Circolare Inps 14 agosto 1996, n. 167

I.N.P.S. (Istituto nazionale della previdenza sociale)
Circ. 14-8-1996 n. 167
Sussidi di disoccupazione per i lavori socialmente utili: decreto-legge n. 404 del 1996. Questioni varie.
Emanata dall’Istituto nazionale previdenza sociale.

Sommario

Reiterazione delle disposizioni concernenti la disciplina dei lavori socialmente utili. Erogazione del sussidio in favore dei lavoratori avviati a tali lavori durante il periodo di fruizione dei trattamenti di integrazione salariale o di mobilità. Soluzione di quesiti vari.

1)Art. 1, comma 10.

A) Decreto-legge n. 404 del 1996.

Con il decreto-legge 2 agosto 1996, n. 404, pubblicato nella G.U. n. 181 del 3 agosto ed entrato in vigore nel medesimo giorno, sono state nuovamente reiterate le disposizioni riguardanti la disciplina dei lavori socialmente utili contenuta nei precedenti decreti-legge non convertiti.

Per ciò che concerne le disposizioni relative all’erogazione dei sussidi si precisa che non sono state apportate modifiche ad eccezione di quelle di cui al comma 10 dell’art. 1.

Sono pertanto confermate le istruzioni applicative già diramate con le precedenti circolari, mentre si forniscono di seguito quelle necessarie per l’attuazione delle disposizioni contenute nel predetto comma 10, il cui nuovo testo è stato introdotto dal precedente decreto-legge 3 giugno 1996, n. 300, pubblicato nella G.U. n. 128 del 3 giugno 1996 ed entrato in vigore nel medesimo giorno.

Prima della data di entrata in vigore di tale ultimo decreto la prosecuzione dell’utilizzazione in lavori socialmente utili, con diritto al sussidio di cui al comma 5, era espressamente stabilita dal vecchio testo del comma 10 soltanto per i lavoratori la cui utilizzazione era in corso alla data del 31.12.1994 e nei cui confronti cessava il trattamento di integrazione salariale o di mobilità entro il 31.8.1995.

Con la nuova stesura del comma 10 la prosecuzione in detti lavori, con diritto al sussidio di cui al comma 3, è ora consentita anche ai lavoratori che non vi erano già impegnati alla data del 31.12.1994 e che siano cessati o cessino dai predetti trattamenti dopo il 31.8.1995, ma a condizione che la fattispecie rientri tra i criteri e le priorità determinate dalla Commissione Regionale per l’Impiego ai sensi del comma 20 dello stesso articolo e nei limiti delle risorse finanziarie assegnate ad ogni regione.

A tale riguardo è stato previsto che il soggetto gestore del progetto comunichi alla CRI la prosecuzione dell’impegno dei lavoratori interessati nel progetto stesso e segnali alla Sede INPS territorialmente competente i nominativi dei lavoratori che proseguono l’attività, affinché si provveda d’ufficio ad erogare loro il sussidio con decorrenza dal giorno successivo a quello di cessazione del trattamento di mobilità – ovvero dal giorno successivo a quello di licenziamento conseguente alla cessazione del trattamento di integrazione salariale nel caso in cui l’interessato non abbia titolo a percepire l’indennità di mobilità – fino al completamento del progetto e comunque per un periodo non superiore a 12 mesi a partire dalla data di cessazione dei predetti trattamenti.

È pertanto indispensabile che la comunicazione alla CRI da parte degli enti gestori venga effettuata prima della scadenza dei trattamenti in atto, per far sì che l’adozione, da parte della stessa CRI, dei provvedimenti di competenza per la corresponsione del sussidio avvenga in tempi tali da poter consentire all’Istituto di disporre la corresponsione stessa senza soluzione di continuità con il trattamento previdenziale cessato.

In proposito, nel precisare che il pagamento di tale sussidio deve avvenire d’ufficio e senza che sia necessaria la presentazione della domanda da parte dell’interessato, si sottolinea che le Sedi dovranno dare immediato riscontro alle richieste degli enti gestori in merito alla data terminale dei trattamenti previdenziali in atto.

Dopo la segnalazione all’INPS dei nominativi dei lavoratori per i quali la CRI ha disposto la prosecuzione dell’utilizzo nell’attività in questione, le Sedi disporranno l’erogazione del sussidio di cui al comma 3, previa acquisizione presso il gestore medesimo o presso gli Uffici del lavoro del provvedimento della CRI di autorizzazione all’utilizzo.

Le Sedi provvederanno altresì – senza ritardare il pagamento del sussidio alla data prevista – ad invitare gli interessati a produrre con sollecitudine la dichiarazione di responsabilità, ai sensi della legge 4 gennaio 1968, n. 15, riportata sul modulo di domanda allegato alla circolare n. 82 dell’11 aprile 1996.

2) Art. 1, comma 2.

Ferma restando la competenza degli Uffici del lavoro all’avvio degli interessati ai lavori socialmente utili, si fa presente che l’art. 1, comma 2, del decreto in oggetto dispone che non costituisce impedimento all’utilizzazione in lavori socialmente utili l’iscrizione dei lavoratori di cui all’art. 25, comma 5, lett. a), della legge n. 223 del 1991 negli elenchi ed albi degli esercenti attività commerciali, degli artigiani e dei coltivatori diretti e agli albi dei liberi professionisti, qualora gli stessi, con dichiarazione resa ai sensi della legge n. 15 del 1968, attestino che all’iscrizione non corrisponde l’esercizio della relativa attività.

