Circolare Inps 19-03-1992, n. 87

Circolare Inps 19-03-1992, n. 87

Contratti di formazione e lavoro: prestazioni di lavoro straordinario, sistema sanzionatorio di cui all’ art. 3, comma 9, D.L. 30 ottobre 1984, n. 726 convertito in L. n. 863/84 e art. 8, comma 8, L. n. 407/90


Si portano a conoscenza delle sedi gli orientamenti espressi dal Ministero del lavoro e delle previdenza sociale in materia di contratti di formazione e lavoro, orientamenti cui le sedi stesse dovranno attenersi.

1) Lavoro straordinario nei contratti di formazione e lavoro.

Il predetto Ministero sull’argomento (che da parte di questa Direzione generale aveva formato oggetto della circolare n. 113 del 23 maggio 1988) si è espresso nella lettera in data 2 luglio 1991 n. 5/26043/81 CFL – Direzione generale dei rapporti di lavoro, div. 5 – affermando, nei termini e nei limiti di seguito riportati, la compatibilità di prestazioni di lavoro eccedenti quelle ordinarie nei contratti di formazione e lavoro.

Muovendo dalla considerazione che in base alla disposizione testuale del comma 5 dell’articolo 3 della L. n. 863/1984 "ai contratti di formazione e lavoro si applicano le disposizioni legislative che disciplinano i rapporti di lavoro subordinato in quanto non siano derogate dal presente decreto", il Ministero ha così argomentato.

"Premesso che, al di là degli aspetti meramente nominalistici, è da intendere come lavoro "straordinario" quello eccedente i limiti legali di cui al R.D.L. n. 692/1923 e lavoro "supplementare" quello eccedente il normale orario contrattuale, lo scrivente – entro termini esclusivamente tecnici di interpretazione delle norme vigenti – ritiene ammissibili prestazioni di lavoro eccedenti l’orario contrattuale ("lavoro supplementare"), atteso che nel contratto di specie – quale negozio a causa "mista" – non vi è una preminenza della funzione formativa rispetto a quella retributivo-occupazionale che secondo l’orientamento della Corte costituzionale (sent. n. 190/1987) è da ritenersi anzi "finalità nettamente prevalente" per favorire la costituzione di tali speciali rapporti di lavoro subordinato per i giovani, del resto, gli stessi contratti collettivi nazionali di lavoro assoggettano il lavoro eccedente quello contrattuale a rigorose limitazioni vuoi con la previsione di un limite massimo individuale (es. art. 8 c.c.n.l. 14 dicembre 1990 per i lavoratori addetti all’industria metalmeccanica privata e all’installazione di impianti) vuoi con il riferimento a circostanze eccezionali giustificate da esigenze obiettive e di durata temporanea (es. art. 7 c.c.n.l. 20 luglio 1990 per gli addetti all’industria chimica, farmaceutica, ecc.).

In ogni caso, comunque, specie se limiti sopra richiamati non fossero evidenziati nei singoli contratti collettivi, si dovrà accertare, di volta in volta, l’eventualità che il ricorso sistematico al lavoro supplementare non realizzi la fattispecie di cui al comma 9 dell’art. 3 della citata legge n. 863/1984 ; ciò in quanto, essendo il contratto di formazione e lavoro pur sempre caratterizzato da una causa mista che consente di valutare tale strumento normativo non tanto e non solo in termini di politica occupazione, il costante e sistematico ricorso al lavoro supplementare potrebbe vanificare del tutto l’aspetto formativo, atteso che, pur volendosi privilegiare l’aspetto politico-occupazionale di tale modello negoziale, non può prescindersi da taluni suoi peculiari profili caratterizzato com’è dall’innesto nella causa contrattuale dell’elemento "formazione" come denuncia lo stesso "nomen juris".

Tale considerazione trova altresì riscontro nella previsione di cui al comma 8 della legge 29 dicembre 1990 n. 407 , che, come è noto, dispone la revoca dei benefici contributivi in caso di inadempimento da parte del datore di lavoro degli obblighi inerenti alla formazione".

2) Sistema sanzionatorio: art. 3, comma 9, D.L. 30 ottobre 1984, n. 726 , convertito nella legge n. 863/1984 e art. 8, comma 8, L. n. 407/1990.

In merito all’applicazione delle disposizioni in epigrafe, il Ministero del lavoro e della previdenza sociale ha diramato agli ispettori provinciali e regionali del lavoro la circolare n. 85/1991 del 1° giugno 1991 allegata in copia con la quale vengono, in particolare, forniti chiarimenti circa il potere di diffida – che l’anzidetto art. 8, co. 8, attribuisce all’esclusiva competenza dell’ispettorato del lavoro – esercitabile nei soli casi in cui le inadempienze accertate in materia di contratto formazione-lavoro risultino suscettibili di sanatoria.

Viene chiarito, tra l’altro, che l’inottemperanza alla diffida comporta la revoca dei benefici contributivi fin dal momento dell’instaurazione del rapporto di lavoro e che il relativo provvedimento dell’ispettorato del lavoro, debitamente motivato e recante anche la quantificazione dell’importo da versare agli istituti previdenziali potrà essere impugnato mediante i normali rimedi amministrativi e giurisdizionali previsti dall’ordinamento giuridico, con esclusione della procedura prevista dalla L. n. 698/1981 in quanto, nella fattispecie, l’omissione contributiva che costituisce presupposto per l’applicazione della sanzione amministrativa non si realizza autonomamente bensì come fatto conseguenziale, volta per volta, di un atto amministrativo di revoca.

Al riguardo, si ritiene opportuno, peraltro, far rilevare che, dovendo i contributi in questione essere accreditati ai singoli periodi di riferimento, i contributi stessi andranno ovviamente maggiorati delle somme aggiuntive – calcolate secondo i criteri previsti dall’art. 4, co. 1, del D.L. n. 536/1987 convertito in L. n. 48/1988 – a decorrere dalle scadenze di legge relative a detti periodi.