Circolare Inps 10-07-2003, n. 671

I.N.P.S. (Istituto nazionale della previdenza sociale)
Msg. 10-7-2003 n. 671
Attività socialmente utili. Applicazione dell’art. 65 del D.Lgs. n. 151 del 2001 (testo unico sulla maternità e sulla paternità).
Emanato dall’Istituto nazionale della previdenza sociale.

Con la circolare n. 86 del 12 aprile 1999 sono state fornite istruzioni applicative del D.Lgs. n. 468 del 1997 anche in merito alle assenze per malattia, per maternità, per i riposi giornalieri di cui all’art. 10 della legge n. 1204 del 1971 (all’epoca vigente) e per i permessi di cui all’art. 33 della legge n. 104 del 1992, spettanti ai lavoratori impegnati nei lavori socialmente utili e nei lavori di pubblica utilità.

Con riferimento alla applicazione dell’art. 65 del D.Lgs. 151 del 2001, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con nota n. 617 del 14 marzo 2003, ha fornito nella materia ulteriori precisazioni che, peraltro, non modificano sostanzialmente il precedente quadro normativo/applicativo.

L’art. 65, infatti, conferma per le lavoratrici ed i lavoratori impegnati nelle A.S.U. di cui al D.Lgs. n. 468 del 1997, e successive modificazioni, il diritto al congedo di maternità e di paternità, con riconoscimento, qualora non possano vantare una precedente copertura assicurativa ai sensi dell’art. 24, di una indennità pari all’80% dell’importo dell’assegno spettante per l’attività socialmente utile.

Conferma, altresì, al comma 4 il riconoscimento, nei confronti dei lavoratori impegnati a tempo pieno nelle attività socialmente utili, del diritto ad usufruire dei riposi giornalieri (cosiddetti "per allattamento") di cui agli artt. 39 e 40 del D.Lgs. n. 151 del 2001 senza riduzione dell’assegno per A.S.U.

Nella nota sopra indicata il Ministero del lavoro ha precisato che per "tempo pieno" dell’attività deve intendersi un lavoro settimanale superiore alle 20 ore, ai sensi dell’art. 8, commi 1 e 2, del D.Lgs. n. 468 del 1997 ed ha altresì precisato che in caso di attività socialmente utile prestata per un numero inferiore o pari a 20 ore settimanali, i riposi vanno comunque concessi dall’ente utilizzatore, senza che ciò comporti il diritto alla corresponsione dell’assegno, per le ore non prestate, salvo nel caso in cui venga concordato (ed eseguito) il recupero delle stesse ore non prestate.

Pertanto, nell’ipotesi in cui il recupero delle ore di lavoro non prestate non sia stato preventivamente concordato, le lavoratrici ed i lavoratori impegnati non a tempo pieno, che intendano fruire dei riposi giornalieri di cui agli artt. 39 e 40 del D.Lgs. n. 151 del 2001, alle condizioni ivi previste, devono presentare la domanda, oltre che, come di norma, al soggetto utilizzatore, anche all’I.N.P.S.

Il comma 5 del suddetto art. 65, nello stabilire che l’assegno per A.S.U. è erogato anche per i permessi di cui all’art. 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992, anche ai sensi di quanto previsto all’art. 42, commi 2, 3 e 6, del citato D.Lgs. n. 151 del 2001, non introduce invece alcuna distinzione tra lavoratori a tempo pieno e non a tempo pieno.

Se ne deduce, pertanto, l’applicabilità, senza riduzione dell’assegno, a tutti i lavoratori socialmente utili, che richiedano i permessi di cui sopra in analogia all’applicazione generalizzata del diritto al congedo di maternità e di paternità.

Le domande di permessi in favore delle persone handicappate, nonché la relativa documentazione, pertanto, non dovranno essere inoltrate all’I.N.P.S.

Si fa presente, infine, che il citato art. 65 prevede esplicitamente, al comma 2, che gli oneri relativi sono a carico del Fondo per l’occupazione (l’intervento, generalmente, ora è di competenza delle Regioni), salvo che l’attività socialmente utile sia finanziata da altro soggetto, a cui vanno in tal caso addebitati, tramite rendiconto, i pertinenti oneri. In proposito si rinvia alle istruzioni fornite con circolare n. 106 del 2 giugno 2000 e successive integrazioni.