B) Questioni varie.

Da parte di alcune Sedi sono stati avanzati quesiti per i quali si forniscono i necessari chiarimenti.

Inoltre, per opportuna conoscenza, si riporta in allegato il testo della circolare n. 96 del 1996 con la quale il Ministero del lavoro e della previdenza sociale ha fornito ulteriori direttive e chiarimenti in materia di lavori socialmente utili.

1) Sussidio di disoccupazione e partecipazione a corsi di formazione.

a) Per quanto riguarda l’erogazione del sussidio in favore dei lavoratori che partecipano a corsi di formazione professionale si fa presente che il predetto Ministero del lavoro e della previdenza sociale, in merito alla possibilità di erogare ai lavoratori GEPI il sussidio di cui all’art. 1, comma 5, anche per periodi di partecipazione a corsi di formazione approvati dopo il 31.5.1995, ha precisato che a tali lavoratori, nonché a quelli dell’INSAR, il predetto sussidio spetta anche per i periodi di impegno in attività di formazione e riqualificazione che si svolgano oltre i termini di cui al comma 7 dello stesso art. 1. Nei confronti di tali lavoratori il sussidio in parola può pertanto essere corrisposto anche per la frequenza a corsi approvati dopo il 31.5.1995 e per periodi anche successivi al 31.12.1995, nel limite massimo di dodici mesi comprensivi sia dei periodi di formazione che di quelli di vero e proprio impegno in lavori socialmente utili.

b) Lo stesso Ministero ha altresì precisato che i sussidi previsti per l’utilizzazione in progetti di lavoro socialmente utili spettano, alla generalità dei lavoratori, anche per i periodi formativi che siano da considerare "parte integrante dei progetti" stessi.

Ove tale circostanza venga opportunamente documentata (dalla GEPI e dall’INSAR per i relativi progetti, ovvero dagli Uffici del lavoro per gli altri progetti), il sussidio potrà quindi essere corrisposto nel limite massimo di cui alla precedente lett. a).

2)Decorrenza.

Circa la data di decorrenza si precisa che il sussidio spetta al singolo lavoratore dal giorno di effettivo inizio dell’attività lavorativa e non dalla data di assegnazione al progetto medesimo.

3) Lavoratori avviati a lavori socialmente utili ma che non hanno potuto iniziare l’attività per motivi vari.

Per quanto riguarda i casi di lavoratori avviati a lavori socialmente utili che non hanno potuto iniziare l’attività per motivi vari (malattia, maternità, infortunio, ecc.), si fa presente che tale problematica va risolta in base ai criteri forniti dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale per le assenze effettuate dai lavoratori dopo l’inizio effettivo del loro impegno nei predetti lavori, criteri riportati nella circolare dell’Istituto n. 82 dell’11 aprile 1996.

Si chiarisce pertanto che nel caso in cui il lavoratore, per uno dei motivi di cui sopra, non inizi effettivamente l’attività alla data fissata dall’ente gestore, il sussidio potrà ugualmente essergli erogato da tale data ove l’ente stesso ritenga giustificata l’assenza. Naturalmente, l’erogazione del sussidio cesserà ove, per il protrarsi dell’assenza stessa, il lavoratore medesimo venga sostituito nel progetto da altro lavoratore.

Per il Direttore generale

F.to Prauscello

Allegato

Lavori socialmente utili. Ulteriori direttive e chiarimenti. Art. 1, decreto legge 3 giugno 1996, n. 300.


Sommario

1. Finanziamento dei progetti di LSU.

2. Progetti approvati a partire dall’1 gennaio 1996.

3. Individuazione di criteri e priorità da parte delle CRI.

4. Criteri di assegnazione ai progetti di LSU approvati nel 1995.

5. Mobilità tra i progetti.

6. Iscrizione in lista di mobilità dei lavoratori sussidiati.

7. Rifiuto e cancellazione

8. Trattamento economico e normativo.

9. Corresponsione del sussidio nei periodi di formazione e orientamento.

10. Utilizzazione diretta dei lavoratori cassaintegrati e in mobilità lunga.

11. Progetti interregionali di LSU.

12. Ulteriori precisazioni riguardanti l’applicazione dell’art. 1 comma 17.

13. Compiti della GEPI spa e dell’INSAR spa.

14. Informazioni relative ai soggetti effettivamente avviati ai progetti di LSU.

Con il decreto-legge 3 giugno 1996, n. 300, pubblicato nella G.U. n. 128 del 3.6.96 ed entrato in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella G.U., sono state ulteriormente reiterate le disposizioni concernenti la disciplina dei lavori socialmente utili introdotta con il D.L. n. 31/95 e successivamente confermata, con modifiche, dai D.L. n. 105 del 1995, D.L. n. 232 del 1995, D.L. n. 326 del 1995, D.L. n. 416 del 1995 e D.L. n. 515 del 1995 e con i D.L. n. 39 del 1996 e D.L. n. 180 del 1996. [*]

[*] N. B.: Le modifiche ed integrazioni apportate dall’art. 1 del D.L. 300 rispetto al precedente decreto n. 180 riguardano:

- comma 2, ultimo periodo: disposizione introdotta per la prima volta;

- comma 10: modifica il precedente testo. . Si precisa, inoltre, che l’art. 1, co. 4, del D.L. 14.6.96, n. 318, pubblicato nella GU n. 139 del 15.6.96 ha inserito dopo le parole "del maggior bisogno" contenute nell’art. 1, co.20, secondo periodo del D.L. 3 giugno 1996, n. 300, le seguenti "e delle professionalità acquisite nell’attuazione dei progetti".

