendendo per tale anche l’ultimo giorno).

Alla base di tale concetto è il consolidato indirizzo giurisprudenziale (cfr., da ultimo, sent. Cass. n. 08211 del 1995) per cui colui che assume di avere diritto alle agevolazioni ha l’onere di provarne i fatti costitutivi.

Da alcune parti è stato sostenuto che tale adempimento possa essere effettuato anche successivamente in quanto la trasformazione del contratto a termine è atto tra le parti e non necessita di alcuna pubblicizzazione né tanto meno di comunicazione a qualsivoglia soggetto pubblico.

Tale assunto ha alla base il secondo comma dell’art. 2 della legge 18 aprile 1962, n. 230 che recita: «Se il rapporto di lavoro continua dopo la scadenza del termine inizialmente fissato o successivamente prorogato, il contratto si considera a tempo indeterminato fin dalla data di prima assunzione del lavoratore. Il contratto si considera egualmente a tempo indeterminato quando il lavoratore venga riassunto a termine entro un periodo di quindici ovvero trenta giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata rispettivamente inferiore o superiore a sei mesi e, in ogni caso, quando si tratti di assunzioni successive a termine intese ad eludere le disposizioni della presente legge».

Ma l’art. 8, comma 6, della legge n. 223 del 1991 prevede la facoltà per il lavoratore in mobilità di svolgere attività di lavoro subordinato a tempo parziale, ovvero a tempo determinato, mantenendo l’iscrizione nella lista; l’art. 9, comma 1, lett. d) prevede la cancellazione dalla lista e la decadenza dal trattamento per il lavoratore che non abbia provveduto a dare preventiva comunicazione all’I.N.P.S. del lavoro prestato ai sensi del comma 6 già citato; la lett. a) del comma 6 dell’art. 9 prevede la cancellazione dalla lista di mobilità del lavoratore assunto a tempo pieno ed indeterminato.

Il problema però, oltre che nella puntuale gestione della lista di mobilità, consiste nel momento probatorio del diritto alle agevolazioni che, come rammentato in premessa, la giurisprudenza più volte ha sancito grava su chi sostiene di aver diritto alle agevolazioni.

Né potrebbero essere concesse "sic et simpliciter" le agevolazioni per 18 mesi, previste dall’art. 25, comma 9, della medesima legge n. 223 del 1991, per le assunzioni a tempo indeterminato, perché, come già rammentato in premessa, se è vero che la reiterazione dei contratti a termine fa ritenere il contratto a tempo indeterminato dall’inizio, è anche vero che la legge n. 223 del 1991, contiene esplicite disposizioni che attengono espressamente il contratto a termine, il contratto a termine trasformato ed il contratto a tempo indeterminato: esplicite e diverse disposizioni che attengono sia le agevolazioni, previste in misura differenziata, sia la gestione della lista di mobilità.

Anche su questo argomento, si è ritenuto opportuno interpellare Il Ministero del lavoro che ha condiviso le suddette argomentazioni.

Il citato Dicastero ha anche espresso l’opinione che sia possibile estendere alla trasformazione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato il termine dei cinque giorni previsti per le assunzioni agevolate dal D.L. 14 giugno 1995, n. 232 (art. 2, commi 2 e 5).

Pertanto a decorrere dalle trasformazioni effettuate dopo il 14 giugno 1995 (data di entrata in vigore del D.L. n. 232 del 1995 più volte reiterato e, da ultimo, dal D.L. 1 ottobre 1996, n. 510 convertito nella legge 28 novembre 1996, n. 608) le agevolazioni potranno essere concesse anche se la comunicazione di trasformazione agli uffici competenti viene effettuata entro cinque giorni; la trasformazione può decorrere anche dall’ultimo giorno del contratto a termine, in quanto formalmente il rapporto è ancora in essere, anche se agli effetti della agevolazione contributiva la trasformazione coinvolge l’intero periodo di paga.

Conseguentemente, in caso di rapporto di lavoro a termine trasformato a tempo indeterminato, la riduzione contributiva, per la parte a carico del datore di lavoro, nella misura corrispondente a quella prevista per gli apprendisti dalla legge n. 25 del 1955 potrà essere concessa per un massimo di ventitrè mesi.

A tale agevolazione si aggiunge, come è noto, il beneficio del contributo del 50% dell’indennità di mobilità che sarebbe spettato al lavoratore, con le peculiarità illustrate al capitolo 10.4.1 del manuale "L’istituto della mobilità" di cui alla circolare n. 5 del 14 gennaio 1997.

C) Raccordo fra l’art. 8, comma 2, della legge n. 223 del 1991 e l’art. 1, comma 2, della legge n. 230 del 1962, l’art. 8-bis della legge 25 marzo 1983, n. 79 e l’art. 23 della legge 28 febbraio 1987, n. 56.

È stato anche rappresentato al Ministero del lavoro e della previdenza sociale che definire il contratto a termine di cui all’art. 8, comma 2, della legge n. 223 del 1991, una tipologia aggiuntiva rispetto alle fattispecie elencate nell’art. 1, comma 2, della legge n. 230 del 1962, avrebbe potuto comportare problemi per la concessione delle agevolazioni contributive nel caso di contratti a termine stipulati ai sensi dell’art. 8-bis della legge 25 marzo 1983, n. 79 e di cui all’art. 23 della legge 28 febbraio 1987, n. 56.

Conseguentemente sarebbero svantaggiati i datori di lavoro che stipulino contratti a termine nei termini quantitativi e qualitativi previsti dalla contrattazione collettiva, ovvero abbiano assunto i lavoratori stagionali di cui all’art. 8-bis della legge n. 79 del 1983, ai quali il legislatore ha prestato ulteriore attenzione con l’art. 9-bis della legge n. 236 del 1993.

Il Ministero, pur sottolineando il rilievo dell’osservazione dell’Istituto riguardante lo svantaggio di procedere alla costituzione di rapporti a termine non accompagnati da agevolazioni contributive, ha ribadito la fondamentale e preminente finalità della disposizione introdotta dal legislatore del 1991, nel quadro delle agevolazioni, attraverso più strumenti normativi, del reimpiego dei lavoratori eccedentari.

Invero, secondo il Ministero, qualora si intendesse attingere dalle liste di mobilità da parte imprenditoriale sembrerebbe del tutto ingiustificato avvalersi della procedura connessa alle assunzioni per intensificazione dell’attività produttiva né si renderebbe necessario esercitare il diritto di costituire temporanei rapporti di lavoro in presenza delle esigenze considerate dalla disciplina contrattuale.

Viceversa, ove sia stata già attivata la procedura ex art. 8-bis e ottenuta la relativa autorizzazione, l’eventuale successiva assunzione dei lavoratori in mobilità non può essere compresa in quelle effettuabili per la causa oggettiva verificata dall’Ispettorato del lavoro.

Ne consegue che se il datore di lavoro procede all’assunzione di lavoratori in base all’autorizzazione ottenuta, non ha diritto ad alcuna agevolazione contributiva.

In sintesi, l’assunzione a termine per le cause oggettive contemplate dalla legge n. 230 del 1962 e successive modifiche ed integrazioni, come sopra menzionate, è incompatibile con l’assunzione a termine introdotta con l’art. 8, comma 2, legge n. 223 del 1991, fattispecie ulteriore e particolare di rimozione delle limitazioni a costituire rapporti di lavoro non a tempo indeterminato.

Anche su questo punto, quindi, le sedi si atterranno al parere ministeriale suesposto.

Il Direttore generale

Trizzino