1. Finanziamento dei progetti di LSU

Come già comunicato con nota n. 2357/07.00 del 13.5.1996, in data 13 maggio 1996 sono stati forniti i decreti ministeriali relativi al Fondo per l’occupazione che, tra l’altro, prevedono l’assegnazione delle risorse in ambito regionale destinate al pagamento dei sussidi dei soggetti utilizzati nei progetti di LSU.

In particolare, la tabella A (all. 1) si riferisce alla ripartizione delle risorse relative al pagamento dei sussidi in favore dei lavoratori utilizzati nei progetti regionali e nazionali approvati nel 1995 – compresi i soggetti impegnati e già dipendenti delle società non operative della GEPI e dell’INSAR – secondo i dati forniti dagli Uffici regionali del lavoro.

La tabella B trasmessa (all. 2) si riferisce, invece, alla dotazione finanziaria regionale per l’anno 1996 in vista dell’approvazione dei nuovi progetti di LSU da parte delle Commissioni regionali per l’impiego.

Si comunica che in data 27 giugno 1996 è stato firmato il decreto ministeriale di ulteriore ripartizione di risorse per progetti di LSU regionali approvati nel 1996 e si trasmette la relativa tabella C di ripartizione (all. 3).

Per i progetti approvati nel corso del 1996, le Commissioni regionali per l’impiego, ai fini dell’approvazione, dovranno, quindi, tener conto delle disponibilità finanziarie assegnate e dei criteri e delle priorità individuate per l’assegnazione dei soggetti aventi titolo.

Pertanto, nel caso di esaurimento di risorse economiche, l’approvazione dei progetti dovrà riferirsi esclusivamente a quelli non comportanti oneri a carico del Fondo per l’occupazione e cioè a progetti da realizzarsi con lavoratori fruenti dei trattamenti di mobilità e cassa integrazione ovvero a quelli "autofinanziati" dagli enti proponenti.

È opportuno chiarire che per i progetti approvati con riserva non è possibile l’inizio delle attività se non sia stata preventivamente accertata la disponibilità finanziaria a carico del Fondo per l’occupazione.

Nei casi in cui l’ente promotore ritenesse di dare immediato inizio al progetto per urgenti necessità, potrà farlo con proprie risorse.

In tali casi, come in quelli di progetti integralmente autofinanziati, sono a carico degli enti utilizzatori anche gli oneri accessori.

Si precisa che la normativa relativa al finanziamento dei progetti di lavori socialmente utili da parte del Fondo per l’occupazione, in particolare per quanto riguarda la corresponsione ai soggetti privi di trattamenti previdenziali impegnati in LSU del sussidio di cui all’art. 14, comma 4, legge 19 luglio 1994, n. 451, come modificato dall’art. 1, comma 3, D.L. n. 300 del 1996, deve ritenersi applicabile in tutto il territorio nazionale, in mancanza di disposizioni che ne limitino l’operatività a determinate zone.

Infatti, la disposizione del comma 20 dell’art. 1 del suddetto D.L. n. 300 del 1996, va interpretata nel senso che il numero di disoccupati di lunga durata iscritti nelle liste di collocamento e di mobilità nelle aree di cui all’art. 1, comma 1, della legge 19 luglio 1993, n. 236, costituisce solo il criterio in base al quale effettuare la ripartizione regionale del Fondo per l’occupazione le cui risorse potranno essere utilizzate per progetti da realizzarsi in tutto il territorio regionale, secondo le valutazioni effettuate dalle Commissioni regionali per l’impiego.

2. Progetti approvati a partire dal 1° gennaio 1996

Appare opportuno precisare preliminarmente che per i progetti approvati dal 1.1.96 vengono avviati, secondo i criteri e le priorità determinate dalle CRI, i lavoratori appartenenti alle categorie di cui all’art. 25, co. 5, della legge 23 luglio 1991, n. 223 e i lavoratori fruenti del trattamento straordinario di integrazione salariale.

Si segnala che il co. 2 dell’art. 1 del decreto-legge 3 giugno 1996, n. 300 prevede la possibilità di utilizzare nei lavori socialmente utili i lavoratori inseriti da più di 24 mesi nelle liste di collocamento anche se iscritti negli elenchi ed albi degli esercenti attività commerciali, degli artigiani e dei coltivatori diretti e agli albi dei liberi professionisti, a condizione che da dichiarazione resa dal soggetto interessato, ai sensi della legge 4 gennaio 1968, n. 15, risulti che all’iscrizione non corrisponda l’esercizio della relativa attività professionale.

Si fa presente che fra i lavoratori utilizzabili in LSU rientrano coloro che siano usciti dalle liste di mobilità dopo una permanenza di almeno due anni, dal momento che l’iscrizione in tali liste produce gli effetti dell’iscrizione nella prima classe del collocamento ordinario.

I lavoratori usciti dalle liste di mobilità dopo una permanenza inferiore a 24 mesi potranno essere assegnati a progetti di LSU qualora vengano individuati quale categoria di riservatari ai sensi del predetto art. 25, legge n. 223 del 1991.

Si ricorda che i lavoratori sussidiati non possono essere utilizzati nell’ambito dello stesso progetto per un periodo superiore a dodici mesi.

I lavoratori che abbiano già usufruito del sussidio di cui al comma 5 dell’art. 1 D.L. n. 300 del 1996 per 12 mesi potranno essere nuovamente impiegati in LSU solo con il sussidio di cui al co. 3, sempre che rientrino nelle categorie di cui all’art. 25, legge n. 223 del 1991, mentre quelli che siano già stati impegnati con il sussidio di cui al co. 3 per il periodo massimo previsto potranno beneficiare del medesimo trattamento solo se avviati a nuovi progetti.

Con il decreto legge n. 300 è peraltro stato modificato il contenuto dell’art. 1, co. 10, al fine di consentire una più agevole prosecuzione dei progetti in atto con l’utilizzazione di lavoratori fruenti di trattamenti di cassaintegrazione e di mobilità.

Infatti, i lavoratori la cui utilizzazione sia in corso al momento della scadenza del trattamento di mobilità o di cassaintegrazione, potranno continuare ad essere impiegati fino alla scadenza del progetto e comunque non oltre 12 mesi a decorrere dalla cessazione dei predetti trattamenti previdenziali con corresponsione del suddetto sussidio di cui al co. 3, previa delibera CRI che approvi il finanziamento a carico del Fondo per l’occupazione nei limiti della quota regionale assegnata a questa fattispecie e nel rispetto dei criteri e delle priorità individuate ai sensi del comma 20.

È necessario quindi convocare al più presto le Commissioni regionali per l’impiego affinché venga valutata l’applicazione di tale comma, con particolare attenzione alla determinazione degli oneri finanziari connessi alla prosecuzione delle attività da parte dei lavoratori, risorse, comunque, individuabili nell’ambito della ripartizione regionale prevista dal decreto ministeriale del 6 maggio 1996.

Appare opportuno, inoltre, indire delle apposite riunioni, in ambito locale con i rappresentanti delle sedi territoriali dell’INPS, in modo da definire le procedure più idonee per una pronta attuazione del comma in questione.

Infatti, tra le sezioni circoscrizionali per l’impiego, le SAP INPS competenti per territorio e gli enti utilizzatori deve essere maggiormente sviluppato il flusso informativo sui percettori di trattamenti previdenziali avviati ai LSU, con particolare riguardo alle notizie concernenti la data di cessazione dai trattamenti di CIGS e di mobilità.

La procedura prevista per i progetti regionali può essere applicata anche ai progetti interregionali approvati dalla Commissione Centrale per l’Impiego.

Nei casi in cui sussistano convenzioni con la GEPI in ordine all’attuazione del progetto le necessarie notizie potranno essere fornite dalla GEPI stessa.

3. Individuazione di criteri e priorità da parte delle CRI

La normativa vigente attribuisce alle CRI la competenza a determinare non solo i criteri, ma anche le priorità ai fini delle assegnazioni ai progetti di LSU.

Le CRI quindi, qualora ne ravvisino l’opportunità, potranno stabilire che venga data priorità negli avviamenti, a lavoratori appartenenti a particolari categorie che esse stesse individueranno, fermo restando che l’utilizzazione in LSU può riguardare solo i lavoratori di cui all’art. 25 L. n. 223 del 1991, con le modifiche apportate dal comma 2, art. 1, del D.L. 3 giugno 1996, n. 300 e i lavoratori cassaintegrati.

L’art. 1, co. 2, del decreto legge 3 giugno 1996, n. 300 ha riproposto la disposizione relativa alla possibilità di sottoporre all’approvazione della CRI progetti di LSU redatti con riferimento a crisi aziendali, di settore o di area per i quali l’assegnazione avviene limitatamente a gruppi di lavoratori espressamente individuati nei progetti medesimi. Una tale formulazione è diretta a prevedere una particolare tipologia di progetti connessa alla risoluzione di crisi aziendali, di settore o di area che per la loro particolare natura riferita a emergenze occupazionali ben identificate, costituiscono una priorità appositamente prevista dal legislatore. Pertanto la predisposizione di tale tipologia di progetti riveste carattere di priorità non vincolato alle procedure di cui al co. 20 del medesimo art. 1.

Le CRI fisseranno inoltre i criteri di precedenza all’interno delle categorie di prioritari e i criteri di precedenza, validi per tutti i soggetti utilizzabili in LSU, in caso di mancata determinazione di categorie di prioritari o di esaurimento di lavoratori appartenenti alle stesse.

Nell’individuare criteri e priorità le CRI terranno conto in particolare del criterio del maggior bisogno e delle professionalità acquisite nell’attuazione dei progetti (vedi art. 1, co. 4, decreto legge 14 giugno 1996, n. 318, pubblicato nella G.U. n. 139 del 15.6.96).

Sarà quindi favorita, al fine di non vanificare gli interventi formativi in molti casi già svolti in settori nei quali si richiedono particolari competenze e di agevolare l’eventuale successivo accesso a occasioni di lavoro con caratteri di stabilità, la riutilizzazione dei lavoratori in progetti riguardanti attività identiche o simili a quelle già svolte.

Si ritiene opportuno non assegnare a progetti LSU lavoratori che, pur iscritti da oltre due anni nella prima classe delle liste di collocamento, siano occupati a tempo parziale, mantenendo il diritto all’iscrizione ai sensi dell’art. 10, legge 28 febbraio 1987, n. 56.

Infatti, in considerazione della natura assistenziale del sussidio si ritiene giustificata la sua erogazione a soggetti che non godano di uno stabile anche se ridotto reddito da lavoro.

Si ritiene, infine, per venir incontro alle esigenze di programmazione delle attività da parte degli enti proponenti in modo tale da prevedere l’utilizzazione di soggetti che abbiano acquisito capacità professionali in precedenti progetti, che gli Enti interessati possano sottoporre i progetti di LSU alle CRI per la relativa approvazione anche con notevole anticipo rispetto alla data di effettivo inizio delle attività.

4. Criteri di assegnazione ai progetti di LSU approvati nel 1995

Nella fase di selezione ed individuazione dei disoccupati aventi titolo all’assegnazione di progetti locali e interregionali di LSU approvati entro il 31.12.95, si fa presente che, in carenza di lavoratori prioritari, ai sensi del co. 11, art. 1 del decreto legge n. 300 del 1996 ovvero in carenza di lavoratori aventi una qualifica professionale compatibile con quella richiesta, si dovrà procedere alla ricerca tra gli appartenenti alle altre categorie di soggetti espressamente individuate dalle disposizioni vigenti in materia e, precisamente, con precedenza tra i:

- lavoratori iscritti nelle liste di mobilità senza trattamento previdenziale;

- lavoratori iscritti da più di due anni nella prima classe delle liste di collocamento;

- categorie di lavoratori individuate dalle CRI ai sensi dell’art. 25 della legge n. 223 del 1991.

Successivamente saranno assegnati:

- lavoratori iscritti nelle liste di mobilità, fruenti del trattamento previdenziale;

- lavoratori sospesi con diritto al trattamento straordinario di integrazione salariale.

L’avviamento di lavoratori aventi titolo alla c.d. "mobilità lunga" potrà avvenire esclusivamente in via residuale.

5. Mobilità tra i progetti

Con riguardo a quanto previsto con Circ. n. 1 del 19 gennaio 1996 circa la mobilità tra progetti, si precisa che qualora la mobilità intervenga per progetti gestiti dallo stesso ente è sufficiente che ne sia data comunicazione alla sezione circoscrizionale competente.

In caso di mobilità fra progetti promossi da diversi enti occorre invece l’autorizzazione della sezione circoscrizionale competente e, se interessate più sezioni circoscrizionali, dell’Ufficio provinciale o regionale.

Si fa presente, altresì, che il passaggio di un lavoratore da un progetto all’altro è consentito, nel rispetto dei criteri di assegnazione ed utilizzazione dei lavoratori, solo quando tra i due progetti vi sia sostanziale equivalenza in ordine alla durata, alle condizioni di impiego ed alle mansioni da svolgere.

In particolare, si fa presente che non può attuarsi il passaggio di un lavoratore da un progetto già in corso da tempo ad uno appena avviato.

In tal caso, infatti, si avrebbe una sostanziale disapplicazione dei previsti criteri di assegnazione, lesiva dei diritti degli altri soggetti interessati all’avviamento.

6. Iscrizione in lista di mobilità dei lavoratori sussidiati

È preliminarmente opportuno confermare le direttive già impartite ad alcuni uffici del lavoro circa l’applicazione delle disposizioni riguardanti l’iscrizione nelle liste di mobilità in favore dei soggetti avviati ai lavori socialmente utili.

Come è noto, per i sussidi di cui ai commi 3 e 5, art. 1 del D.L. n. 300 del 1996, trovano applicazione le norme in materia di mobilità e di indennità di mobilità.

Pertanto, per i periodi di godimento di tali trattamenti, che normalmente coincidono con quelli di utilizzazione in LSU, i lavoratori beneficiari sono iscritti o reiscritti in lista di mobilità.

L’iscrizione o la reiscrizione è disposta, su segnalazione della competente SCICA, dalle CRI ai sensi dell’art. 6, co. 2, L. n. 223 del 1991 e decorre dal giorno dell’inizio dell’effettiva utilizzazione.

L’inserimento in lista di mobilità è produttivo di tutti i suoi effetti, compresi quelli relativi alla riserva di cui all’art. 5, legge 30 dicembre 1991, n. 412, le cui disposizioni sono prorogate fino al 31.12.96.

7. Rifiuto e cancellazione

L’ingiustificato rifiuto dell’assegnazione a LSU comporta la perdita del trattamento di integrazione salariale o di mobilità e, per i lavoratori in mobilità, la cancellazione dalla lista (art. 14, co. 3, L. n. 451 del 1994 e art. 9, co. 1, lett. c, L. n. 223 del 1991).

In caso di rifiuto dell’utilizzazione ai sensi dell’art. 2, co. 24, legge n. 549 del 1995, la perdita del trattamento di cassaintegrazione è limitata ad un periodo di tempo pari a quello dell’attività offerta.

La perdita dei trattamenti e la cancellazione dalle liste di mobilità sono disposte dal Direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro, su segnalazione della Sezione circoscrizionale per l’impiego.

Il provvedimento di cancellazione è emanato entro 15 giorni dal completamento dell’eventuale fase istruttoria.

Avverso il provvedimento di cancellazione è ammesso ricorso, entro trenta giorni, all’Ufficio regionale del lavoro che decide con provvedimento definitivo entro venti giorni.

Si ricorda che l’utilizzazione dei lavoratori cassaintegrati o in mobilità deve avvenire in attività non incompatibili con la loro professionalità (L. n. 390 del 1981 estesa ai lavoratori in mobilità dall’art. 6, co. 4, L. n. 223 del 1991).

Pertanto può essere rifiutata l’offerta di impiego in LSU che non corrisponda a tali caratteristiche.

8. Trattamento economico e normativo

Per i lavoratori sussidiati utilizzati in LSU, nonché per i lavoratori fruenti del trattamento di mobilità, ai fini della determinazione dell’orario di lavoro ridotto, proporzionale alla misura del sussidio spettante, e del calcolo dell’importo integrativo dovuto in caso di impiego a tempo pieno, deve farsi riferimento alla retribuzione lorda, comprensiva dell’indennità di amministrazione, dei dipendenti dell’ente utilizzatore che svolgono analoghe mansioni.

Si ritiene opportuno far riferimento, anche per i lavoratori in mobilità, che hanno ormai interrotto ogni rapporto con l’azienda di provenienza, alle retribuzioni dei dipendenti del pubblico impiego, per uniformità di trattamento nell’ambito dei progetti, poiché la possibilità di utilizzo in LSU può riguardare anche disoccupati di lunga durata per i quali non è possibile applicare l’art. 8 della legge 28 febbraio 1986, n. 41, secondo il quale – ai fini della determinazione del trattamento dei lavoratori in CIGS utilizzati in LSU – occorre far riferimento alla retribuzione che sarebbe stata erogata dall’azienda di provenienza se non superiore a quella dei pubblici dipendenti che svolgono pari mansioni.

Per quanto concerne le modalità di concessione e di eventuale riduzione o sospensione del sussidio si richiamano le direttive già emanate con Circ. n. 1 del 19 gennaio 1996 e quelle contenute nella Circ. INPS n. 82 dell’11 aprile 1996.

Si precisa, inoltre, che, nel caso i lavoratori impiegati in LSU ricevano offerta di impiego a tempo determinato, l’ente utilizzatore potrà concedere periodi di sospensione dell’utilizzazione, sempre che ciò non rechi pregiudizio all’attuazione del progetto.

Per tali periodi rimarrà sospesa anche l’erogazione del sussidio.

Si ricorda infine che la disciplina legislativa ed amministrativa in materia di LSU deve applicarsi anche ai progetti autofinanziati.

9. Corresponsione del sussidio nei periodi di formazione e orientamento

Si precisa che, oltre ai casi previsti dal comma 1, art. 7, D.L. n. 300 del 1996, i lavoratori assegnati in LSU beneficiano dei sussidi di cui ai commi 3 e 5 del suddetto art. 1 per i periodi di formazione costituenti parte integrante dei progetti.

Ai fini dell’organizzazione pratica di tali corsi (con particolare riguardo alla sede di svolgimento diversa rispetto a quella di attuazione dei LSU, al contributo alle attività tecnico o finanziario della Regione od Ente convenzionato, allo svolgimento di attività formative comuni per più progetti, ecc.) le CRI possono stabilire particolari modalità adatte alle varie situazioni, ferma restando la riconducibilità certa dei lavoratori a ciascun specifico progetto, con la relativa responsabilità del singolo Ente proponente.

Per i lavoratori provenienti dalla GEPI e dall’INSAR è, inoltre, prevista dal comma 6 dell’art. 3 del D.L. n. 300 del 1996 la corresponsione del sussidio di cui all’art. 1 co. 5 del medesimo decreto, nei limiti delle risorse preordinate allo scopo nell’ambito del Fondo per l’occupazione, per i periodi di impegno in attività di formazione e riqualificazione, non inseriti in specifici progetti di LSU, che si svolgono anche oltre i termini di cui al comma 7 del citato art. 1.

A tal fine è stata prevista una apposita voce di spesa nell’ambito della ripartizione del Fondo per l’occupazione pari a lire 3.000.000.000.

Si ricorda che il sussidio viene percepito dai lavoratori impegnati in LSU anche per i periodi di partecipazione ad attività di orientamento organizzate dalle agenzie per l’impiego o dalle sezioni circoscrizionali per l’impiego ad intervalli non inferiore a tre mesi (art. 1, co. 19, D.L. n. 300 del 1996).

A tal proposito, si sottolinea la rilevanza del ruolo degli Uffici del lavoro e delle agenzie per l’impiego a cui compete l’attuazione di specifici interventi orientativi e promozionali diretti ad agevolare il reimpiego dei lavoratori impegnati in LSU, in particolare in settori nei quali siano richieste le specifiche professionalità acquisite con la partecipazione ai progetti, anche attraverso la costituzione di società miste e cooperative o di altre forme di impresa.

Le attività di orientamento e preselezione dei disoccupati impegnati in LSU vanno rivolte soprattutto nei confronti dei soggetti da più tempo espulsi dal circuito lavorativo ovvero nei confronti dei disoccupati di lunga durata, ai quali sarà prospettato che il lavoro socialmente utile costituisce solo una opportunità transitoria mirata anche alla formazione e alla riqualificazione professionale, in attesa di un’occupazione stabile da ricercare attraverso l’intervento dei servizi per l’impiego e di tutti i soggetti impegnati sul territorio in iniziative di promozione dell’occupazione ovvero attraverso l’autopromozione.

10. Utilizzazione diretta dei lavoratori cassaintegrati e in mobilità lunga

L’art. 2, co. 24, L. n. 549 del 1995, consente ai comuni, agli enti locali e ai loro consorzi nonché agli altri soggetti che possono promuovere LSU, di avviare direttamente in attività socialmente utili i lavoratori in favore dei quali sia riconosciuto il diritto al trattamento straordinario di integrazione salariale non impegnati in attività formative o di orientamento.

Inoltre, i sindaci dei comuni di residenza possono impegnare direttamente in attività socialmente utili i lavoratori in "mobilità lunga" (art. 1, co. 13, D.L. n. 300 del 1996).

In entrambe le ipotesi non è necessaria la predisposizione di progetti e la relativa approvazione da parte della CRI.

È comunque opportuno che l’utilizzazione dei lavoratori da parte dei sindaci e degli altri enti pubblici avvenga in base a criteri preventivamente fissati dalle Commissioni regionali per l’impiego.

L’utilizzazione deve comunque avvenire in attività non incompatibili con la professionalità dei lavoratori.

Le amministrazioni interessate al fine del reperimento dei lavoratori in possesso dei requisiti richiesti potranno avvalersi della collaborazione degli Uffici del lavoro.

Dell’inizio e della prevista durata dell’utilizzazione, nonché, ai fini dell’adozione dei previsti provvedimenti sanzionatori, dell’eventuale rifiuto dell’avviamento sarà data comunicazione alla competente sezione circoscrizionale per l’impiego che provvederà ad informare il competente Ufficio provinciale.

11. Progetti interregionali di LSU

Si ribadisce che, ai sensi dell’art. 1, co. 1, decreto legge n. 300 del 1996, in caso di trasmissione di progetti interregionali di LSU approvati dalla Commissione Centrale per l’Impiego, codesti Uffici regionali dovranno procedere immediatamente alla ricerca ed alla convocazione dei lavoratori sulla base delle indicazioni fornite, senza attendere una specifica richiesta dalle sedi periferiche delle Amministrazioni utilizzatrici (ad esempio, nel caso del Progetto del Ministero della Pubblica Istruzione, non dovrà essere attesa alcuna richiesta da parte del locale Provveditorato agli Studi o singolo Istituto scolastico).

Si ricorda che la GEPI S.p.A., in virtù delle convenzioni stipulate con le Pubbliche Amministrazioni richiedenti e sulla base della convenzione stipulata con il Ministero del lavoro in data 21.4.93, è autorizzata a svolgere attività di promozione per l’attuazione di iniziative per il reimpiego dei lavoratori anche riferite all’utilizzazione degli stessi in progetti di LSU, fermo restando che l’assegnazione di disoccupati alle attività di LSU è compito esclusivamente riservato alle SCI.

Le informazioni circa l’andamento delle fasi di attuazione in ambito locale dei progetti nazionali richieste dai membri delle locali Commissioni regionali per l’impiego saranno fornite dal direttore dell’Ufficio regionale del lavoro.

12. Ulteriori precisazioni riguardanti l’applicazione dell’art. 1, comma 17

La disposizione del comma 17, che ha natura transitoria e disciplina il periodo sino al 31 gennaio 1996, dava la possibilità di prevedere il tempo necessario per riorganizzare i progetti di LSU approvati dopo il 31 luglio 1995, con un modello organizzativo centrato sulle 100 ore mensili, verso il nuovo modello che, a partire dal mese di febbraio 1996, deve essere organizzato in modo da impegnare i lavoratori in un orario diverso e corrispondente a 800.000 lire mensili commisurato al salario del pubblico dipendente (come era ed è in atto per i progetti approvati entro il 31 luglio 95 ovvero per i progetti relativi ai lavoratori che percepiscono cassaintegrazione o indennità di mobilità).

I lavoratori interessati, quindi, riceveranno 8.000 lire per ore di impegno negli LSU sino al 31.1.96 e 800.000 lire mensili dall’1.2.96, con un impegno orario di regola inferiore.

È stata segnalata da vari uffici periferici del lavoro l’esistenza di progetti autofinanziati approvati prima del 31.7.95 e rivolti a disoccupati di lunga durata per i quali era prevista la corresponsione del sussidio orario stabilito dalla normativa vigente al momento dell’approvazione del progetto (lire 7.500 per 80 ore). Anche in tali casi si ritiene debba operarsi l’adeguamento di cui al predetto comma 17.

Sono stati, inoltre, segnalati dei casi nei quali, per vari motivi, il progetto di LSU è stato impostato secondo un modello organizzativo basato su un sussidio pari al 64 per cento della CIGS, previsto per i progetti approvati entro il 31 luglio 1995, e quindi con un orario di lavoro diversificato e comunque inferiore alle 100 ore.

La successiva approvazione da parte delle CRI è intervenuta dopo il 31 luglio 1995 e pertanto questi lavoratori dovrebbero ricevere sino al 31 gennaio 1996 un sussidio inferiore alle 800.000 lire, in quanto rapportato a 8.000 lire per ore d’impegno.

Stante la eccezionalità delle situazioni, si ritiene che, onde evitare la predetta decurtazione del sussidio (dovuta a circostanze precedenti indipendenti dalla volontà del lavoratore) si possa consentire la corresponsione nella misura di 800.000 lire mensili anche per i periodi ad orario ridotto, prevedendo, in compensazione, che successivamente al 31 gennaio 1996, questi lavoratori vengano impiegati per il periodo necessario a recuperare le ore non lavorate.

13. Compiti della GEPI SpA e dell’INSAR SpA

L’art. 3 del D.L. n. 300 del 1996 riconferma i compiti di politica attiva del lavoro affidati alla GEPI e all’INSAR a favore dei lavoratori già in carico ai bacini di reimpiego delle stesse e ricompresi nella apposita lista prevista dal comma 5 del richiamato art. 3.

Pertanto la GEPI e l’INSAR continuano nell’attività di promozione di attività di LSU, mantenendo, per le attività da esse progettate, la competenza nelle assegnazioni.

Per quanto attiene i rapporti con l’INPS per l’erogazione del sussidio ai lavoratori ex GEPI ed INSAR utilizzati in attività di LSU, restano validi gli accordi intervenuti tra GEPI e INPS nell’ambito delle intese stipulate con il Ministero del lavoro e della previdenza sociale il 28.6.95 e pertanto le attestazioni di avvenuta assegnazione sono rilasciate direttamente dalle predette società.

Si chiarisce che i lavoratori in carico ai bacini di reimpiego GEPI e INSAR, cessati dai trattamenti di CIGS il 31 maggio 95, rientrano, ai sensi della vigente normativa, tra le categorie avviabili ai lavori socialmente utili e sono naturalmente iscritti nelle liste di mobilità.

14. Informazioni relative ai soggetti effettivamente avviati ai progetti di LSU

Ai fini dell’analisi circa il fenomeno dell’attivazione dei progetti di LSU nelle sue caratteristiche qualitative e quantitative e ai fini della programmazione che incide sulla previsione delle assegnazioni di risorse a carico del Fondo per l’occupazione è necessario acquisire notizie aggiornate sui soggetti avviati alle attività.

Le informazioni dovranno riguardare lo sviluppo del fenomeno in ambito regionale (con suddivisione per provincia), tenendo conto delle seguenti variabili: età, sesso, titolo di studio, settore di attività e tipo di servizio erogato, distinzione per tipologia di soggetti avviati (cassaintegrati, lavoratori in mobilità senza indennità, lavoratori in mobilità con indennità, lavoratori disoccupati da oltre 24 mesi, sussidiati provenienti da trattamenti previdenziali).

Il Direttore generale

(F.to Cacopardi)

Allegato 1

Tabella A

Ripartizione regionale del fondo per l’occupazione al fine della attivazione dei progetti di LSU approvati nel 1995

Regioni
Quota regionale fondo
Val d’Aosta
356.914.000
Piemonte
26.290.652.000
Lombardia
1.580.496.000
Liguria
1.323.615.000
Trentino A.A.
4.001.000
Veneto
4.016.461.000
Friuli V.G.
1.127.554.000
Emilia Romagna
637.416.000
Toscana
4.703.876.000
Umbria
2.875.303.000
Marche
3.057.760.000
Lazio
41.108.903.000
Abruzzo
19.304.459.000
Molise
2.129.468.000
Campania
234.687.264.000
Puglia
89.413.665.000
Basilicata
6.564.460.000
Calabria
27.815.131.000
Sicilia
15.368.824.000
Sardegna
14.583.778.000
Totale
497.000.000.000

Allegato 2

Tabella B

Ripartizione regionale del fondo per l’occupazione per l’attivazione dei nuovi progetti 1996

Regioni
(a) Quota %
Quote fondo per
rideterminata
l’occupazione 1996
e bilanciata
attribuite sulla %
della colonna (a)
V.d’Aosta
0.05
70.000.000
Piemonte
2.42
3.388.000.000
Lombardia
0.55
770.000.000
Liguria
1.38
1.932.000.000
Trentino A.A
0.00
0
Veneto
0.62
868.000.000
Friuli V.G.
0.23
322.000.000
Emilia R
0.44
616.000.000
Toscana
1.61
2.254.000.000
Umbria
1.27
1.778.000.000
Marche
1.58
2.212.000.000
Lazio
8.52
11.928.000.000
Abruzzo
4.78
6.692.000.000
Molise
0.40
560.000.000
Campania
27.06
37.884.000.000
Puglia
26.18
36.652.000.000
Basilicata
2.09
2.926.000.000
Calabria
6.34
8.876.000.000
Sicilia
7.47
10.458.000.000
Sardegna
7.01
9.814.000.000
Totale
100.00
140.000.000.000

Allegato 3

Tabella C

Direzione generale per l’impiego Div.ne II ulteriore ripartizione regionale fondo per l’occupazione – anno 1995

Regioni
Quota
Ripartizione fondo
V.d’Aosta
0.05
13.000.000
Piemonte
2.42
629.200.000
Lombardia
0.55
143.000.000
Liguria
1.38
358.800.000
Trentino A.A
0
0
Veneto
0.62
161.200.000
Friuli V.G.
0.23
59.800.000
Emilia r
0.44
114.400.000
Toscana
1.61
418.600.000
Umbria
1.27
330.200.000
Marche
1.58
410.800.000
Lazio
8.52
2.215.200.000
Abruzzo
4.78
1.242.800.000
Molise
0.4
104.000.000
Campania
27.06
7.035.600.000
Puglia
26.18
6.806.800.000
Basilicata
2.09
543.400.000
Calabria
6.34
1.648.400.000
Sicilia
7.47
1.942.200.000
Sardegna
7.01
1.822.000.000
Totale
26.000.000.000